Alzheimer, -40% di casi con una vita sana e la riabilitazione diventa un diritto per pazienti e caregiver
La demenza in Italia interessa fino al 10% della popolazione tra gli oltre 2 mln di persone colpite in varie forme e i 4 mln di familiari: le ricette per agire d’anticipo con la prevenzione su stili di vita e malattie e con interventi di “mantenimento” in chi ha già una diagnosi
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Da un lato, la prevenzione come “leva potente” che può arrivare a scongiurare fino al 40% dei casi di demenza. Dall’altro, la riabilitazione capace di mantenere più a lungo, a malattia conclamata, di mantenere più a lungo le funzioni cognitive e l’autonomia migliorando la vita sia del malato sia del suo caregiver. E, fattore di non poco conto con l’esplosione della cronicità e l’invecchiamento della popolazione, di ritardare l’ingresso nelle strutture e i ricoveri in ospedale così da alleggerire una spesa stimata, per il nostro paese, tra i 15 e i 23 miliardi di euro l’anno di cui il 60-70% a carico delle famiglie.
I numeri
Il mondo e l’Italia - dove il Tavolo permanente per le demenze sta lavorando ad aggiornare il Piano nazionale su queste patologie - si presentano con queste due armi all’appuntamento con la Giornata mondiale dell’Alzheimer del 21 settembre. Se la guerra contro la malattia è ancora ben lontana dall’essere vinta, molto si può fare per metterla all’angolo quanto più a lungo possibile. Molto possono fare i Governi ma tanto può fare ciascuno di noi, per contrastare numeri da capogiro solo nel nostro Paese: una stima di 1,6 milioni di persone con demenza di cui 6-700mila con diagnosi di Alzheimer a cui si aggiungono 950mila individui con decadimento cognitivo lieve. Mentre l’Istituto superiore di sanità stima che siano circa 24mila i casi di demenza giovanile compresi nella fascia 35-64 anni. Il conto è salatissimo: a considerare anche i caregiver pari a circa 4 milioni di persone interessate, la valutazione è che circa il 10% della popolazione italiana si trovi ad affrontare questo problema, così come riportato dal Report nazionale Fondo Alzheimer e demenze 2021-2023 dell’Iss.
«Il tema della riabilitazione dovrà essere incluso nel nuovo Piano, garantendo che questa tipologia di interventi sia parte integrante dei percorsi di cura e assistenza - afferma Mario Possenti, segretario generale della Federazione -. Serve un vero cambiamento culturale: dobbiamo smettere di pensare che la vita finisca con la diagnosi di demenza. Una persona può vivere ancora a lungo, in modo pieno e con dignità, se ha accesso a un sostegno efficace e personalizzato, capace di valorizzare le capacità residue e accompagnare la famiglia. In un Paese dove i costi complessivi della demenza superano i 23 miliardi di euro l’anno, di cui oltre il 60% a carico diretto delle famiglie, investire nella riabilitazione e nel supporto non è solo un dovere etico, ma anche una scelta strategica e sostenibile per il nostro futuro».
Il decalogo della prevenzione
Come in uno specchio, da un lato ci sono le nostre “buone azioni” di singoli, dall’altro quelle che i governi sono chiamati a favorire o a mettere in campo. Anche se, come ci ricorda l’Organizzazione mondiale della sanità, si rischia addirittura un arretramento nelle strategie generali contro le malattie croniche mentre il 75% degli Stati, certifica il World Alzheimer Report 2025, non ha ancora un piano nazionale per la demenza.
Nel decalogo della prevenzione messo in fila dalla Federazione Alzheimer Italia da Simone Salemme, neurologo e consulente dell’istituto superiore di sanità (Iss) e da Davide Mangani, ricercatore immunologo dell’istituto di ricerca in Biomedicina di Bellinzona, compaiono “imputati” ben noti: dall’ipertensione al diabete, dal fumo all’alcol alla cattiva alimentazione. Per contro, di meno immediata intuizione come fattori protettivi troviamo l’attenzione a vista e udito, relazioni sociali attive, l’esercizio fisico e la prevenzione di incidenti e traumi. Ma ecco di seguito i consigli degli esperti per prevenire la demenza.








