Giornata mondiale

Alzheimer, -40% di casi con una vita sana e la riabilitazione diventa un diritto per pazienti e caregiver

La demenza in Italia interessa fino al 10% della popolazione tra gli oltre 2 mln di persone colpite in varie forme e i 4 mln di familiari: le ricette per agire d’anticipo con la prevenzione su stili di vita e malattie e con interventi di “mantenimento” in chi ha già una diagnosi

di Barbara Gobbi

6' di lettura

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Da un lato, la prevenzione come “leva potente” che può arrivare a scongiurare fino al 40% dei casi di demenza. Dall’altro, la riabilitazione capace di mantenere più a lungo, a malattia conclamata, di mantenere più a lungo le funzioni cognitive e l’autonomia migliorando la vita sia del malato sia del suo caregiver. E, fattore di non poco conto con l’esplosione della cronicità e l’invecchiamento della popolazione, di ritardare l’ingresso nelle strutture e i ricoveri in ospedale così da alleggerire una spesa stimata, per il nostro paese, tra i 15 e i 23 miliardi di euro l’anno di cui il 60-70% a carico delle famiglie.

I numeri

Il mondo e l’Italia - dove il Tavolo permanente per le demenze sta lavorando ad aggiornare il Piano nazionale su queste patologie - si presentano con queste due armi all’appuntamento con la Giornata mondiale dell’Alzheimer del 21 settembre. Se la guerra contro la malattia è ancora ben lontana dall’essere vinta, molto si può fare per metterla all’angolo quanto più a lungo possibile. Molto possono fare i Governi ma tanto può fare ciascuno di noi, per contrastare numeri da capogiro solo nel nostro Paese: una stima di 1,6 milioni di persone con demenza di cui 6-700mila con diagnosi di Alzheimer a cui si aggiungono 950mila individui con decadimento cognitivo lieve. Mentre l’Istituto superiore di sanità stima che siano circa 24mila i casi di demenza giovanile compresi nella fascia 35-64 anni. Il conto è salatissimo: a considerare anche i caregiver pari a circa 4 milioni di persone interessate, la valutazione è che circa il 10% della popolazione italiana si trovi ad affrontare questo problema, così come riportato dal Report nazionale Fondo Alzheimer e demenze 2021-2023 dell’Iss.

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«Il tema della riabilitazione dovrà essere incluso nel nuovo Piano, garantendo che questa tipologia di interventi sia parte integrante dei percorsi di cura e assistenza - afferma Mario Possenti, segretario generale della Federazione -. Serve un vero cambiamento culturale: dobbiamo smettere di pensare che la vita finisca con la diagnosi di demenza. Una persona può vivere ancora a lungo, in modo pieno e con dignità, se ha accesso a un sostegno efficace e personalizzato, capace di valorizzare le capacità residue e accompagnare la famiglia. In un Paese dove i costi complessivi della demenza superano i 23 miliardi di euro l’anno, di cui oltre il 60% a carico diretto delle famiglie, investire nella riabilitazione e nel supporto non è solo un dovere etico, ma anche una scelta strategica e sostenibile per il nostro futuro».

Il decalogo della prevenzione

Come in uno specchio, da un lato ci sono le nostre “buone azioni” di singoli, dall’altro quelle che i governi sono chiamati a favorire o a mettere in campo. Anche se, come ci ricorda l’Organizzazione mondiale della sanità, si rischia addirittura un arretramento nelle strategie generali contro le malattie croniche mentre il 75% degli Stati, certifica il World Alzheimer Report 2025, non ha ancora un piano nazionale per la demenza.

Nel decalogo della prevenzione messo in fila dalla Federazione Alzheimer Italia da Simone Salemme, neurologo e consulente dell’istituto superiore di sanità (Iss) e da Davide Mangani, ricercatore immunologo dell’istituto di ricerca in Biomedicina di Bellinzona, compaiono “imputati” ben noti: dall’ipertensione al diabete, dal fumo all’alcol alla cattiva alimentazione. Per contro, di meno immediata intuizione come fattori protettivi troviamo l’attenzione a vista e udito, relazioni sociali attive, l’esercizio fisico e la prevenzione di incidenti e traumi. Ma ecco di seguito i consigli degli esperti per prevenire la demenza.

1. Pressione arteriosa sotto controllo

L’ipertensione è un “killer silenzioso”: tenerla sotto controllo significa proteggere cuore e cervello.

• Cosa può fare il singolo: misurare regolarmente la pressione, seguire le cure prescritte, ridurre l’uso del sale, mantenere uno stile di vita attivo, tenere sotto controllo il peso.

• Cosa può fare la società: promuovere screening diffusi, facilitare l’accesso ai farmaci, progettare città che incoraggino il movimento, con parchi e piste ciclabili.

2. Colesterolo Ldl: conoscerlo e trattarlo

Il colesterolo alto nella mezza età aumenta il rischio di demenza e ictus.

• Cosa può fare il singolo: tenere sotto controllo i livelli dei lipidi, seguire una dieta mediterranea, fare attività fisica, non fumare e limitare l’alcol.

• Cosa può fare la società: offrire check-up cardiovascolari accessibili, garantire l’accesso a farmaci e terapie, promuovere politiche per un’alimentazione sana e l’uso di etichette nutrizionali chiare.

3. Proteggere l’udito

La perdita uditiva non trattata, spesso a causa di costi e stigma, favorisce isolamento e declino cognitivo.

• Cosa può fare il singolo: fare screening dopo i 60 anni, usare gli apparecchi acustici se necessario, proteggere l’udito dal rumore (usando tappi se necessario e moderando il volume di tv, radio, ecc.), condurre una vita sociale attiva.

• Cosa può fare la società: rendere accessibili ausili e riabilitazione, creare ambienti pubblici con ascolto assistito (ovvero garantire che auditorium, teatri e spazi comunitari siano dotati di sistemi audio che permettano l’accessibilità a persone con perdite uditive), promuovere campagne per combattere lo stigma.

4. Proteggere la vista

Vederci bene mantiene autonomia e stimolazione cognitiva.

• Cosa può fare il singolo: sottoporsi regolarmente a visite oculistiche, avvalersi di occhiali o lenti adeguati, non rimandare interventi necessari come la cataratta, usare un’illuminazione domestica adeguata.

• Cosa può fare la società: ridurre le liste d’attesa per gli interventi, promuovere screening visivi, rendere accessibili i presidi oculistici, migliorare l’illuminazione e la segnaletica pubblica.

5. Attività fisica regolare

Il movimento è una delle armi più efficaci per la salute del cervello.

• Cosa può fare il singolo: camminare, nuotare, ballare, alternare esercizi aerobici e di potenziamento, per spezzare la sedentarietà.

• Cosa può fare la società: sviluppare città “active friendly”, sostenere palestre e programmi sociali, incentivare la mobilità attiva e il trasporto pubblico, promuovere l’attività fisica con campagne nazionali di sensibilizzazione.

6. Alimentazione di tipo mediterraneo

La dieta mediterranea protegge da infiammazione e declino cognitivo.

• Cosa può fare il singolo: consumare frutta, verdura, cereali integrali, legumi, pesce, olio d’oliva; limitare zuccheri e cibi processati.

• Cosa può fare la società: garantire mense pubbliche, scolastiche e lavorative “mediterranee”, rendere maggiormente accessibili cibi freschi, sostenere le filiere locali, disincentivare con politiche fiscali idonee la diffusione di cibi ultraprocessati.

7. Stop al fumo e agli eccessi dell’alcol

Tabacco e alcol danneggiano i vasi, alzano la pressione e favoriscono infiammazione e atrofia cerebrale.

• Cosa può fare il singolo: smettere di fumare, evitare il fumo passivo, limitare l’alcol ed evitare le “abbuffate alcoliche”.

• Cosa può fare la società: rafforzare le politiche antifumo, offrire servizi di sostegno per le dipendenze, regolamentare la vendita e la pubblicità degli alcolici.

8. Diabete, peso e salute metabolica

Il diabete di tipo 2 e l’obesità aumentano il rischio di demenza.

• Cosa può fare il singolo: monitorare glicemia e peso, seguire le terapie, adottare uno stile di vita sano, dormire a sufficienza e fare attenzione allo stress eccessivo.

• Cosa può fare la società: attivare programmi di prevenzione, facilitare l’accesso a nutrizionisti, adottare politiche che limitino il consumo di bevande zuccherate, promuovere politiche per garantire equità nell’accesso a cibi sani.

9. Mente attiva e relazioni sociali

Relazioni e stimoli mentali rafforzano la riserva cognitiva.

• Cosa può fare il singolo: imparare cose nuove, coltivare hobby, partecipare ad attività sociali, chiedere aiuto in caso di depressione.

• Cosa può fare la società: garantire un’istruzione di qualità fin dall’infanzia, promuovere centri comunitari e biblioteche, sostenere università della terza età, garantire servizi di salute mentale accessibili.

10. Attenzione ai rischi ambientali e ai traumi

Incidenti e inquinamento atmosferico pesano anche sulla salute cerebrale.

• Cosa può fare il singolo: indossare il casco in bici e in monopattino; usare protezioni adeguate per l’attività sportiva; prevenire le cadute in casa con l’utilizzo di tappeti antiscivolo, corrimani e di un’illuminazione adeguata; ridurre le combustioni domestiche; preferire luoghi meno inquinati.

• Cosa può fare la società: attuare piani “aria pulita” per ridurre traffico e combustioni, aumentare il verde urbano, rafforzare la sicurezza stradale e la prevenzione delle cadute domestiche, realizzare abitazioni e quartieri a misura di anziani.

Riabilitazione necessaria

Considerare la riabilitazione delle persone con demenza come un diritto e quindi integrarla nei piani nazionali contro la malattia: questa la sollecitazione del Rapporto mondiale Alzheimer 2025, che in questo senso converge con le linee guida per la diagnosi e il trattamento della demenza redatte dall’Istituto superiore di sanità quando richiamano l’importanza dell’esercizio fisico - incluse camminate, ginnastica dolce, cyclette ed esercizi di equilibrio e rinforzo muscolare - e di approcci come la musicoterapia, la terapia della reminescenza e altre attività creative e sociali.

In generale, la riabilitazione personalizzata nel Rapporto mondiale sulla malattia è indicata come “evidenza” capace di migliorare il funzionamento quotidiano mirato per le persone con demenza e può ritardare la perdita di indipendenza ma questo cozza contro il persistente divario globale nell’accesso e con la scarsità di risorse e di interventi mirati. Di fatto, si legge nel Report, le persone con demenza raramente hanno accesso alla riabilitazione, nonostante le prove che possano trarne beneficio. Eppure gli obiettivi Smart (specifici, misurabili, raggiungibili, pertinenti e limitati nel tempo) fanno parte di un approccio riabilitativo efficace per le persone che vivono con demenza. Mentre gli studi hanno dimostrato che le persone che si erano impegnate in una riabilitazione cognitiva individuale su misura presentavano livelli di disabilità più bassi rispetto alle persone che avevano ricevuto solo cure standard e sono rimaste nelle proprie case per sei mesi in più della media prima di passare all’assistenza residenziale.

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