La crisi in Medio Oriente

Libano, missione Unifil: la Brigata Sassari ha preso il posto degli Alpini della Taurinense

I “dimonios” al comando della Joint Task Force-Lebanon Sector West (JTF-L SW), che nell’ambito della missione Onu si occupa del settore Ovest dell’area delle operazioni

di Andrea Carli

Libano: cambio al comando tra Brigata Taurinense e la Sassari. Il generale di brigata Stefano Messina subentra al parigrado Enrico  Fontana.

4' di lettura

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Mentre in Medio Oriente cresce il rischio di una grave escalation, con l’Iran che promette “vendetta” contro Israele per l’uccisione del capo dell’ufficio politico di Hamas Ismail Haniyeh in occasione di un blitz condotto a Teheran, in Libano si è svolta presso la base “Millevoi” di Shama la cerimonia di avvicendamento tra la Brigata Alpina “Taurinense” e la Brigata “Sassari” al comando della Joint Task Force-Lebanon Sector West (JTF-L SW), che nell’ambito della missione Onu Unifil si occupa del settore Ovest dell’area delle operazioni. L’Italia guida la JTF-L SW, composta da oltre 3.500 “caschi blu” di 17 delle 49 nazioni partecipanti alla missione. Il contributo italiano nel Sud del Libano supera le 1.100 unità, delle oltre 10.000 complessive di Unifil.

L’esercito israeliano ha annunciato che un importante comandante di Hezbollah, Ali Abd Ali, appartenente all’unità del fronte sud della milizia sciita, è stato ucciso in un attacco da un drone israeliano nel sud del Paese dei cedri. Il raid nella città di Bazourieh, vicino a Tiro. Ali era coinvolto nella pianificazione e esecuzione di numerosi attacchi. La sua uccisione è un «colpo significativo al funzionamento del fronte sud di Hezbollah nella regione», ha sottolineato l’Idf.

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In generale, per quanto riguarda la situazione complessiva, anche in relazione all’escalation nel rapporto tra Israele e Iran, il quadro sicurezza non è poi tanto dissimile da quello degli ultimi mesi. Per dirla con le parole del ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenuto recentemente per un’informativa alla Camera, «ad oggi ritengo che la sicurezza dei nostri militari non sia più a rischio di prima. Essi non sono un target diretto e abbiamo un ottimo apparato intelligence; tuttavia potrebbero essere coinvolti accidentalmente negli scontri tra le parti, diventati più frequenti e di crescente intensità».

In altri termini, i 10mila caschi blu di Unifil rischiano di essere coinvolti nel confronto militare che potrebbe esplodere il Libano. Sono quindi stati aggiornati i piani di evacuazione del personale italiano, con l’allertamento di navi e aerei da trasporto. Per adesso però, ha chiarito il ministro della Difesa, «noi continueremo a operare, fin quando l’Onu riterrà di poter operare e sono convinto che la nostra presenza e quella di Unifil siano in questo momento l’unico elemento che può portare stabilità ed evitare ulteriori escalation».

Unifil, situazione preoccupante ma la missione rimane

«La situazione è preoccupante» ma «la missione rimane», ha chiarito il portavoce di Unifil, Andrea Tenenti. «Continuiamo a essere operativi - ha aggiunto -. Le cose non sono cambiate se non per il maggior livello di attenzione. Continuano gli scontri a fuoco, così come accade ormai da dieci mesi, ma le attività non sono cambiate. Se mai ci fossero condizioni tali da pensare a un ritiro della missione sarebbe il consiglio di sicurezza a prendere l’eventuale decisione, anche se ogni Paese è libero di rientrare».

Per la Sassari è la terza missione in Libano

Per la Brigata Sassari, che ha ricevuto le redini dell’operazione, si tratta della terza missione in Libano dopo il mandato semestrale del 2016 e del 2020-21. Esperienze che hanno consentito ai “dimonios” di maturare un’approfondita conoscenza della cultura e delle tradizioni locali, che risulterà strategica nei prossimi sei mesi, quando anche la “Sassari” sarà sostituita. A Shama erano presenti il generale di brigata Enrico Fontana, per la “Taurinense” e il generale di brigata Stefano Messina, per la “Sassari”. Presenti anche l’Under-Secretary-General for Peace Operations Jean-Pierre Lacroix, l’Head of Mission and Force Commander di Unifil Lieutenant General Aroldo Lázaro Sáenz e le autorità civili e militari locali.

Dove sono i militari italiani

Il contingente italiano, che per gli aspetti nazionali opera alle dirette dipendenze del Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI), ha svolto attività di monitoraggio della Blue Line attraverso il personale dispiegato presso le due basi avanzate a guida italiana, una al di sopra di una grande altura nei pressi della cittadina di Shama e l’altra ad Al- Mansouri, vicino alla costa, quartier generale della forza di manovra, ovvero il vero e proprio braccio operativo del contingente militare italiano (ITALBATT).

Pattugliamenti lungo la Blue Line

La Blue Line è la linea di demarcazione che separa il territorio libanese da quello israeliano, definita dalle Nazioni Unite nel giugno 2000 in seguito al definitivo ritiro delle forze di occupazione israeliane, e tutt’ora al centro delle dispute tra i due Paesi. I soldati italiani pattugliano questa linea, in maniera autonoma o con la collaborazione delle Forze armate libanesi, addestrate dagli italiani, ad esempio nel superamento di ostacoli con l’uso di corde (attività tipica delle truppe alpine).

Il sostegno alla popolazione civile

Gli italiani intervengono a sostegno della popolazione: circa 90mila persone hanno dovuto abbandonare le proprie case lungo i villaggi prossimi alla Blue Line. Servono assistenza medica, farmaci, cibo. Il contingente ha avviato una serie di operazioni di supporto svolte propria a favore di queste fasce di popolazione ospitate nei villaggi più a nord o nella città di Tiro, dove la “Taurinense” ha sviluppato attività di visite mediche e distribuzione farmaci e cibo in una delle scuole che ospitano numerose famiglie.

L’ultimo incontro del forum tripartito risale a settembre

Nell’ambito del processo di stabilizzazione dell’area, un ruolo di primo piano è ricoperto dal forum Tripartito. Si tratta di un’occasione di dialogo, sviluppata dopo la guerra del 2006, tra rappresentanti delle Forze Armate libanesi, esponenti delle Forze Armate israeliane e il Force Commander di Unifil. Gli incontri hanno generalmente una cadenza regolare e si svolgono all’interno di una posizione delle Nazioni Unite nei pressi del varco di Ras Naqoura sulla Blue line, lungo la strada costiera che collega i due Paesi.

Nell’assenza di relazioni formali tra Israele e Libano, e quindi di un accordo di cessate il fuoco permanente – scopo ultimo della risoluzione Onu – gli incontri tripartito costituiscono l’unico, efficace strumento, cui finora abbiano aderito le parti, per tentare di risolvere delicati aspetti relativi alla sicurezza, attraverso un’opera di mediazione che si attua mediante i rappresentanti di Unifil. L’ultimo incontro si è svolto a settembre (quindi prima del 7 ottobre, giorno dell’attacco simultaneo di Hamas a città e villaggi israeliani). Dopo quella data, il Force Commander di Unifil ha incontrato le parti, ma in maniera separata.

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