«Questo – spiega Pezzana - ha determinato una certa perdita di controllo da parte delle autorità sanitarie mentre la nutrizione corretta è un punto cardine della terapia». I costi per la salute della popolazione e per le casse dello Stato sono altissimi. Il prolungamento delle degenze dovuto alla malnutrizione determina effetti diretti, con un incremento dei costi correlati alla patologia e un aumento della vulnerabilità che sovente richiede ricoveri ripetuti. Il risultato? Il problema della malnutrizione negli ospedali ha un costo legato alla morbilità e alla mortalità stimato in due miliardi all’anno. Eppure basterebbero una migliore verifica della qualità del cibo e della organizzazione per una riduzione dei tempi di degenza (meno 40%) e delle complicanze, che diminuirebbero del 50%.
Francia, un problema di qualità e malnutrizione diffusa
In Francia il tema del cibo in ospedale è oggetto di forte dibattito pubblico. Un sondaggio condotto nel 2024 ha mostrato che due terzi dei pazienti si dichiarano insoddisfatti: i pasti risultano troppo insipidi, poco vari, in porzioni ridotte e con una presentazione poco curata. A questo si aggiunge un dato preoccupante: tra il 20% e il 40% dei ricoverati soffre di malnutrizione, con conseguente allungamento dei tempi di guarigione. Non è solo colpa della qualità dei pasti, ma anche di fattori ambientali che riducono l’appetito, come gli odori di disinfettanti o gli effetti collaterali dei farmaci.
Dal punto di vista normativo, gli standard sono stati affrontati per la prima volta nel 2017 dal Consiglio Nazionale della Nutrizione, che ha suggerito di offrire più possibilità di scelta e di allentare diete troppo restrittive. La legge Égalim del 2018 impone invece che almeno il 50% dei prodotti sia “di qualità e sostenibili” e il 20% biologici, criteri estesi anche a carne, pollame e pesce. Tuttavia, molti ospedali non riescono a rispettare queste regole a causa della cronica scarsità di fondi. In sintesi, non è tanto la presenza di cibo ultraprocessato a preoccupare, quanto l’eccesso di rigidità e la mancanza di risorse per offrire piatti realmente nutrienti e gradevoli.
Austria, menù ricchi ma penalizzati dalla logistica
All’Hietzing Hospital di Vienna la cucina prepara ogni giorno circa 800 pasti, con menù che possono includere strudel di spinaci, roast beef o piatti vegetariani, accompagnati da dolci come torta alla banana o budino al cioccolato. Solo un quarto dei pazienti può scegliere liberamente; gli altri devono seguire regimi dietetici specifici. La percezione del cibo in ospedale è influenzata da dolore, farmaci, odori e mancanza di sonno, che alterano il gusto. Inoltre, per ragioni logistiche, i piatti vengono spesso mantenuti caldi o riscaldati, con perdita di sapore e aspetto.
Romania, 22 lei al giorno e controlli più severi
In Romania lo Stato assegna 22 lei al giorno (circa 4,5 euro) per i tre pasti dei pazienti. Nei menù compaiono zuppe, piatti cucinati, uova, formaggi, verdure, frutta, ma anche affettati o margarina. Dal luglio 2025 è possibile segnalare online ospedali con cibo scadente. Il ministro della Salute ha avvertito che le strutture inadempienti potranno essere sanzionate, ricordando che il rispetto del paziente passa anche attraverso la qualità dei pasti serviti.