Streaming illegale, Cloudflare dovrà fornire i dati di clienti e utenti
Il Tribunale di Milano, Sezione Specializzata in Materia di Impresa, ha accolto integralmente il reclamo della Lega Serie A contro Cloudflare. Che dovrà ora tenere conto della piattaforma Piracy Shield
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I punti chiave
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La battaglia contro la pirateria audiovisiva registra una vittoria storica con la sentenza del Tribunale di Milano Sezione Specializzata in Materia di Impresa, che ha accolto integralmente il reclamo della Lega Nazionale Professionisti Serie contro Cloudflare, il gigante statunitense dei servizi di Content Delivery Network (Cdn). Con questo provvedimento, l’autorità giudiziaria italiana ha imposto a Cloudflare l’interruzione di qualsiasi supporto tecnico su una serie di siti coinvolti nella trasmissione illecita di contenuti sportivi. In pratica, spega una sota dello Studio Previti che ha assistito la Lega Serie A in questo procedimento «il Tribunale ha ordinato a Cloudflare di inibire la risoluzione DNS dei nomi di dominio (FQDN) e l’instradamento del traffico di rete verso gli indirizzi IP già inibiti dall’Agcom attraverso Piracy Shield».
In più la Sezione ha stabilito che Cloudflare dovrà fornire i dati relativi ai clienti e agli utenti che utilizzano i suoi servizi per trasmettere contenuti protetti così favorendo condotte illecite. Se Cloudflare non dovesse ottemperare all’ordine del Tribunale dovrà corrispondere una penale di 10.000 euro al giorno
Decisione storica
Si tratta di una decisione che potrebbe cambiare profondamente le dinamiche nella lotta alla pirateria digitale, questa presa dal tribunale ambrosiano a favore della Lega Serie A assistita dal collegio difensivo composto da Bruno Ghirardi, Stefano Previti, Vincenzo Colarocco e Giovanni Crescella. Nel procedimento sono intervenuti ad adiuvandum Dazn Ltd, Sky Italia S.r.l., e la Lega Nazionale Professionisti Serie B, rafforzando l’impegno collettivo nel contrasto alla pirateria.
La responsabilità indiretta di Cloudflare
Al cuore della sentenza vi è la definizione di responsabilità indiretta, ma determinante da parte di Cloudflare. Sebbene l’azienda non produca contenuti né gestisca direttamente i siti pirata, il suo ruolo è stato ritenuto cruciale per garantire la distribuzione dei contenuti illeciti. Secondo il provvedimento, il servizio CDN fornito da Cloudflare ha permesso ai siti pirata di mascherare la propria origine, aggirare i blocchi imposti dal provider di rete e continuare a operare indisturbati.
La Sezione del Tribunale di Milano ha evidenziato che tale supporto ha contribuito in modo sostanziale alla diffusione di contenuti protetti da diritti esclusivi, come le partite del campionato di Serie A, generando danni economici significativi. La decisione fa leva su principi già emersi in precedenti contenziosi europei, ma li amplia, definendo un nuovo standard per la responsabilità delle aziende tecnologiche.









