Calcio e pirateria audiovisiva

Streaming illegale, Cloudflare dovrà fornire i dati di clienti e utenti

Il Tribunale di Milano, Sezione Specializzata in Materia di Impresa, ha accolto integralmente il reclamo della Lega Serie A contro Cloudflare. Che dovrà ora tenere conto della piattaforma Piracy Shield

di Andrea Biondi

4' di lettura

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La battaglia contro la pirateria audiovisiva registra una vittoria storica con la sentenza del Tribunale di Milano Sezione Specializzata in Materia di Impresa, che ha accolto integralmente il reclamo della Lega Nazionale Professionisti Serie contro Cloudflare, il gigante statunitense dei servizi di Content Delivery Network (Cdn). Con questo provvedimento, l’autorità giudiziaria italiana ha imposto a Cloudflare l’interruzione di qualsiasi supporto tecnico su una serie di siti coinvolti nella trasmissione illecita di contenuti sportivi. In pratica, spega una sota dello Studio Previti che ha assistito la Lega Serie A in questo procedimento «il Tribunale ha ordinato a Cloudflare di inibire la risoluzione DNS dei nomi di dominio (FQDN) e l’instradamento del traffico di rete verso gli indirizzi IP già inibiti dall’Agcom attraverso Piracy Shield».

In più la Sezione ha stabilito che Cloudflare dovrà fornire i dati relativi ai clienti e agli utenti che utilizzano i suoi servizi per trasmettere contenuti protetti così favorendo condotte illecite. Se Cloudflare non dovesse ottemperare all’ordine del Tribunale dovrà corrispondere una penale di 10.000 euro al giorno

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Decisione storica

Si tratta di una decisione che potrebbe cambiare profondamente le dinamiche nella lotta alla pirateria digitale, questa presa dal tribunale ambrosiano a favore della Lega Serie A assistita dal collegio difensivo composto da Bruno Ghirardi, Stefano Previti, Vincenzo Colarocco e Giovanni Crescella. Nel procedimento sono intervenuti ad adiuvandum Dazn Ltd, Sky Italia S.r.l., e la Lega Nazionale Professionisti Serie B, rafforzando l’impegno collettivo nel contrasto alla pirateria.

La responsabilità indiretta di Cloudflare

Al cuore della sentenza vi è la definizione di responsabilità indiretta, ma determinante da parte di Cloudflare. Sebbene l’azienda non produca contenuti né gestisca direttamente i siti pirata, il suo ruolo è stato ritenuto cruciale per garantire la distribuzione dei contenuti illeciti. Secondo il provvedimento, il servizio CDN fornito da Cloudflare ha permesso ai siti pirata di mascherare la propria origine, aggirare i blocchi imposti dal provider di rete e continuare a operare indisturbati.

La Sezione del Tribunale di Milano ha evidenziato che tale supporto ha contribuito in modo sostanziale alla diffusione di contenuti protetti da diritti esclusivi, come le partite del campionato di Serie A, generando danni economici significativi. La decisione fa leva su principi già emersi in precedenti contenziosi europei, ma li amplia, definendo un nuovo standard per la responsabilità delle aziende tecnologiche.

Le motivazioni della sentenza

Il testo della sentenza, ricco di argomentazioni giuridiche, è un documento destinato a diventare un riferimento per casi simili in futuro. La Sezione ha specificato che la protezione dei diritti audiovisivi rappresenta un valore centrale per garantire la sostenibilità economica dello sport professionistico. La Lega Serie A, in qualità di titolare dei diritti di trasmissione, ha dimostrato come la pirateria abbia eroso la base economica di contratti televisivi multimilionari, con impatti negativi sulla qualità degli investimenti degli nello sport e nella sua diffusione mediatica.

In particolare, è stato sottolineato che l’infrastruttura fornita da Cloudflare non è un elemento passivo della rete, ma un componente attivo che, tramite funzioni ad hoc ha consentito ai siti pirata di eludere gli strumenti di blocco ordinati dal giudice. L’assenza di misure preventive o di controllo, ma anche successivamente alle istanzed ricevute, da parte di Cloudflare è stata quindi interpretata come una forma di corresponsabilità.

De Siervo (ad Lega Serie A): «Punto di svolta»

La Lega Serie A ha accolto con entusiasmo il provvedimento che va a colpire un fenomeno che sottrae ogni anno centinaia di milioni di euro all’industria sportiva (intorno a 300 solo per la Serie A) minando la possibilità di reinvestire in infrastrutture, talenti e iniziative per il pubblico. «L’accoglimento in toto del nostro reclamo contro Cloudflare conferma la validità delle ragioni di chi si batte a tutela della legalità - ha affermato Luigi De Siervo, Amministratore Delegato di Lega Serie A -. Cloudflare è stata anche obbligata a comunicare tutti i nomi di chi ha sfruttato le trasmissioni delle Iptv pirata per vedere le partite senza pagare, lasciando tracce indelebili nella rete dei propri indirizzi IP. Siamo arrivati a un punto di svolta decisivo, non solo i fornitori di servizi di accesso alla rete sono stati condannati per aver veicolato contenuti illeciti, ma anche l’utilizzatore finale, ora individuato facilmente, sarà perseguito a norma di legge. L’utilizzo delle piattaforme pirata non è solo un atto illegale, è un attentato al lavoro di migliaia di persone oneste, chi sceglie questa strada uccide il futuro del calcio e dello sport, non possiamo accettare che sia distrutto ciò che amiamo».

Lega Serie B: «Stop all’illegalità»

«È un risultato di grande importanza, una tappa fondamentale nel percorso alla lotta contro la pirateria. L’ordinanza del Tribunale di Milano – si legge in una nota della Serie B - certifica come fossero legittime le richieste che Lega Serie A e Lega Serie B intervenuta ad adiuvandum unitamente a Sky Italia e Dazn fecero a loro tempo per bloccare i domini intestati a Cloudflare, invocando come essa favorisse la pirateria e quindi l’illegalità nella trasmissione di contenuti dei campionati di calcio di A e di B».

Dazn: «La tecnologia sia al servizio delle fruizioni lecite»

Questo il commento di Dazn: «Esprimiamo soddisfazione per questa ennesima battaglia vinta contro la pirateria. Sappiamo che è un ulteriore passo importante all’interno di una strategia articolata in corso di esecuzione e tesa a combattere questo fenomeno criminale. Ai blocchi delle piattaforme illegali avvenuti grazie a Piracy Shield, si sono aggiunte le numerose azioni delle Procure contro chi vende pirateria ma anche contro chi la compra con l’avvio delle azioni sui clienti finali come le sanzioni. Ora questa sentenza che arriva dopo quella della Francia, conferma quanto, all’interno della filiera criminale della pirateria che sfrutta appositamente determinati servizi, tutti abbiano una responsabilità. La tecnologia deve essere al solo servizio della fruizione lecita dei contenuti».

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