Madri come ammortizzatori sociali. L’inverno demografico nasce da qui
Una donna su cinque dice addio al lavoro dopo la nascita di un figlio. Per l’87% dei bambini fino a 3 anni le uniche a usare i congedi sono le mamme.
di Flavia Landolfi, Manuela Perrone
5' di lettura
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L’inverno demografico è l’inverno delle madri: sempre di meno, sempre più sole, sempre più ai margini del mercato del lavoro, inchiodate al careviging gratuito. Penalizzate non solo rispetto agli uomini, ma anche alle donne senza figli. Con fratture che si allargano anno dopo anno.
Se davvero si vuole invertire la parabola discendente della natalità in Italia, è alla maternità che bisogna guardare. Senza ideologie, con pragmatismo e urgenza. I numeri sono sotto gli occhi di tutti, a volerli vedere. A partire da quelli demografici finiti nei giorni scorsi sotto i riflettori: le nascite del 2022 precipitate a 392mila, l’età media al primo figlio salita a 32,4 anni, il numero medio di figli per donna ridotto a 1,24 (contro 1,8 in Francia e 1,53 in Germania), i tassi di fecondità che aumentano oltre i 30 anni e continuano a crollare tra le più giovani, il rinvio protratto nel tempo della decisione di avere un figlio che si traduce troppo spesso in una rinuncia definitiva. Per due terzi secondo l’Istat il calo delle nascite si deve all’«effetto struttura»: le donne tra i 15 e i 49 anni sono un milione in meno rispetto al 2008.
Lavori di cura
Sono invece un milione in più rispetto a 20 anni fa, e hanno raggiunto quota 2,5 milioni, le famiglie monogenitoriali, con una netta predominanza delle madri (80,9%). Donne che corrono un rischio molto più alto di scivolare nella povertà e che si assumono da sole il maggior peso della cura dei figli. Ma questo accade anche alle madri che convivono con il partner. Perché è vero che sta migliorando la collaborazione nelle attività che riguardano i figli (come l’accompagnamento a scuola o agli sport, con un 57,4% di madri e un 55,3% di padri rilevato dal rapporto Inapp Plus 2022).
Ma le faccende domestiche restano appannaggio delle mamme: dichiara di occuparsene il 72,3% delle donne contro il 28,4% degli uomini. Stessa musica per i pasti: ai fornelli, come da stereotipo, prevalgono le madri con il 79,7% contro un più risicato 36,3% dei padri. Tutto lavoro non retribuito che assorbe tempo ed energie. E che spiega la minor partecipazione delle madri al mercato del lavoro, quello sì retribuito e socialmente riconosciuto, e alla vita pubblica.
Sul lavoro
Al noto divario tra i tassi di occupazione di donne e uomini, si aggiunge il gap tra donne con e senza figli. Il rapporto Bes evidenzia un tasso di occupazione pari al 55,5% tra le donne tra i 25 e i 49 anni con un figlio fino a sei anni, che sale al 76,6% per chi non ha figli. Secondo il Bilancio di genere 2022 del Mef il rapporto tra il tasso di occupazione delle lavoratrici madri con figli under 6 e quello delle lavoratrici senza figli è pari al 73%: significa che su 100 donne senza figli occupate, ci sono solo 73 madri che lavorano. Anche perché per una donna su cinque diventare mamma significa dire addio al mondo del lavoro, sempre più spesso in modo irreversibile.









