Economia del cibo

Lo spreco alimentare a Natale costa 90 euro a famiglia

Il problema non sono solo gli acquisti esagerati per il cibo da mettere a tavola ma anche le inefficienze industriali: ecco alcune soluzioni di economia circolare per ridurre l’impatto ambientale

di Maria Teresa Manuelli

(Agf)

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

Con l’avvicinarsi delle festività natalizie, lo spreco alimentare torna sotto i riflettori. Secondo le stime, tra Natale e Capodanno il costo “invisibile” dello spreco alimentare può raggiungere i 90 euro per famiglia. Ovvero, una perdita di 575mila tonnellate di cibo, per un impatto economico complessivo di 9,6 miliardi di euro (Fonte: Coldiretti/Ixe).

Per vivere un Natale a zero sprechi, Too Good To Go ha lanciato quindi una guida antispreco per i consumatori: dalla spesa consapevole, al riuso creativo degli avanzi, tanti suggerimenti per ripensare il periodo natalizio in chiave più attenta e responsabile.

Loading...

«Questi dati - afferma Mirco Cerisola, country director di Too Good To Go Italia - ci ricordano che il cibo che finisce nella spazzatura non rappresenta solo una perdita economica per le famiglie, ma anche un danno per l’ambiente e per la società. Il cibo non è un ornamento da esporre a tavola e poi buttare, sprecarlo significa perdere valore, risorse e occasioni di condivisione. A Natale possiamo scegliere di evitare questo costo nascosto e celebrare con consapevolezza. La scelta è nelle nostre mani».

Ma anche per le aziende ripensare le strategie commerciali attraverso prodotti sostenibili e packaging innovativi diventa non solo un imperativo etico, ma anche un’opportunità di mercato da cogliere durante tutto l’anno.

80mila tonnellate di imballaggi buttati

Sul fronte degli imballaggi le stime della Società Italiana di Medicina Ambientale indicano che durante il periodo natalizio (8 dicembre-6 gennaio) in Italia, si producono in media 80mila tonnellate di rifiuti in carta e cartone, pari a oltre 3 chilogrammi a famiglia. A cercare una soluzione concreta arriva FoodSeed, il programma di accelerazione AgriFoodTech della Rete Nazionale Cdp Venture Capital, con il supporto di Fondazione Cariverona e UniCredit, gestito da Eatable Adventures. Il programma ha selezionato tre startup italiane impegnate a trasformare queste sfide in soluzioni ad alto impatto, concrete, scalabili e sostenibili. Mama Science ha sviluppato coating e film bio-based che replicano le proprietà della plastica, prolungando la shelf-life dei prodotti con minor impatto ambientale. Alkelux propone un additivo antimicrobico naturale derivato da scarti di liquirizia, integrabile negli imballaggi per allungare la conservazione dei prodotti freschi. AgreeNET ha creato un Pod biodegradabile da inserire nei pack che rilascia sostanze naturali capaci di estendere la vita utile dei prodotti fino a 20 giorni.

L’economia circolare applicata alla filiera alimentare rappresenta un’opportunità economica oltre che ambientale. La sfida consiste nel passare da iniziative isolate a un sistema integrato, dove innovazione tecnologica, educazione alimentare e politiche pubbliche convergano verso l’obiettivo di dimezzare lo spreco alimentare entro il 2030, come previsto dall’Agenda Onu.

Il 19% degli sprechi da scarti industriali

Il problema si concentra spesso a monte della filiera industriale. Secondo Eurostat 2024, nell’Unione Europea il 19% degli sprechi alimentari deriva da scarti industriali: bucce, semi e pellicine escluse per problemi di lavorazione, eppure ricche di fibre e antiossidanti in quantità superiori al prodotto finale.

L’economia circolare può però trasformare il problema in opportunità. Il 45° Congresso Nazionale della Società Italiana di Nutrizione Umana ha presentato iniziative che valorizzano gli scarti attraverso la riformulazione alimentare. All’Università della Tuscia si studiano i residui di lavorazione del pomodoro e le pellicine della nocciola. La sostituzione del 10% di farina raffinata con polvere ottenuta da pellicine di nocciola determina un aumento significativo degli acidi grassi monoinsaturi, come spiega la dottoressa Lara Costantini, che evidenzia una capacità antiossidante quintuplicata e un contenuto di fibre tale da permettere l’etichetta “ricco di fibre”.

Anche gli scarti dell’olio d’oliva trovano nuova vita. L’Università di Teramo ha dimostrato come dalla fermentazione della sansa denocciolata si ricavi un alimento vegetale con impatto prebiotico e attività antiinfiammatoria. In Umbria, il progetto “Polifenoli - Made in Umbria” ha creato un olio extravergine “zero spreco”, recuperando polifenoli dalle acque di vegetazione. Sergio Rutili, direttore di Centumbrie, sottolinea come «l’azienda sia la prima a produrre olio con sottoprodotti zero: dalla sansa al nocciolino, ogni residuo trova nuova vita».

Nuova vita per cozze e bucce

L’economia circolare che parte dal food coinvolge però settori diversi. Mondo e Nieddittas hanno creato, infatti, una filiera che trasforma i gusci delle cozze in materiale per piste di atletica. I gusci ricchi di carbonato di calcio sostituiscono materiale estratto da cave minerarie. Realizzare una pista con carbonato biogenico equivale a compensare le emissioni di un’auto diesel Euro 4 per 60mila chilometri, evitando lo smaltimento in discarica di tonnellate di rifiuti.

Nel settore moda, Id.Eight produce sneaker con materiali derivati da scarti della frutta: bucce di mela, vinacce, foglie di ananas. Il brand, fondato nel 2019, ha aperto un pop-up a Torino con una vetrina che recita “Ogni passo rappresenta un impegno verso un mondo più sostenibile”. Anche l’italiana Anema ha costruito la propria identità su un modello produttivo circolare, convertendo materie prime naturali di origine agricola (bucce di mela e scarti di agrumi) in accessori d’eccellenza.

Anche le piccole iniziative quotidiane contribuiscono. Ad esempio lo chef Ciro di Maio del ristorante San Ciro a Brescia ha calcolato che nel suo locale si sprecavano 35 litri di acqua a settimana, lasciata nelle bottiglie dai clienti, e ora la dona al Canile Rifugio locale. Lo chef auspica che questo gesto simbolico venga imitato anche da altri colleghi e che le guide gastronomiche valutino anche l’impegno ambientale dei ristoratori.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti