Osservatorio Politecnico di Milano

L’agricoltura 4.0 avanza (contro il climate change) ma è ancora per pochi. Business a 2,5 miliardi

Secondo l’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano nel 2023 le coltivazioni hi tech sul totale erano il 9% ma la crescita è ancora lenta

di Giorgio dell'Orefice

Aggiornato il 15 marzo 2024 alle ore 10.40

Macchinari connessi e sistemi di monitoraggio e controllo dei mezzi sono i più diffusi, ma crescono i software che  interconnettono l’hardware e analizzano i dati raccolti

3' di lettura

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Il cambiamento climatico e i danni legati agli eventi atmosferici si sono rivelati più forti dell’inflazione e nel corso del 2023 hanno stimolato gli investimenti in nuove tecnologie per l’agrifood. Le innovazioni di Agricoltura 4.0 infatti sono sempre più percepite come una strada per fronteggiare i danni da cambiamento climatico e nel 2023 hanno continuato la loro parabola di crescita nonostante stretta creditizia e difficoltà congiunturali.

Il contraltare però è che a proseguire negli investimenti sono state le aziende che già avevano scommesso sull’innovazione tecnologica: la platea degli investitori non si è allargata in proporzione agli investimenti. Infatti, se l’universo di Agricoltura 4.0 ha raggiunto un fatturato di 2,5 miliardi (+19% rispetto allo scorso anno) la superficie italiana coltivata con tecnologie digitali è passata dall’8% del totale del 2022 ad appena il 9% nel 2023. Mentre la tipologia degli investimenti si è spostata dalle macchine connesse e dai sistemi di monitoraggio dei mezzi alle soluzioni di software gestionali e ai sistemi di mappatura di coltivazioni e terreni.

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È quanto emerge dall’edizione 2024 dell’indagine dell’Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milano e del Laboratorio Rise (Research & Innovation for Smart Enterprises) dell’Università degli Studi di Brescia. L’indagine è stata presentata il 15 marzo a Brescia nell’incontro “Smart Agrifood: il dato è tratto! Ora la sfida è la maturità digitale”.

«Macchinari connessi e sistemi di monitoraggio e controllo dei mezzi – spiegano all’Osservatorio Smart Agrifood – rappresentano ancora circa metà del mercato, ma diversi fattori (tra cui la progressiva riduzione degli incentivi statali) ha portato un calo di queste due voci (rispettivamente -7% e -10%) a favore di software che permettono di interconnettere la parte hardware e di analizzare i dati raccolti. L’11% della spesa è data da software gestionali e Fmis (Farm Management Information Systems), l’8% da piattaforme di integrazione dati, un altro 8% da sistemi di mappatura di coltivazioni e terreni, il 5% da Dss (Software di supporto alle decisioni)».

Altri dati rilevanti emersi dall’Osservatorio sono che il 72% delle aziende agricole italiane utilizza soluzioni di Agricoltura 4.0 (numero stabile rispetto al 2022), ma aumenta il numero di soluzioni medie per azienda (3,4, rispetto al 3,2 del 2022). A investire sono quindi soprattutto le imprese che hanno già intrapreso percorsi di digitalizzazione.

«Chi storicamente ha già investito nel digitale per l’agrifood – spiega il condirettore dell’Osservatorio Smart AgriFood, Andrea Bacchetti – raggiunge risultati positivi e quindi rilancia gli investimenti, ma nuove aziende faticano a fare il primo passo. Per favorire la diffusione delle soluzioni digitali sarà sempre più importante lavorare sulle competenze. In ambito agricolo serviranno più conoscenze tecniche legate alle nuove tecnologie, ma anche nuove figure professionali, che sappiano avvicinare aziende e provider tecnologici e guidando le imprese nel processo di digitalizzazione».

«Nell’ultimo anno temperature primaverili sotto la media, ondate di calore estive, eventi alluvionali hanno messo a dura prova l’agricoltura – afferma la condirettrice dell’Osservatorio, Chiara Corbo –. In questo contesto, l’innovazione digitale ha continuato a dimostrare il suo ruolo nel rendere più sostenibile, efficiente e competitivo il comparto. Lo dimostrano, ad esempio, alcuni casi monitorati: con l’irrigazione di precisione in un’azienda in Portogallo le rese del mais sono aumentate quasi del 30 per cento. Mentre i software di supporto alle decisioni possono migliorare l’utilizzo degli input tecnici: in un’applicazione in vigneto in Italia il risparmio di agrofarmaci è stato del 35 per cento».

Il vero e proprio boom di acquisti di trattori e macchinari agricoli spinto dagli incentivi del piano Transizione 4.0 si è esaurito e gli investimenti si sono concentrati su soluzioni e software in grado di elaborare dati segno di una sempre maggiore consapevolezza della loro importanza. «Solo l’8% delle aziende agricole – spiegano all’Osservatorio – può dirsi digitalmente maturo. Il 50% si trova “in transizione” mentre un restante 42% è costituito da aziende in forte ritardo su Agricoltura 4.0». Tra gli ambiti in crescita si segnala la frontiera del carbon farming, ovvero lo stoccaggio di carbonio e il sistema dei relativi crediti che nonostante possa rappresentare un’importante chance di reddito per gli agricoltori è conosciuta solo dal 22% delle aziende agricole.

Parallelamente prosegue lo sviluppo delle soluzioni digitali per la tracciabilità alimentare che nel 2023 sono aumentate del 22 per cento. Le imprese hanno bisogno di garantire al consumatore qualità, origine e metodi produttivi. In quest’ambito stanno crescendo i sistemi dedicati al mondo agricolo che consentono di valorizzare i dati dal campo, dalle pratiche agricole e dai macchinari con l’obiettivo di una reale integrazione dei dati dal campo alla tavola.

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