Brigata Sassari assume il comando del contingente italiano in Libano: caratteristiche e obiettivi
La Brigata Sassari assumerà il comando del contingente italiano in Libano, portando avanti la missione di monitoraggio del cessate il fuoco e della Blue Line tra Libano e Israele. La situazione di tensione in Medio Oriente mette a rischio la sicurezza dei soldati italiani
di Andrea Carli
4' di lettura
I punti chiave
4' di lettura
In Libano la tensione è altissima. La rappresaglia israeliana contro Hezbollah, a tre giorni dal massacro di bambini drusi a Majdal Shams nel Golan settentrionale, si è manifestata con l’uccisione a Beirut di Fuad Shukr, numero due del partito di Dio, e a Teheran del leader di Hamas Ismail Haniyeh (anche se per quest’ultima non c’è ancora una rivendicazione ufficiale) . Di certo l’operazione contribuisce a gettare ulteriore benzina sul fuoco di un rapporto già storicamente deteriorato, quello tra Israele e Libano, dove negli ultimi giorni l’escalation della violenza è stata una costante.
Una situazione difficile, «complicata» per dirla con le parole del ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, che potenzialmente potrebbe avere ripercussioni non solo sui 3000 nostri connazionali che vivono nel “Paese dei Cedri”, ma potrebbe anche influire sull’operatività dei 1200 militari italiani (limite massimo, secondo il decreto Missioni) che partecipano alla missione dell’Onu Unifil (nel complesso circa 3.500 caschi blu; 49 nazioni partecipanti). L’Italia partecipa anche alla missione bilaterale di addestramento (Mibil), nata dall’esigenza di incrementare le capacità complessive delle Forze Armate e di sicurezza libanesi, con programmi di formazione ed addestramento specifici. In questo secondo caso, i militari italiani presenti a Beirut sono circa 200.
L’operazione Leonte e il pressing di Crosetto: «Vanno cambiate le regole di ingaggio»
Iniziata nel 2006, l’operazione “Leonte XXXIV” in base a quanto previsto dalla risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha il compito di monitorare il rispetto del cessate il fuoco e quello della Blue Line (è la linea che segna il confine tra Libano e Israele tra le milizie Hezbollah e le forze di Difesa Israeliane). Tra le attività operative attualmente svolte da Unifil ci sono l’osservazione da posti fissi, la condotta di pattuglie (diurne e notturne), la realizzazione di check-points, il collegamento con le Forze armate libanesi e il pattugliamento marittimo. «Da mesi - ha sottolineato il ministro delle Difesa Guido Crosetto - sto chiedendo ai vertici delle Nazioni Unite di ragionare sui risultati raggiunti dalla missione e sulla necessità di cambiare le regole di ingaggio e ridefinire una strategia. Oggi il tempo è scaduto e siamo di fronte ad una nuova urgenza che non consente di perdere tempo. La comunità internazionale tutta deve applicare la risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza. È l’unico modo di prevenire una devastante guerra anche in Libano. La risoluzione prevede una fascia tra la Linea blu ed il Fiume Litani, senza armi se non quelle di Unifil e delle Forze armate Libanesi. In questi anni così non è stato. Ora non si può più far finta di nulla», ha concluso il ministro della Difesa.
«Col ministro Crosetto seguiamo anche la situazione» delle missioni che coinvolgono contingenti italiani, ha aggiunto Tajani, a margine della visita al carcere di Paliano. Il vicepremier ha spiegato che «sono due i contingenti italiani, uno Unifil tra il Libano meridionale e Israele e un altro contingente è a Beirut». Ancora Tajani ha posto l’accento sul fatto che Crosetto nei giorni scorsi abbia richiesto alle Nazioni Unite «di verificare la situazione anche nel cambio delle regole d’ingaggio». Un intervento che il governo italiano a questo punto, di fronte a una escalation della tensione tra Israele e Hezbollah nell’area, considera di primaria importanza.
Arriva la Brigata Sassari: sostituisce gli alpini della Taurinense
La novità, per quanto riguarda questo secondo filone, è che da agosto la Brigata Sassari assume il comando del contingente italiano e del settore Ovest della missione delle Nazioni Unite. Sostituisce gli alpini della Brigata Taurinense. Il generale Stefano Messina, 47esimo comandante dei “Dimonios”, è già lì. Parliamo di una prima tranche di oltre 500 militari. Il resto arriverà entro la prima decade di agosto. Intanto il 2 agosto ci sarà la cerimonia di avvicendamento presso la base “Millevoi”di Shama. Rimarranno in Libano per sei mesi. Per la Brigata Sassari si tratta della terza missione in Libano dopo il mandato semestrale del 2016 e del 2020-21.








