Timori per la missione italiana Unifil tra Israele e Libano: ecco i numeri
La consistenza massima del contingente nazionale impiegato nella missione è stata ridotta a 1.169 unità (sono impiegati 368 mezzi terrestri, sette aerei e uno navale)
di Andrea Carli
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I punti chiave
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L’Italia osserva con preoccupazione quello che appare sempre di più un nuovo capitolo del conflitto tra israeliani e palestinesi. Roma teme un’ulteriore escalation nello scontro, a cominciare da un allargamento del teatro delle operazioni al Libano. Le forze israeliane si sono schierate al confine con questo paese. «Sono preoccupato anche per i 1.200 soldati della missione Unifil al confine tra Israele e Libano», ha confidato al Corriere della Sera il ministro della Difesa Guido Crosetto, commentando la crisi di queste ore tra israeliani e Hamas.
Nelle ultime ore le sirene di allarme antimissili hanno risuonato al confine nord di Israele con il Libano, mentre al Sud fonti locali citate dalla France Presse hanno segnalato bombardamenti israeliani sul sud del paese.
Meloni: con allargamento del conflitto conseguenze incalcolabili in tutta l’area
Ancora una volta il Libano ha un ruolo strategico nell’ambito dello scenario che si sta delineando in queste drammatiche ore. Uno scenario che preoccupa l’Italia. La premier Giorgia Meloni ha avuto una conversazione telefonica con il primo ministro della Repubblica libanese, Najib Mikati. Meloni ha riaffermato la volontà dell’Italia di continuare a contribuire alla sicurezza e alla stabilità del Libano in questo delicato frangente. Nel corso del colloquio, è stato spiegato da una nota di Palazzo Chigi, «sono stati affrontati gli ultimi sviluppi nella regione, con particolare riferimento al conflitto in corso in Israele. Il Presidente del Consiglio ha auspicato un rapido decremento del conflitto, evitando un allargamento che avrebbe conseguenze incalcolabili per tutta l’area. Il colloquio ha rappresentato anche l’occasione per discutere dell’emergenza migratoria e della questione dei rifugiati siriani in Libano».
La relazione
Nella relazione sulle missioni internazionali in corso riferita al 2022, anche al fine della relativa proroga al 2023, si legge che «per quanto riguarda la questione israelo-palestinese, in assenza di prospettive di una ripresa dei negoziati diretti tra le parti, la situazione sul terreno continua ad essere caratterizzata da criticità quali l’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania, la demolizione di infrastrutture palestinesi, l’aumento della violenza in Israele e nei Territori palestinesi e le periodiche tensioni militari a Gaza, suscettibili di pregiudicare la soluzione a due Stati».
Stabilizzazione del Libano prioritaria per l’Italia
«Il rilancio di un orizzonte politico - si legge ancora nel documento - è poi ostacolato dalla debolezza della dirigenza palestinese e dalle perduranti divisioni tra le fazioni, che rafforzano la centralità della riconciliazione e delle elezioni per consolidare la credibilità internazionale e la legittimità delle istituzioni palestinesi. La grave crisi economica, sociale e politica del Libano amplifica le spinte centrifughe e la frammentazione del Paese. Il quadro è aggravato dalla complessa gestione e dal connesso rischio di radicalizzazione dei rifugiati siriani, rilevante fattore di instabilità regionale e internazionale con riflessi sul piano migratorio e della sicurezza degli stessi Paesi europei. La stabilizzazione del Libano tramite il sostegno alle Forze armate e di sicurezza libanesi resta prioritaria per l’azione italiana».








