Leggerezza e voglia di sperimentare: ristoranti e hotel di lusso puntano su cocktail e pairing senza alcol
Chi li sceglie per benessere, chi semplicemente perché ne ama il gusto. Mentre la Gen Z si allontana sempre più dal vino, l’alta ristorazione investe in analcolici sofisticati, aprendo nuove opportunità di mercato (con ricavi in crescita) tra creatività, fermentazioni ed estratti vegetali
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I punti chiave
- Atelier Moessmer e le fermentazioni di montagna
- Enoteca Pinchiorri: tra benessere e komboucha
- Niko Romito e l’arte del vegetale
- Mandarin Oriental: il mocktail come categoria autonoma
- Four Seasons: la rilettura dei grandi classici
- Jumeirah Capri Palace, dai cocktail all’acqua “gastronomica”
- Omnia: plant based sulle Dolomiti
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Chi li sceglie perché vuole stare leggero, chi perché tiene alla linea e vuole tagliare le calorie, chi per salute e chi perché ne ama il gusto, senza per forza parlare di “rinunce”. La verità è che i drink analcolici, sia negli hotel di lusso che nei ristoranti di alta fascia e stellati Michelin stanno conquistando uno spazio inaspettato rispetto al passato.
Chiedilo al Sole
La Gen Z sembra interessarsi sempre meno al vino, probabilmente anche per una comunicazione che non è stata capace di costruire un legame diretto con le nuove generazioni, e questo gap apre nuovi spazi di mercato per i paring analcolici a base di estratti di frutta e verdura, fermentazioni naturali che giocano sulle acidità, kombucha a base di tè fermentati. Ristoranti e hotel di lusso stanno seguendo questo trend, investendo in cocktail senza alcol sempre più raffinati e studiati per dialogare con ogni portata del menu. Non una semplice “alternativa al vino”, ma una proposta gastronomica autonoma, capace di valorizzare il piatto con la stessa complessità ed equilibrio di un vino di qualità.
Atelier Moessmer e le fermentazioni di montagna
Maestro di sostenibilità e montagna, il ristorante Atelier Moessmer, tre stelle firmato dallo chef Norbert Niederkofler, offre oggi uno dei pairing analcolici più interessanti d’Italia.
Il pairing segue la filosofia Cook the Mountain che valorizza esclusivamente il territorio alpino. Ogni drink nasce da materie prime locali e stagionali: verdure, erbe selvatiche, cereali, fermentazioni e lavorazioni artigianali. «L’impatto sul fatturato del pairing analcolico è del 15% ma stiamo notando una crescita costante delle richieste - spiega lo chef Norbert Niederkofler insieme al sommelier Lukas Gerges -. Abbiamo studiato una proposta completa con nove drink. La Trota Affumicata si accompagna al drink “Piselli e uvaspina”, la Tartare di Coregone con la bevanda “Mela verde e Acqua di cetriolini sottaceto”, gli Gnocchi di Rapa rossa con un estratto di Rapa rossa e Rabarbaro, che gioca sulle assonanze, lo Spaghetto Bianco si affianca alla kombucha con camomilla. E, ancora, l’Animella è perfetta con il mocktail a base di Sylva, Rubedo e aceto balsamico di mela di Manicor. In estate produciamo anche la kombucha di frutti rossi e il Kefir da abbinare alla Tarte Tatin». Abbinamenti studiati e certo non banali, frutto di un lavoro pari a quello necessario per i piatti stellati.
Lo chef Niederkofler ha creato anche una ricetta anche per Feral, start up nata nel 2022 nel cuore delle Dolomiti italiane. Il termine “feral” significa “libero, selvaggio” e si riferisce a un animale o a una pianta un tempo addomesticati, tornati allo stato naturale. L’azienda si affida a un team multidisciplinare di botanici, scienziati, sommelier e appassionati di fermentazione, uniti da un profondo amore per la natura e dà un approccio curioso e sperimentale. La produzione del 2025 è stata all’incirca 50mila bottiglie e oggi si punta al doppio.













