La stima del Governo

Dispersione scolastica in calo: nel 2024 al 9,8%, poi giù al 9,7

La relazione sui Bes allegata al documento di finanza pubblica conferma il trend discendente fino al 2028, ma pesa ancora il ritardo del Sud

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

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La dispersione scolastica, con tutte le sue conseguenze nefaste sulle competenze degli studenti e sulla loro (futura) produttività del lavoro, è notoriamente uno dei grandi mali dell’istruzione italiana. Per cui ogni novità che può aiutare il nostro Paese a ridurre la fuga dai banchi diventa degna di attenzione. Vale per lo stanziamento aggiuntivo di 3 milioni di euro che il decreto Maturità (il Dl 127/2025), approvato in prima lettura al Senato mercoledì scorso, ha destinato al piano Agenda Sud avviato dal ministro Giuseppe Valditara con le risorse del Pnrr (e arrivato insieme ad Agenda Nord a un finanziamento complessivo di 1 miliardo e 40 milioni di euro, ndr) per trattenere a scuola i ragazzi meridionali. E vale pure per ogni miglioramento dell’indice generale sugli abbandoni che ci avvicini all’Ue.

La relazione del Mef

Un aggiornamento su quest’ultimo fronte è contenuto nella relazione con gli Indicatori di benessere equo e sostenibile, che il ministero dell’Economia ha allegato al Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) inviato in Parlamento. Alla voce «uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione», cioè i ragazzi tra i 18 e i 24 anni con al massimo la licenza media, ci sono almeno un paio di notazioni salienti. La prima riguarda il recente passato. E, più precisamente, il fatto che nel 2024 - si legge nel documento - l’andamento dell’indicatore si mantiene su una traiettoria discendente (al 9,8% per la precisione) al punto da attestarsi per la prima volta sotto il 10 per cento, raggiungendo così con un paio d’anni in anticipo l’obiettivo concordato nel Pnrr per il 2026 (10,2 per cento). La seconda notazione è racchiusa nella previsione che la dispersione avrà una sostanziale stabilità fino al 2026, per poi scendere al 9,7% nel 2027 e confermarsi allo stesso livello nel 2028 (come testimonia il grafico qui accanto). Così da rendere un po’ meno lontano il target Ue del 9% di dispersione entro il 2030.

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GLI EARLY SCHOOL LEAVERS IN ITALIA

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Il Mezzogiorno in ritardo

Certo, il dato nazionale vale fino a un certo punto, stante una situazione di differente velocità tra Nord e Sud, con le regioni meridionali che, mediamente, presentano l’indicatore più elevato rispetto all’Italia nel suo complesso (la Campania al 13,3%, la Sardegna al 14,5% e la Sicilia al 15,2%, sono gli esempi più evidenti). Senza contare i divari interni allo stesso Mezzogiorno. Rispetto al Molise, al 4,8%, si registra una differenza di quasi dieci punti fra il valore più basso e quello più alto.

Tuttavia, i miglioramenti che fanno ben sperare sul fronte dispersione sono arrivati proprio dalle regioni del Sud, in particolare dalla Campania, seguita da Puglia e Sicilia. Laddove i contributi di segno opposto sono giunti da Lazio e Marche.

L’impatto di Agenda Sud

Insomma Agenda Sud sembra dare i primi risultati concreti. Con il rabbocco di risorse disposto da Valditara, gli istituti coinvolti in questo programma saliranno a 2.164 e le scuole con maggiori fragilità alle quali sarà assegnato un contributo speciale pari a 150mila per istituto, passeranno da 245 a 600.

Anche l’Istat, nella sua recente indagine conoscitiva su povertà educativa, abbandoni e dispersione, trasmessa alla commissione Istruzione del Senato, ha confermato i passi avanti dell’Italia. Una dispersione al 9,8% nel 2024 nella fascia 18-24 anni è un dato significativo; anche se i ragazzi stranieri si trovano in una condizione molto più sfavorevole rispetto ai coetanei italiani (24,3% contro l’8,5%) e la quota di giovani che concludono precocemente il percorso di studi tra coloro che vivono nelle grandi città è sopra la media (10,9 per cento).

Il calo della dispersione esplicita, unito all’incremento del tasso di occupazione giovanile, ha ridotto anche i Neet, coloro cioè che non lavorano e non sono inseriti in percorsi formativi: nel 2024, nella fascia d’età tra i 15 e i 29 anni, siamo scesi al 15,2% (eravamo al 23,7% nel 2020). Ma superiamo il 20% in Calabria (26,2%), Sicilia (25,7%), Campania (24,9%) e Puglia (21,4%); e tra le giovani donne la quota di Neet continua a essere più alta (16,6%) rispetto agli uomini (13,8 per cento).

Questo “rientro” a scuola di ragazzi esclusi, tuttavia, sta modificando un po’ le classi, come ci ha ricordato l’Invalsi a luglio scorso presentando i dati delle rilevazioni nazionali 2025: alle superiori, dal 2019 al 2025, la percentuale di studenti regolari è aumentata di 4,1 punti; sono però entrati allievi con livelli di apprendimento più bassi. E così la dispersione implicita all’uscita di scuola, cioè la preparazione inadeguata al momento del diploma, è salita dal 6,6% del 2024 all’8,7% del 2025. Un campanello d’allarme da non sottovalutare.

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