Intelligenza artificiale

La sfida dell’Ai europea passa dalle startup: i casi di Italia, Francia e Lituania

L'Europa cerca di colmare il gap nell'AI con investimenti e progetti, ma sfide come dati e grandezza di scala frenano il suo avanzamento

di Luca Salvioli (Il Sole 24 Ore), Sarah Rost (Voxeurop, Francia), Justė Ancevičiūtė (Delfi, Lituania)

(Adobe Stock)

7' di lettura

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La nuova rivoluzione digitale, che passa per quell’insieme di tecnologie racchiuse nella definizione di intelligenza artificiale generativa, è nata, come la precedente, soprattutto dalla Silicon Valley americana. Da nomi come OpenAI e Google. La Cina ha recuperato con DeepSeek, ma ci ha messo un po’, e comunque non è ancora al passo. L’Europa? Come per le tecnologie di ricerca online e i social media, è rimasta fuori dai giochi. Con tecnologie utilizzate dai suoi cittadini, ma con rarissimi protagonisti tecnologici. La situazione può cambiare?

Il discorso è complesso. La Commissione europea, consapevole di ritardo del nostro Continente, a febbraio ha annunciato un piano che mobiliterà 200 miliardi di euro di investimenti nell’Ai, compreso un nuovo fondo europeo di 20 miliardi per le gigafactory. Ma intanto, c’è fermento imprenditoriale anche da noi? Cosa fanno le nostre startup?

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Le startup italiane: quale modello per l’AI europea?

Translated, azienda italiana specializzata in traduzione automatica potenziata da IA, fondata da Marco Trombetti e Isabelle Andrieu, ha sede a Roma da sempre, è nata nel 1999. Ma fa l’85% del suo fatturato in California. È uno dei grandi nomi mondiali delle traduzioni: l’ultimo fatturato è di 80 milioni con 16 di ebitda. L’azienda è specializzata da sempre in tool di traduzione automatica con AI, ora ha sviluppato “Lara”, un modello capace di spiegare perché ha tradotto in un modo o un altro e migliorarsi, e chiede all’utente se vuole aggiungere contesto o indicare che tono è meglio adottare nella risposta.

L’azienda è alla guida di DVPS (“Diversibus Viis Plurima Solvo”), un ambizioso progetto finanziato dall’Unione Europea con 29 milioni di euro nell’ambito di Horizon Europe. L’obiettivo è creare una nuova generazione di modelli di intelligenza artificiale capaci di apprendere in modo multimodale, integrando testo, immagini, audio e input sensoriali per comprendere il mondo reale. Il risultato sarebbe un’Ai interattiva e contestuale, utile in settori come traduzione simultanea in ambienti complessi, diagnostica medica, gestione dei disastri e monitoraggio ambientale. Il consorzio coinvolge 20 partner di ricerca e imprese da nove Paesi europei. Il centro operativo è a Roma, presso il Pi Campus, dove 70 ricercatori lavorano allo sviluppo dei primi risultati attesi già entro il primo anno. Inoltre, spiega Trombetti: «Per finanziarci stiamo raccogliendo altri 100 milioni di euro per sviluppare la parte computazionale». In ambito traduzioni «non conviene sviluppare un Llm specializzato su una singola lingua europea», mentre la specializzazione offre opportunità.

La startup italiana Exein, che offre soluzioni di cybersecurity integrata nei dispositivi connessi, ha da poco raccolto 70 milioni di euro in un round di finanziamento di serie C. «Siamo attivi nell’Ai dal 2019 - ci spiega Gianni Cuozzo, fondatore e ceo di Exein -. Noi facciamo l’inverso degli Llm, ovvero miniaturizzazione dei modelli. In Italia difficilmente riusciremo a competere sui linguaggi di grandi dimensioni per il costo dell’energia e la scarsa adozione internazionale della nostra lingua. Per il costo di mantenimento negli anni ha poco senso perché non riesci a scalarlo. Più facile partire dai modelli generalisti e avere derivazioni in italiano. Capisco la voglia di sovranità tecnologica ma sui modelli di base non possiamo competere. Ci stiamo concentrando sulle cose sbagliate. Io vedo invece molto verticalità sul mondo industriale dove gli Llm non vengono ancora utilizzati per bene. L’Italia, che ha forte competenze nella meccatronica, dovrebbe puntare su applicazioni Ai in questo campo, diventerebbe un moltiplicatore».

Cosa dicono le ricerche

Secondo il Critical and Emerging Technologies Index dell’Università di Harvard, spiegato dagli autori in questo articolo, il nostro Paese «è tra i pochi in Europa a disporre di un’infrastruttura di supercalcolo di primissimo livello e partecipa attivamente ai principali consessi globali sull’IA. La qualità scientifica c’è, così come un quadro normativo avanzato grazie all’AI Act europeo, di cui siamo tra i promotori più convinti. Eppure, tutto questo non basta senza un vero ponte tra ricerca e industria. Mentre la Francia e la Germania attraggono miliardi in investimenti di venture capital, le startup italiane faticano a scalare. Il nostro ecosistema è ancora privo di attori capaci di sviluppare modelli fondativi, come i LLM (Large Language Models), e non esistono consorzi pubblico-privati di respiro nazionale per il training di modelli competitivi su scala internazionale».

Secondo l’ultimo report realizzato dall’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, il numero di startup AI è aumentato da 697 nel 2023 a 796 nel 2024, con 156 nuove realtà fondate solo nell’ultimo anno. Tuttavia, questa crescita quantitativa non è accompagnata da un rafforzamento strutturale o dimensionale dell’ecosistema.

Le startup AI italiane restano per lo più di piccola taglia, con ricavi medi nel 2024 pari a circa 140mila euro, un livello in linea con quello degli anni precedenti (177mila euro nel 2023, 134mila nel 2022). Questi valori evidenziano la difficoltà per molte realtà di uscire dalla fase iniziale e raggiungere una scala sostenibile, limitando così la loro competitività, soprattutto a livello internazionale.

Anche sul fronte dei finanziamenti si osservano segnali misti. Il funding medio per startup AI in Italia è cresciuto nel 2024 rispetto all’anno precedente, passando da 606mila euro a 1,77 milioni di euro, ma rimane comunque inferiore rispetto a quanto osservato in altri contesti europei. Nel 2023, ad esempio, le startup AI italiane avevano raccolto solo 59 milioni di euro in totale, contro i 1.910 milioni della Germania, i 1.690 milioni della Francia e i 363 milioni della Spagna.

Nonostante il quadro complessivamente critico, si stanno registrando segnali positivi grazie a iniziative strutturali promosse a livello istituzionale. Tra queste, spicca l’impegno di CDP Venture Capital, che ha lanciato un fondo da 1 miliardo di euro dedicato all’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di finanziare startup, progetti di ricerca e percorsi di internazionalizzazione.

La Francia è il leader europeo dell’Ai, ma c’è il nodo accesso ai dati

La Francia sta vivendo una vera esplosione di iniziative legate all’intelligenza artificiale. Secondo i dati del Governmental General Agency for Businesses, nel 2025 sono oltre mille le startup francesi legate all’AI, in netta crescita rispetto alle 502 del 2021. I settori trainanti sono biotecnologie e salute (13%), seguiti da data e cloud (8%), come rilevato da France Digitale.

L’ecosistema si è sviluppato anche grazie al sostegno massiccio del settore pubblico. Nel 2022, le startup AI hanno beneficiato di 1,5 miliardi di euro di finanziamenti pubblici, nell’ambito della strategia “France 2030”, avviata già nel 2018 per posizionare il Paese in testa alla corsa europea sull’AI.

Parallelamente, il programma “French Tech 2030” ha selezionato 125 startup promettenti, tra cui 6 specializzate in AI. Per queste, il supporto include non solo consulenze finanziarie e visibilità internazionale, ma anche un network esclusivo e un manager dedicato, oltre a supporto in ambito sicurezza e sviluppo commerciale.

Tuttavia, il quadro non è privo di criticità. Il principale ostacolo per le startup AI in Francia, secondo una recente indagine condotta da France Digitale, è la difficoltà ad attrarre investimenti e costruire modelli economici sostenibili. Problemi storici come la carenza di talenti e di potenza computazionale restano, ma sono oggi meno pressanti rispetto ad altri Paesi europei.

La vera sfida, però, sembra essere l’accesso ai dati: una startup su quattro lo considera il problema numero uno per i prossimi 12 mesi, a causa delle rigide normative europee sulla privacy, che rendono il confronto con le controparti non europee particolarmente difficile. Cresce anche la preoccupazione per l’accesso all’energia, spesso prioritaria per i “big players” come Google o Microsoft.

“La Francia è il centro europeo delle startup AI. Ma questa leadership nazionale non basta più: l’Europa deve costruire un ecosistema unificato, capace di offrire soluzioni chiavi in mano per le imprese e le pubbliche amministrazioni”, ha dichiarato Maya Noël, direttrice generale di France Digitale.

Una delle storie simbolo del momento francese è quella di Mistral AI, fondata nell’aprile 2023 da Arthur Mensch, Guillaume Lample e Timothée Lacroix, ex ingegneri di Meta e Google. È la realtà AI più importante in Europa. Il loro modello open source ha ottenuto rapidamente un’eco internazionale per l’alto livello di performance, capace di competere con quelli di OpenAI, Meta e Google. Il presidente Emmanuel Macron ha pubblicamente elogiato “Le Chat”, l’applicazione conversazionale sviluppata da Mistral.

Di recente Bloomberg ha parlato di un possibile interesse di Apple ad acquisire Mistral AI, ma secondo esperti del settore, si tratta di indiscrezioni infondate.

Lituania, il nuovo hub europeo per l’intelligenza artificiale?

La Lituania accelera sull’intelligenza artificiale, decisa a ritagliarsi un ruolo da protagonista nello scenario tecnologico europeo. Grazie a una strategia nazionale avviata già nel 2019 — seconda in Europa dopo la Francia — e a una forte sinergia tra governo, settore pubblico e startup, il Paese baltico si propone come futuro hub dell’AI in Europa.

La “Brand Lithuania Team”, struttura governativa per la promozione del Paese, sottolinea l’impegno in atto: dalla creazione di un AI sandbox per testare soluzioni innovative in un contesto regolatorio protetto, all’attuazione dell’AI Act europeo con il coinvolgimento diretto dell’Innovation Agency Lithuania e dell’autorità nazionale per le comunicazioni.

L’investimento è anche economico: 15 milioni di euro sono già stati destinati a startup deep tech, mentre altri 110 milioni serviranno per digitalizzare i servizi pubblici, con l’AI al centro. Tra i settori chiave: scienze della vita, CleanTech e AgriTech, dove le soluzioni AI sono già applicate a diagnosi precoci, energie rinnovabili e agricoltura smart.

Non mancano i casi di successo: la healthtech Spike ha raccolto 3,5 milioni di dollari per sviluppare sistemi basati su dati da dispositivi indossabili; Unmanned Defense Systems ha ricevuto 3,2 milioni per tecnologie militari autonome; Pixevia sta sperimentando negozi automatizzati. Anche il colosso americano CAST AI ha scelto Vilnius come base per lo sviluppo fuori dagli USA.

La Lituania vanta oggi oltre 800 startup, un ecosistema valutato 16 miliardi di euro (+39 volte dal 2014), con giganti come Vinted, Nord Security e BCG già nell’Olimpo degli unicorni. Secondo Dealroom, è il paese con la crescita più rapida nell’Europa centro-orientale.

In questo fermento trova spazio anche la deep tech: robotica medica, intelligenza artificiale per la diagnostica cardiaca e persino soluzioni di archiviazione dati nel DNA. Ma l’ostacolo resta la frammentazione europea. Secondo il Baltic Deep Tech Report, solo il 20% dei brevetti accademici arriva al mercato, segnale di una mancata integrazione tra ricerca e impresa.

Per superare il gap con USA e Asia, Bruxelles ha creato l’European Innovation Council da 10 miliardi di euro, di cui già 391 milioni sono stati assegnati a startup deep tech. E proprio da questo fondo arrivano importanti risorse per aziende lituane innovative come Ligence, Genomika e Sentante.

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