Difesa

Crisi in Libano, Italia in pressing: «Rispettare la risoluzione Onu». Ecco che cosa prevede

La risoluzione aveva ridefinito i compiti di Unifil e aveva previsto la costruzione di una fascia di sicurezza a sud del fiume Litani, nella quale la missione, insieme all’esercito libanese, avrebbe esercitato una azione “cuscinetto” per prevenire la ripresa delle ostilità. Crosetto: «In questi anni così non è stato»

di Andrea Carli

Libano, all'interno della base di Shamaa i 'caschi blu' italiani dell'Unifil impegnati nella missione dell'Onu nel sud del Paese al confine con Israele. (ANSA/ Ufficio Stampa)

4' di lettura

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La tensione in Medio Oriente continua a salire. Lo scontro tra Israele e Hezbollah libanesi, alleati dell’Iran e di Hamas, dopo il drammatico attacco missilistico sulle Alture del Golan contro la cittadina druso-israeliana di Majdal Shams rischia di degenerare nell’ennesimo teatro di guerra. Israele ha attaccato Beirut, come ritorsione all’uccisione di 12 bambini e adolescenti.

In questo contesto, il governo italiano non nasconde la preoccupazione per i 1.200 militari italiani dispiegati in Libano. «Ci sono preoccupazioni per un’evoluzione del conflitto anche a Nord - ha confidato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, intervistato dal Tg1 - anche se abbiamo avuto garanzie da entrambe le parti che i contingenti Unifil non dovrebbero essere toccati ma, come si sa, ci sono cose imprevedibili e noi dobbiamo prevedere anche queste cose».

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In generale, Crosetto ha espresso «profonda preoccupazione» per la sicurezza del contingente nazionale che partecipa alla missione Unifil a presidio dei 120 km della Blue Line, la linea “cuscinetto” tra Libano e Israele. Il responsabile della Difesa ha chiesto all’Onu di cambiare le regole di ingaggio e ridefinire la strategia della missione, mettendo in evidenza un elemento: «La comunità internazionale tutta deve applicare la risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza - ha affermato -. È l’unico modo di prevenire una devastante guerra anche in Libano. La risoluzione prevede una fascia tra la Linea blu ed il Fiume Litani, senza armi se non quelle di Unifil e delle Forze armate Libanesi. In questi anni così non è stato. Ora non si può più far finta di nulla». Sulla stessa linea di Crosetto, il ministro degli Affari esteri Antonio Tajani. «Il rispetto della risoluzione Onu 1701 è cruciale», ha ricordato.

Che cosa prevede la risoluzione Onu 1701

Insomma, per l’Italia se non tutto, molto ruota intorno alla risoluzione 1701. È stata approvata, all’unanimità, l’11 agosto del 2006 dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dopo che il mese precedente, a seguito di una offensiva missilistica di Hezbollah in territorio israeliano e dell’uccisione di alcuni soldati israeliani e la cattura di altri, si era aperta una nuova fase del conflitto, durata 34 giorni, durante la quale Israele aveva lanciato un’offensiva in territorio libanese e aveva imposto il blocco aeronavale sul Paese, mentre Hezbollah aveva risposto con una intensa attività di guerriglia e con il lancio di razzi che avevano raggiunto anche città ritenute sicure come Nazareth, Haifa e Tiberiade. Le forze militari libanesi, in quell’occasione, non intervennero nel conflitto.

La risoluzione del 2006 invitava alla completa cessazione delle ostilità (sia degli attacchi di Hezbollah che delle operazioni militari di Israele) e rafforzava il contingente di Unifil (da 2.000 a 13.000 unità) affidandogli una azione “cuscinetto” nel Libano meridionale, da svolgere congiuntamente alla forze libanesi, per prevenire la ripresa delle ostilità.

Più in generale, la risoluzione aveva ridefinito i compiti di Unifil e aveva previsto la costruzione di una fascia di sicurezza a sud del fiume Litani, nella quale la missione, insieme all’esercito libanese, avrebbe esercitato una azione “cuscinetto” per prevenire la ripresa delle ostilità. La risoluzione impegnava inoltre il Governo libanese «a sorvegliare i propri confini in modo da impedire l’ingresso illegale in Libano di armamenti e materiali connessi», e tutti gli Stati ad adoperarsi affinché armamenti, materiali bellici e assistenza tecnico-militare siano forniti «solo su autorizzazione del Governo libanese o dell’Unifil».

Tra i nuovi compiti di Unifil vi erano anche quelli di monitorare l’effettiva cessazione delle ostilità, di «mettere in atto i provvedimenti che impongono il disarmo dei gruppi armati in Libano», nonché di prestare la propria assistenza per contribuire ad assicurare l’accesso umanitario alle popolazioni civili e il volontario e sicuro ritorno delle persone sfollate. Unifil veniva infine autorizzata a resistere a tentativi volti ad impedire ad essa con la forza l’esecuzione dei suoi compiti, e a proteggere il personale, i locali, le installazioni e il materiale delle Nazioni Unite, nonché gli operatori umanitari e i civili «esposti a una minaccia imminente di violenza fisica».

Tenenti (Unifil): «Lavoriamo giorno e notte contro escalation, soluzione non è militare»

A questo punto si tratta di capire se Unifil è manterrà il dispositivo attuale o se invece si delinea un ridimensionamento delle forze. «I pattugliamenti rimangono e non è previsto alcun rientro - assicura il portavoce della missione, Andrea Tenenti -. La presenza di più di 10mila soldati da 49 paesi è in qualche modo anche un deterrente per un conflitto più ampio. La risoluzione 1701 - aggiunge il portavoce - viene considerata da tutti come l’unica soluzione questo conflitto, se fosse implementata da entrambe le parti ci sarebbe stabilità per entrambi i Paesi. Intanto, si continua a pattugliare giorno e notte, a garantire assistenza alla comunità locale. Questo non è cambiato. L’opera di Unifil rimane intatta, con le varie problematiche che viviamo quotidianamente di sicurezza sulla linea blu».

L’Italia partecipa alla missione dal luglio 1979

La missione Unifil (United Nations Interim Force In Lebanon) è stata costituita con risoluzioni 425 e 426 del Consiglio di sicurezza dell’Onu approvate il 19 marzo 1978, dopo che, a seguito di un attacco palestinese a Israele, le forze armate israeliane avevano invaso il Libano, occupandone la parte meridionale dove si trovavano le postazioni da cui partivano gli attacchi. Le risoluzioni Onu costituivano una forza di interposizione nel Libano meridionale, al confine con Israele, con il compito di verificare il ritiro delle truppe israeliane e assistere il Governo del Libano a ripristinare la sua effettiva autorità nella zona. La partecipazione italiana alla missione è iniziata nel luglio 1979, con uno squadrone di elicotteri dell’Esercito, dislocato presso Naquora.

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