Libano, missione Unifil: la Brigata Sassari ha preso il posto degli Alpini della Taurinense
I “dimonios” al comando della Joint Task Force-Lebanon Sector West (JTF-L SW), che nell’ambito della missione Onu si occupa del settore Ovest dell’area delle operazioni
di Andrea Carli
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Mentre in Medio Oriente cresce il rischio di una grave escalation, con l’Iran che promette “vendetta” contro Israele per l’uccisione del capo dell’ufficio politico di Hamas Ismail Haniyeh in occasione di un blitz condotto a Teheran, in Libano si è svolta presso la base “Millevoi” di Shama la cerimonia di avvicendamento tra la Brigata Alpina “Taurinense” e la Brigata “Sassari” al comando della Joint Task Force-Lebanon Sector West (JTF-L SW), che nell’ambito della missione Onu Unifil si occupa del settore Ovest dell’area delle operazioni. L’Italia guida la JTF-L SW, composta da oltre 3.500 “caschi blu” di 17 delle 49 nazioni partecipanti alla missione. Il contributo italiano nel Sud del Libano supera le 1.100 unità, delle oltre 10.000 complessive di Unifil.
L’esercito israeliano ha annunciato che un importante comandante di Hezbollah, Ali Abd Ali, appartenente all’unità del fronte sud della milizia sciita, è stato ucciso in un attacco da un drone israeliano nel sud del Paese dei cedri. Il raid nella città di Bazourieh, vicino a Tiro. Ali era coinvolto nella pianificazione e esecuzione di numerosi attacchi. La sua uccisione è un «colpo significativo al funzionamento del fronte sud di Hezbollah nella regione», ha sottolineato l’Idf.
In generale, per quanto riguarda la situazione complessiva, anche in relazione all’escalation nel rapporto tra Israele e Iran, il quadro sicurezza non è poi tanto dissimile da quello degli ultimi mesi. Per dirla con le parole del ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenuto recentemente per un’informativa alla Camera, «ad oggi ritengo che la sicurezza dei nostri militari non sia più a rischio di prima. Essi non sono un target diretto e abbiamo un ottimo apparato intelligence; tuttavia potrebbero essere coinvolti accidentalmente negli scontri tra le parti, diventati più frequenti e di crescente intensità».
In altri termini, i 10mila caschi blu di Unifil rischiano di essere coinvolti nel confronto militare che potrebbe esplodere il Libano. Sono quindi stati aggiornati i piani di evacuazione del personale italiano, con l’allertamento di navi e aerei da trasporto. Per adesso però, ha chiarito il ministro della Difesa, «noi continueremo a operare, fin quando l’Onu riterrà di poter operare e sono convinto che la nostra presenza e quella di Unifil siano in questo momento l’unico elemento che può portare stabilità ed evitare ulteriori escalation».
Unifil, situazione preoccupante ma la missione rimane
«La situazione è preoccupante» ma «la missione rimane», ha chiarito il portavoce di Unifil, Andrea Tenenti. «Continuiamo a essere operativi - ha aggiunto -. Le cose non sono cambiate se non per il maggior livello di attenzione. Continuano gli scontri a fuoco, così come accade ormai da dieci mesi, ma le attività non sono cambiate. Se mai ci fossero condizioni tali da pensare a un ritiro della missione sarebbe il consiglio di sicurezza a prendere l’eventuale decisione, anche se ogni Paese è libero di rientrare».











