Politiche d’inclusione

Lavoro, emergenza Neet in Italia: ecco il piano per riattivarli

Protocollo Mim-Università-Lavoro e Inps per favorire lo scambio dei dati per presa in carico e formazione più mirata. Dal Cv precompilato all’alimentazione del Fascicolo sociale e lavorativo. Portale Giovani, più di un milione di accessi in poche settimane.

di Claudio Tucci

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Il mercato del lavoro italiano ha bisogno di recuperare i Neet, vale a dire giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi formativi. Per iniziare a farlo i ministeri del Lavoro, dell’Istruzione e del Merito, e dell’Università, assieme a Inps, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa che, per la prima volta, sancisce l’interoperabilità dei rispettivi sistemi informativi per rafforzare le politiche di inclusione sociale e lavorativa, con particolare attenzione, appunto, ai giovani Neet.

Il protocollo

Grazie allo scambio strutturato e sicuro dei dati, sarà possibile:

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• individuare e prendere in carico i Neet. Lo scambio di dati consentirà di identificare la platea potenziale e proporre, a cura del ministero del Lavoro e dell’Inps, iniziative mirate di politiche attive, differenziate per target e misurate sugli impatti (inserimenti occupazionali, durata, stabilità e qualità del lavoro).

• progettare una formazione più aderente al lavoro. I ministeri dell’Istruzione e del Merito e dell’Università e della Ricerca potranno perfezionare l’offerta scolastica, terziaria e post-laurea grazie alla disponibilità di informazioni sugli sbocchi occupazionali e gli sviluppi di carriera di diplomati e laureati in relazione ai percorsi intrapresi.

• proporre servizi pubblici più efficaci. Il protocollo rafforza infatti la capacità della Pa di operare in logica data-driven, favorendo decisioni tempestive, trasparenti e basate sull’evidenza.

Il nuovo patto tra lavoro e formazione

L’emergenza Neet

Con culle sempre più vuote, l’Italia ha bisogno di non sprecare talenti. Quello dei giovani Neet è emblematico. Parliamo di bacini di forza lavoro potenziale enormi: i giovani tra 15 e 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in percorsi formativi sono oggi circa 1,4 milioni. Nel 2024, ultima fotografia dell’Istat dello scorso maggio, il fenomeno interessava il 15,2% dei giovani; una quota in calo di 7 punti percentuali nell’ultimo quinquennio, ma che rimane al di sopra del valore medio europeo (+4,2 punti), seconda solo alla Romania. Nel Mezzogiorno l’incidenza dei giovani Neet raggiunge il 23,3%, contro il 9,8% del Nord e il 12,9% del Centro.

Cv e fascicolo sociale e lavorativo

Il protocollo, che si inserisce nel quadro delle riforme e degli investimenti del Pnrr, prevede anche la precompilazione del curriculum vitae e l’alimentazione del Fascicolo sociale e lavorativo, strumenti chiave per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. L’interoperabilità avverrà nel pieno rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali, secondo i principi di minimizzazione, finalizzazione e sicurezza by design e by default.

Offrire opportunità

«È una svolta concreta - ha affermato la titolare del Lavoro, Marina Calderone -. Possiamo intercettare i giovani che rischiano di restare ai margini e offrire loro opportunità formative e professionali coerenti con le reali esigenze del mercato. La digitalizzazione non è solo un mezzo, ma una strategia per rendere la formazione più efficace e il lavoro più accessibile».

«La condivisione dei dati tra amministrazioni consentirà di rendere l’offerta formativa più aderente alle reali esigenze del mercato del lavoro, valorizzando i talenti di ciascuno», ha aggiunto il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. «Ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro non è soltanto una questione di giustizia generazionale: è una sfida strategica per la competitività del Paese – ha proseguito il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini –. Dobbiamo costruire percorsi formativi sempre più aderenti alla realtà produttiva, in cui i dati ci aiutano a capire dove andare e come investire».

Il ruolo dell’Inps

«L’interoperabilità dei sistemi informativi consente di conoscere meglio i bisogni dei cittadini e di offrire risposte più tempestive, personalizzate ed efficaci - ha detto il presidente dell’Inps, Gabriele Fava -. È un approccio che l’Inps ha già avviato con il Portale Giovani, il primo spazio digitale pubblico dedicato agli under 35, dove oltre 50 servizi sono stati integrati in un’unica piattaforma. In pochi mesi dal lancio, più di un milione di accessi autenticati confermano che la direzione è quella giusta: una Pa capace di ascoltare, di anticipare, di agire. La sfida ora è continuare a trasformare i dati in valore sociale, perché dietro ogni numero ci sono persone, percorsi, futuro».

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