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Malattia, così cambiano regole e tutele in Europa: chi paga e per quanto tempo

In Italia il sistema è affidato ai contratti collettivi e varia da settore a settore. Nel resto d’Europa convivono modelli molto diverso

di Davide Madeddu

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In Italia il sistema dei congedi per malattia è regolamentato dai contratti nazionali di lavoro. «Depositati al Cnel sono circa mille - premette Mirko Vacca, avvocato esperto in diritto del lavoro - ma quelli applicati sono circa molto meno». È con l’applicazione dei contratti che viene poi gestito il sistema di lavoro, compresa la malattia il cui funzionamento non è uguale per tutte le categorie, ma varia a seconda del settore. «Agricoltura, ma anche commercio - aggiunge Vacca - sono quelli meno fortunati. Altri come chimici, minatori e metalmeccanici hanno un sistema di tutele maggiore».

Il pagamento della malattia per operai agricoli a tempo determinato richiede almeno 51 giornate di lavoro agricolo nell’anno precedente (o in corso prima della malattia). L’Inps (l’Istituto nazionale di previdenza sociale) paga il 50% della retribuzione dal quarto al 20esimo giorno e il 66,66% dal 21esimo al 180esimo giorno. «Per il pagamento della malattia nei primi tre giorni - aggiunge Vacca - si rimanda al contratto nazionale di lavoro. Molto spesso, però, i primi tre giorni di malattia non vengono pagati».

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La situazione è diversa in altri settori. «Se prendiamo il caso dei metalmeccanici - aggiunge l’avvocato - scopriamo che il lavoratore che va in malattia percepisce l’indennizzo per tutti i giorni. I primi tre sono a carico dell’azienda che, molto spesso, anticipa anche gli altri, per essere poi rimborsata dall’Inps».

Differente è il caso dei dipendenti del servizio pubblico

«In questo caso la malattia viene pagata in toto dalla pubblica amministrazione». I lavoratori che si assentano per malattia hanno un tetto per le assenze. «Si tratta di 180 giorni - spiega Vacca - dopo i quali l’azienda può licenziare il lavoratore. In qualche contratto questo limite, anziché su un anno solamente viene spalmato anche su due annualità». Un esempio? «Se una persona fa 140 giorni di assenza un anno e quello successivo altri 40 - argomenta il giuslavorista - si può dire che ha raggiunto i 180 e potrebbe essere licenziato». Quanto al funzionamento, è presto spiegato. «Il cosiddetto “foglio di malattia” - dice Massimo Puxeddu, presidente dei Caf della Cgil - viene stilato dal medico curante che provvede a inoltrare telematicamente due copie: una anonimizzata al datore di lavoro e una all’Inps per l’apertura e avvio della pratica».

Molto spesso, per una questione di “buoni rapporti”, la copia al datore di lavoro viene portata a mano anche dal dipendente anche se non è un obbligo. «Il sistema per accedere alla malattia è abbastanza rapido e veloce - aggiunge ancora Puxeddu - e funziona abbastanza bene». Per scoraggiare chi eventualmente tende ad abusare del congedo per malattia, ci sono le visite fiscali con i medici inviati dall’Inps che si occupano di verificare lo stato di salute del lavoratore in congedo. C’è poi un altro elemento che viene fuori in questo periodo, ed è legato alla carenza di medici. Il certificato di malattia viene emesso e trasmesso dal medico di base. «In parecchi centri questa figura non c’è e gli abitati devono rivolgersi alla guardia medica - sottolineano i sindacati -. Proprio qui sorge il problema, perché le guardie mediche non prescrivono malattia e non fanno la trasmissione digitale. Per i lavoratori malati c’è il rimbalzo da una parte all’altra».

Ma come funziona negli altri Paesi europei?

Il quadro è molto eterogeneo. Se in alcuni Stati i primi giorni di malattia non sono retribuiti per scoraggiare gli abusi, in altri la copertura economica scatta immediatamente. Differenze emergono anche sul fronte della burocrazia: accanto a sistemi completamente digitalizzati sopravvivono procedure che richiedono certificati, autorizzazioni e visite ripetute. Ecco una panoramica delle principali regole in vigore in alcuni Paesi europei.

Romania: primo giorno non pagato e procedure complesse

In Romania da febbraio 2025 il primo giorno di malattia non è più retribuito. Il governo ha motivato la scelta con la necessità di contrastare il fenomeno delle assenze ritenute fraudolente. Dopo le proteste e il dibattito pubblico, il Parlamento è intervenuto introducendo alcune eccezioni: i pazienti ricoverati, le emergenze mediche e le persone affette da gravi patologie croniche continuano a ricevere l’indennità fin dal primo giorno. Per tutti gli altri lavoratori resta invece il taglio della retribuzione nella giornata iniziale di assenza.

Il sistema rumeno è caratterizzato da una forte componente burocratica. Per ottenere il certificato di malattia il lavoratore deve presentare al medico una dichiarazione del datore di lavoro che attesti il versamento dei contributi sanitari e riporti il numero di giorni di malattia già utilizzati nell’anno in corso. È inoltre necessario esibire la tessera sanitaria e validarla nel sistema informatico. Lo Stato, infatti, non dispone di una banca dati unica che raccolga queste informazioni.

Anche la gestione delle assenze prolungate richiede numerosi passaggi. Il medico di famiglia può concedere al massimo sette giorni di malattia per la stessa patologia; per periodi superiori il lavoratore deve ottenere una visita specialistica e una nuova autorizzazione. Il limite ordinario è di 183 giorni l’anno, anche se per patologie gravi come tumori e tubercolosi sono previste deroghe.

Francia: controlli contro gli abusi

In Francia il sistema prevede un periodo di carenza che lascia il lavoratore senza indennità nei primi giorni di assenza. Le prestazioni della sicurezza sociale iniziano infatti dopo tre giorni, mentre quelle eventualmente integrate dal datore di lavoro scattano generalmente dopo sette giorni, salvo condizioni più favorevoli previste dai contratti collettivi.

L’iter amministrativo è relativamente semplice: il medico rilascia il certificato e il lavoratore lo trasmette al datore di lavoro. Le assenze possono essere coperte per sei mesi e, in presenza di adeguata documentazione medica, anche per periodi più lunghi.

Negli ultimi anni il tema delle assenze per malattia è entrato al centro del dibattito pubblico. Secondo uno studio di Axa, il numero dei giorni di malattia è aumentato del 50% rispetto al 2019. Il governo ha annunciato controlli più approfonditi soprattutto sulle assenze superiori a un mese, verificando la coerenza tra diagnosi, percorsi di cura e prescrizioni mediche.

Austria: dibattito sul primo giorno non retribuito

In Austria i datori di lavoro possono richiedere un certificato medico anche dal primo giorno di assenza, sebbene molti contratti collettivi prevedano l’obbligo soltanto dal quarto giorno. Durante la malattia il lavoratore continua inizialmente a percepire l’intero stipendio; successivamente subentra il sistema assicurativo sanitario che può garantire il sostegno economico fino a 26 settimane, estendibili in alcuni casi fino a 78 settimane.

L’ottenimento del certificato è considerato relativamente semplice, ma le procedure diventano più articolate nelle assenze di lunga durata, quando il costo passa progressivamente dal datore di lavoro al sistema previdenziale.

Nel 2024 si è aperto un ampio confronto pubblico sulla possibilità di rendere non retribuito il primo giorno di malattia. La proposta, sostenuta da alcune organizzazioni imprenditoriali, è stata contrastata dai sindacati e dalla Camera del Lavoro, che hanno evidenziato il rischio di spingere i dipendenti a lavorare anche quando malati. Il dibattito non ha però prodotto modifiche legislative.

Lituania: sistema digitale e nessun giorno scoperto

Tra i sistemi più digitalizzati figura quello della Lituania. Non esistono giorni di carenza: il datore di lavoro paga i primi due giorni di assenza, mentre dal terzo interviene il fondo pubblico Sodra. I certificati sono completamente elettronici e vengono trasmessi automaticamente sia al datore di lavoro sia agli enti previdenziali.

Non è previsto un limite annuo rigido, ma le assenze superiori a 122 giorni consecutivi fanno scattare una verifica sulla capacità lavorativa di lungo periodo. Per contrastare eventuali abusi, il sistema previdenziale può sottoporre il lavoratore a una seconda valutazione medica.

Spagna: assenze record e crescita dei casi legati alla salute mentale

In Spagna i primi tre giorni di malattia per patologie comuni non sono retribuiti, salvo eventuali integrazioni previste dai contratti collettivi. Dal quarto al ventesimo giorno viene riconosciuto il 60% della base retributiva, percentuale che sale al 75% dal ventunesimo giorno in poi. Per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali il trattamento economico decorre invece immediatamente.

La procedura è quasi interamente digitalizzata: il certificato viene trasmesso direttamente dal medico alla previdenza sociale e al datore di lavoro. La durata massima ordinaria della malattia è di 545 giorni, prorogabile in casi particolari fino a 730 giorni.

Il Paese ha registrato nel 2025 un nuovo record di assenze per malattia. Particolarmente significativa è la crescita delle assenze riconducibili a problemi di salute mentale, che hanno superato le patologie ortopediche come seconda causa di assenteismo. Imprese e sindacati si dividono sulle cause: i primi chiedono controlli più severi, i secondi richiamano l’attenzione sul deterioramento del sistema sanitario e sull’invecchiamento della popolazione attiva.

Bulgaria: costo vicino allo 0,5% del Pil

In Bulgaria i lavoratori assicurati ricevono un’indennità pari all’80% della retribuzione lorda durante la malattia, che sale al 90% in caso di infortunio sul lavoro o malattia professionale. Per accedere al beneficio è generalmente necessario aver maturato almeno sei mesi di contribuzione.

Secondo i dati del 2025, la spesa per le indennità di malattia ha raggiunto quasi 550 milioni di euro, pari a circa lo 0,5% del Pil nazionale. Le assenze hanno interessato 965 mila lavoratori e coperto oltre 16,7 milioni di giornate lavorative. Le patologie più frequenti sono le infezioni virali e le malattie respiratorie.

Polonia: tutto digitale e controlli severi

In Polonia ogni giorno di malattia è retribuito. I primi 33 giorni sono a carico del datore di lavoro, mentre successivamente interviene l’istituto previdenziale ZUS. L’indennità corrisponde all’80% della retribuzione media degli ultimi dodici mesi e può essere riconosciuta fino a un massimo di 182 giorni l’anno.

Dal 2018 l’intera procedura è stata digitalizzata: il medico trasmette direttamente il certificato all’ente previdenziale. I controlli contro gli abusi restano tuttavia molto frequenti. Nel primo trimestre dello scorso anno sono state effettuate 227 mila verifiche che hanno portato alla sospensione di quasi 15 mila prestazioni.

Dal 2025 la normativa è stata però ammorbidita, consentendo al lavoratore in malattia di svolgere normali attività quotidiane, come fare la spesa o accompagnare i figli a scuola, senza perdere automaticamente il diritto all’indennità.

Grecia: tra burocrazia e automatismi

In Grecia il sistema prevede una franchigia di tre giorni durante la quale il datore di lavoro versa soltanto metà della retribuzione giornaliera. Successivamente interviene l’ente previdenziale EFKA. La durata massima delle prestazioni varia in funzione della storia contributiva e può arrivare fino a 720 giorni nei casi più complessi.

La principale criticità è rappresentata dalla burocrazia: per ottenere la certificazione non è sufficiente il parere di un medico privato, ma è necessario rivolgersi ai medici convenzionati con EFKA, con tempi di attesa spesso lunghi.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”ed è stato realizzato con il contributo di Alina Neagu (HotNews, Romania), Francesca de Benedetti (Voxeurop, Francia), Natascha Ickert (Der Standard, Austria), Krasen Nikolov (Mediapool, Bulgaria), Ana Somavilla (El Confidencial, Spagna), Lena Kyriakidi (EfSyn, Grecia) e Emilia Bromber (Gazeta Wyborcza, Polonia).

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