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Pasta di Gragnano Igp: oltre il 50% di export, ma i dazi non fanno troppa paura

Tre giorni di festa per la Città della Pasta. Goro d’affari a 400 milioni di euro per una produzione 2024 che ha superato le 100mila tonnellate

di Emiliano Sgambato

Spaghetti di Gragnano IGP alla Carbonara dello chef Giuseppe Cesarano (foto Consorzio della Pasta di Gragnano Igp)

3' di lettura

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Degustazioni, showcooking, talk, musica, premi culturali ed esperienze immersive: è partita la tre giorni che celebra la Pasta di Gragnano Igp. Anche all’insegna della collaborazione con dodici altri Consorzi che, ospiti dell’evento, presenteranno primi piatti a base dei prodotti a marchio tutelato: dai “cugini” della Mozzarella di Bufala Campana Dop e del Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino Dop, al Basilico Genovese Dop passando per le Igp del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale e della Cipolla Bianca di Margherita.

«Abbiamo già seguito questa strada in passato e crediamo sia molto proficua. La pasta si sposa con tutti i prodotti tipici italiani ed è una via promozionale che vogliamo percorrere maggiormente anche all’estero», commenta il presidente del Consorzio e ad del Pastificio Lucio Garofalo, Massimo Menna.

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Del resto l’export per le aziende del Consorzio nato nel 2013 pesa per oltre il 50% del giro d’affari, che si aggira sui 400 milioni di fatturato alla produzione, dato che fa dalla Pasta di Gragnano Igp il decimo prodotto per valore tra le Dop e Igp italiane e il secondo tra quelli del Mezzogiorno (Rapporto Ismea-Qualivita 2024).
Nel 2024 è stato consolidato l’obiettivo di una produzione di oltre 100mila tonnellate, con buone prospettive di crescita anche per il 2025 nonostante dazi e crisi dei consumi interni.

«Il Consorzio ha principalmente compiti di tutela e promozione e non abbiamo dati puntuali che misurino la situazione mese per mese, e le diverse dimensioni delle aziende che ne fanno parte impediscono di tracciare un quadro omogeneo», premette prudente Menna, che però non nasconde un certo ottimismo: «I dazi sono senz’altro un danno e un’operazione da condannare che non fa bene a nessuno, ma il sentiment per ora mi sembra resti positivo in considerazione di alcuni fattori. Innanzitutto gli Usa sono tra i nostri principali mercati extra Ue ma non hanno una quota rilevante: non dispongo di dati precisi per tutto il Consorzio, ma se per Garofalo si tratta del 20%, la media sarà un dato nettamente inferiore. Inoltre i costi di trasporto non sono colpiti dai dazi e per noi sono una voce rilevante. Infine, il valore assoluto del prezzo della pasta non è elevato come quello di altri beni, contiamo quindi di riuscire a contenere i danni grazie alla disponibilità di spesa di consumatori sempre più esigenti in fatto di qualità anche all’estero».

«Del resto i consumi interni frenano e l’unica via di espansione è oltreconfine. In genere la pasta di qualità comincia a entrare in punta di piedi nei Paesi stranieri, poi però i consumatori ne aumentano i consumi e diventano sempre più esigenti», racconta Menna.
In una nota del Consorzio si legge del resto come gli imprenditori e i manager dei pastifici segnalino Medio Oriente (soprattutto gli Emirati Arabi Uniti) e Cina come le aree con le maggiori opportunità di sviluppo, che sono anche le aree dove è più alto il rischio di concorrenza sleale con i danni da italian sounding, non a caso in testa alle priorità del mandato di Menna.

Attualmente i produttori di pasta di Gragnano Igp sono 23, di cui 14 sono soci del Consorzio di tutela. Le aziende consorziate, che rappresentano oltre il 97% in termini di volume prodotto e valore della produzione sono: Garofalo; Liguori; Di Martino; La Fabbrica della Pasta; Antiche Tradizioni di Gragnano; Pastificio dei Campi; Afeltra; Cooperativa Pastai Gragnanesi; Il Mulino di Gragnano; Pastificio D’Aniello; Pastificio Ducato d’Amalfi; Pastificio Sorrentino; Pastificio della Forma; 28 Pastai.

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