Missione Artemis

Luna, missione compiuta: sorvolato il lato nascosto, mai visto prima

Nel 2027, se tutto andrà come previsto dai nuovi piani, si farà un fondamentale test di attracco fra mezzi diversi, fondamentale per la discesa sulla Luna

di Leopoldo Benacchio

In questa foto fornita dalla NASA, la Luna è visibile dal finestrino della navicella spaziale Orion; l'immagine è stata scattata dall'equipaggio di Artemis II alla fine del quinto giorno del viaggio verso la Luna, lunedì 6 aprile 2026. (NASA via AP) APN

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Ce l’hanno fatta, sono andati attorno alla Luna, sono volati più lontano dalla Terra di chiunque altro nella storia, hanno visto una parte del nostro satellite che nessuno aveva prima potuto vedere, hanno scattato immagini importanti per la scienza, studiato una eclissi di Sole tutta per loro e mostrato che il programma Artemis è ripartito.

Ora, senza neppure bisogno di importanti correzioni di rotta, sono in ritorno sulla Terra, dove arriveranno venerdì 10, affrontando il rientro, la parte del viaggio più impegnativa per via del calore sviluppato nella frizione con l’atmosfera.

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Tutto è andato come previsto, mentre da noi era appena iniziato il 7 aprile la sonda Artemis II ha compiuto un’orbita attorno al lato a noi nascosto della Luna. Grazie alla rotta e all’inclinazione dell’orbita i quattro, dandosi il turno due a due, hanno potuto a lungo ammirare dai finestrini, ma soprattutto fotografare, il nostro satellite in una parte che non poteva essere osservata nelle missioni Apollo degli anni ’70. La Luna si è anche interposta, a un certo punto, fra loro e il Sole, creando una eclissi solo per i quattro di Artemis II.

Primi umani oltre l’orbita bassa

La missione è iniziata il 1° aprile, portando in orbita gli astronauti Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch della NASA e Jeremy Hansen dell’Agenzia Spaziale Canadese. Sono i primi umani ad andare oltre l’orbita bassa, poche centinaia di chilometri dal suolo dai tempi della missione Apollo 17, 1972, e sono arrivati a 400.171 chilometri dalla Terra, superando di 6.606 chilometri la distanza massima mai raggiunta, record che apparteneva alla famosa missione Apollo 13, aprile 1970.

“Soprattutto, abbiamo scelto questo momento per lanciare una sfida a questa generazione e a quella successiva, affinché questo record non duri a lungo”, ha dichiarato l’astronauta Hansen poco dopo che Artemis 2 ha superato Apollo 13.

Traiettoria di circumnavigazione

I quattro hanno chiesto di poter dare il nome “Integrity” alla capsula Orion che li stava portando dall’altra parte della Luna e di assegnare il nome Carroll a un cratere che stavano osservando, in memoria di Carroll Taylor Wiseman, moglie del comandante di Reid Wiseman, scomparsa nel 2020 per una malattia fatale.

L’incontro con la Luna è iniziato 20:45 ora italiana, quando Integrity era ancora a più di 17.000 chilometri dalla Luna, ma era già studiabile dalla capsula Orion seguendo quanto era richiesto dagli scienziati di Houston. La particolare traiettoria di Artemis 2, che prevedeva di circumnavigare la Luna ma non entrare in orbita stabile, ha permesso di osservare non tutta la Luna, ma pezzi della stessa che non erano stati studiati precedentemente e crateri ancora senza nome.

La Luna è grigia, e ricoperta di polvere, ma l’occhio degli astronauti può giudicare meglio, per il momento, di mezzi robotici.

La missione Artemis 2 ha confermato molte delle osservazioni fatte dagli astronauti delle missioni Apollo e le ha potute documentare con le 32 telecamere in dotazione, 15 montate su Intergrity e 7 sugli smartphone e altro degli astronauti.

La Koch ha descritto così la sensazione soggettiva che ha avuto: “È durato solo un secondo o due, e in realtà non sono nemmeno riuscita a farlo rivivere, ma qualcosa mi ha improvvisamente attratta verso il paesaggio lunare, e tutto è diventato reale”, ha aggiunto. “E la verità è che la luna è davvero un corpo a sé stante nell’universo“.

Alle 00:44 di oggi, 7 aprile, Integrity ha perso i contatti con il Centro di controllo missione, come previsto, perché è passata dietro la Luna. Dopo 40 minuti, la connessione è stata ripresa come previsto e proprio in questo breve periodo Integrity raggiunto la quota minima rispetto alla Luna, solo 6.545 km.

Un’eclissi durata 50 minuti

La lunga eclissi di Sole, durata oltre 50 minuti, dovuta alla posizione di Orion rispetto alla Luna ha permesso lo studio della corona solare per un periodo molto superiore a quello concesso qui sulla Terra, dove al massimo le eclissi durano sui 7 minuti. Durante il sorvolo gli astronauti hanno potuto vedere anche cinque impatti di piccoli meteoriti che, grazie alla mancanza di atmosfera, sono arrivati al suolo lunare. Fortunatamente qui sulla Terra scompaiono e si bruciano, diciamo così, prima di arrivare al suolo.

Alla capsula Intergity è arrivata anche una telefonata del presidente Trump, di ovvie congratulazioni.

La Luna ha fornito, con la sua frusta gravitazionale, anche la rotta per tornare a casa, sempre ben riforniti di acqua, aria ed elettricità dal modulo di servizio fornito dall’ Agenzia spaziale europea, Esa, cui hanno lavorato anche Leonardo e la controllata Thales Alenia Space, mentre l’altra, Telespazio, ha prestato le proprie antenne per seguire il volo e le comunicazioni con la Terra.

Nel 2028 prima base al polo sud

Dopo venerdì 10 aprile avremo l’inizio della nuova missione, Artemis III, con un nuovo equipaggio. Nel 2027, se tutto andrà come previsto dai nuovi piani, si farà un fondamentale test di attracco fra mezzi diversi, fondamentale per la discesa sulla Luna. Infatti, la capsula Orion porterà i futuri astronauti fino all’orbita lunare, ma poi dovranno trasferirsi sul secondo mezzo che li farà arrivare al suolo lunare., il cui lancio è previsto per il 2027, testerà le manovre di rendez-vous e attracco in orbita terrestre. Se tutto andrà bene, la NASA farà atterrare degli astronauti vicino al polo sud della Luna con Artemis 4 alla fine del 2028 e da lì inizierà la costruzione di una prima base.

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