Pasta

La Molisana investe 230 milioni su impianti e su nuove linee di prodotto per sughi e gnocchi

Nel 2026 ricavi a 550 milioni. L’ad Giuseppe Ferro: «Un miracolo arrivare ai vertici in 15 anni, resteremo sul territorio»

di Emiliano Sgambato

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«Tra due mesi saranno passati 15 anni da quando la nostra famiglia decise di andare oltre la tradizionale attività di molitura e acquisire La Molisana, allora un marchio da 16 milioni di fatturato e lo 0,3% di quota di mercato. In questi anni si è realizzato un piccolo miracolo in una zona come il Molise, dove non è certo facile crescere per le imprese, e ora abbiamo una quota di mercato Italia del 10,8% (secca e integrale, dato Circana, ndr) dietro il 21% di Barilla, oltre che essere ampiamente in testa nel segmento integrale con una quota del 20 per cento».

Ad affermarlo con orgoglio è Giuseppe Ferro, ad de La Molisana, che non intende fermarsi e annuncia la volontà di mettere in campo importanti investimenti per continuare a crescere oltre i 500 milioni di fatturato raggiunti nel 2025 (erano 450 nel 2024). «È appena entrata in funzione una nuova linea per la produzione di pasta corta – dice Ferro – che vale circa 40 milioni di nuovo fatturato, per cui nel 2026 arriveremo almeno a 550 milioni di gruppo, di cui 400 milioni dovuti solo alla pasta (di cui circa il 12% realizzati con i marchi del distributore, ndr). E siamo arrivati a questo punto anche con il debito a zero».

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L’intenzione è di investire ancora, dopo i circa 200 milioni già messi in pista negli ultimi anni, senza lasciare il Molise. «Avvieremo un nuovo molino con pastificio, operazione per cui servono oltre 100 milioni di euro – continua Ferro – e siamo felici di restare sul nostro territorio dove non c’è delinquenza e si lavora bene, soprattutto se pensiamo che diamo la possibilità alle persone di non abbandonare la loro terra d’origine».

Anche se la Molisana ha costantemente conquistato spazi in un mercato maturo come quello italiano, lo sbocco naturale è ormai oltreconfine. «La metà del fatturato già viene dall’estero – continua l’ad– ma contiamo di poter arrivare al 70 per cento. Stiamo avendo ottimi risultati sia in Europa, ad esempio in Germania e Spagna, ma anche in Oriente, in Australia e in Sud America». E poi ci sono gli Stati Uniti: La Molisana è stata tra i marchi interessati a fine 2025 da un’indagine antidumping con minacce di dazi fino al 107%, ridotti a gennaio 2026 al 2,2% (da aggiungersi al 15% che vale per tutti). «È un percorso che si deve ancora concludere – commenta Ferro – c’è una normativa complessa a cui noi, essendo un marchio relativamente nuovo su quel mercato, siamo più esposti. Gli Usa restano importanti e ad oggi valgono il 15% dell’export».

Tornando sul fronte investimenti, altri 130 milioni saranno messi a budget per ampliare la produzione a prodotti affini, sia in modo diretto sia attraverso acquisizioni. «Abbiamo aperto un dossier soprattutto sugli gnocchi e su salse e sughi, ma anche sui biscotti, un prodotto che si discosta di più dal nostro business – dice Ferro –. Attualmente già vendiamo alcuni prodotti fatti da altri, ma iniziare la produzione cambia radicalmente l’impegno e gli orizzonti di sviluppo».

L’intenzione in ogni caso è quella di continuare a innovare. «Se si paragona un’automobile di qualche decina di anni fa con quelle di oggi, tutti notano che sono un altro pianeta. Così è con gli impianti di produzione, che permettono più flessibilità, più velocità e più qualità». Per il successo de La Molisana molto hanno voluto dire ad esempio i nuovi formati, come lo spaghetto quadrato o il rigacuore che occupano ancora oggi il quarto e il decimo posto dei formati più venduti. «Con l’integrale siamo partiti da zero, l’abbiamo reinventata, vuol dire che il prodotto ha fatto e fa la differenza, come dimostrano anche le ultime prove di assaggio per tutta la nostra pasta», dice ancora Ferro.

A legare il futuro e il passato c’è poi l’origine del grano, al 100% italiano. «Abbiamo accordi di filiera con i fornitori – continua l’ad – che prevedono precise esigenze di qualità sulla materia prima ed effettuiamo molti controlli per garantirla. Ma è comunque un bel rischio, perché siamo più esposti di altri all’andamento climatico della stagione, non potendo andare a prendere all’estero il grano che ci serve».

C’è poi l’impegno sul packaging: «Sembrano particolari, ma il tipo di confezione influenza le scelte di acquisto – continua – e molto importante è il lavoro che stiamo facendo sulla sostenibilità: quest’anno completeremo il cambio di materiale dell’incarto, che sarà completamente compostabile».

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