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La pirateria audiovisiva non si ferma: film e sport visti illegalmente da 4 italiani su 10

L’indagine Fapav-Ipsos: 2,2 miliardi di danno economico

di Andrea Biondi

4' di lettura

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Una volta era roba da smanettoni di Torrent, adolescenti in cerca dell’ultimo blockbuster in una notte insonne davanti al modem. Oggi la pirateria è diventata un’abitudine silenziosa, capillare, a volte quasi “borghese”, praticata da quasi quattro italiani adulti su dieci. Non è più solo il ragazzo con il Pc potenziato: è anche il padre di famiglia che guarda la partita sul pezzotto, il pendolare che si scarica l’ultima serie direttamente da Telegram. È un’Italia che conosce perfettamente la legge, ma la ignora senza troppi sensi di colpa.

Lo dice con chiarezza l’ultimo rapporto Fapav-Ipsos, presentato agli Stati Generali della lotta alla pirateria alla Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia di Roma: nel 2024, il 38% degli italiani ha usufruito illegalmente di contenuti audiovisivi. Sono circa 295 milioni di atti di pirateria. Numeri da capogiro che ridisegnano il confine sottile tra cultura accessibile e furto sistematico.

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Il costo dell’illegalità

Se si volesse quantificare la ferita economica al sistema Paese, la cifra è da shock: 2,2 miliardi di euro di fatturato evaporato, con una perdita stimata di 904 milioni di euro di Pil e oltre 12mila posti di lavoro andati in fumo. Cifre che fanno girare la testa, ma che rischiano di rimanere invisibili a chi, dal divano di casa, clicca su un link illegale senza avvertire il peso della propria scelta. «I numeri di Ipsos mostrano come la pirateria sia ancora oggi praticata da una fetta importante di popolazione, caratterizzata da individui consapevoli ma incuranti dei danni diretti e indiretti che si provocano», osserva Federico Bagnoli Rossi, presidente di Fapav.

Piracy Shield

Un primo argine è arrivato nel 2023 con la nuova legge antipirateria, potenziata dall’attivazione, a febbraio 2024, della piattaforma Piracy Shield. Un nome da saga Marvel, per una tecnologia che promette di spegnere in 30 minuti i flussi illegali di eventi sportivi live. Ma lo scudo è ancora parziale: oggi si applica solo allo sport, mentre film e serie restano scoperti.

Bagnoli Rossi lo dice senza giri di parole: «Dobbiamo allargare l’ombrello di protezione. Anche il primo episodio di una serie costa milioni e genera indotto: proteggerlo è una questione di sistema». E in effetti l’impatto è enorme. Solo per cinema e serialità si stimano 61 milioni di fruizioni perse, con un danno di 530 milioni di euro — che salgono a 778 se si considera l’effetto domino sugli abbonamenti legali. Per lo sport live, la voragine tocca i 350 milioni.

Nel primo periodo di applicazione della normativa, spiega il presidente Agcom Giacomo Lasorella, «abbiamo registrato 55.504 segnalazioni che hanno portato al blocco». Ora come nuova fase «stiamo ponendo in consultazione pubblica un regolamento che permetterà di estendere la tutela dei contenuti originali attraverso interventi più mirati e puntuali» . Di fronte alla collaborazione nella lotta alla pirateria di grandi operatori come Google o Microsoft ci sono piattaforme come Cloudflare che nonostante i richiami ancora ospitano i contenuti illeciti, e «con i soggetti esteri c’è ancora una difficoltà di applicazione della normativa».

La cultura dell’illegalità

Ma perché così tanti italiani scelgono la via dell’illegalità? Per molti è una questione di accessibilità: troppi abbonamenti, piattaforme frammentate, eventi sportivi spalmati su mille canali. La sensazione, diffusa, è che la pirateria sia quasi una forma di ribellione, un modo per “riprendersi” ciò che il mercato ha reso inaccessibile. Eppure, il danno è tangibile. Lo ricorda anche Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia: «Difendere sport e intrattenimento dalla pirateria significa proteggere un asset strategico del sistema italiano». Per Luigi De Siervo, amministratore delegato della Lega Serie A, «la pirateria uccide il calcio alla radice, togliendo ossigeno non solo alla Serie A, ma a tutto il movimento sportivo, dalle giovanili alle società minori».

Dazn e Sky

«Nonostante i progressi normativi e tecnologici e i primi segnali incoraggianti, è chiaro che dobbiamo fare ancora di più. Non solo per tutelare l’industria audiovisiva e sportiva, ma anche per difendere chi sceglie ogni giorno la legalità», è il commento di Andrea Duilio ad Sky Italia, aggiungendo che «è fondamentale mettere fine al senso di impunità ancora troppo diffuso tra chi consuma contenuti pirata e all’idea che si tratti di un comportamento accettabile e privo di conseguenze».

«Il valore della pirateria ad oggi è di 350 milioni ossia il 50% di quello che Dazn paga alla Serie A per l’esclusività dei diritti. Una cifra mostruosa». È la denuncia di Stefano Azzi, ceo Dazn Italia, nel suo intervento durante gli Stati Generali contro la pirateria. «Ci sono 3,4 milioni di abbonati alla illegalità che sottraggono risorse al sistema e stanno minando la sostenibilità, bloccando la crescita che nuovi modelli business come quello della revenue share proposto alla Serie A potrebbero dare al sistema».

I fronti della guerra digitale

Intanto, la guerra si sposta anche dentro le sale cinematografiche. Il camcording, cioè la registrazione clandestina dei film con una videocamera, resta una delle fonti primarie di contenuti piratati. Una pratica che pare d’altri tempi, ma che continua a resistere nell’ombra. Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura alla Camera, promette misure legislative più stringenti per combatterla. «I 778 milioni di euro persi su cinema e serialità televisiva sono un numero impressionante - rimarca Alessandro Usai, presidente dell’Anica -. Per noi la lotta alla pirateria è primaria, perché viviamo di un sistema di finestre di sfruttamento successivo al box office».

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