Pasta di Gragnano Igp: oltre il 50% di export, ma i dazi non fanno troppa paura
Tre giorni di festa per la Città della Pasta. Goro d’affari a 400 milioni di euro per una produzione 2024 che ha superato le 100mila tonnellate
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Degustazioni, showcooking, talk, musica, premi culturali ed esperienze immersive: è partita la tre giorni che celebra la Pasta di Gragnano Igp. Anche all’insegna della collaborazione con dodici altri Consorzi che, ospiti dell’evento, presenteranno primi piatti a base dei prodotti a marchio tutelato: dai “cugini” della Mozzarella di Bufala Campana Dop e del Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino Dop, al Basilico Genovese Dop passando per le Igp del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale e della Cipolla Bianca di Margherita.
«Abbiamo già seguito questa strada in passato e crediamo sia molto proficua. La pasta si sposa con tutti i prodotti tipici italiani ed è una via promozionale che vogliamo percorrere maggiormente anche all’estero», commenta il presidente del Consorzio e ad del Pastificio Lucio Garofalo, Massimo Menna.
Del resto l’export per le aziende del Consorzio nato nel 2013 pesa per oltre il 50% del giro d’affari, che si aggira sui 400 milioni di fatturato alla produzione, dato che fa dalla Pasta di Gragnano Igp il decimo prodotto per valore tra le Dop e Igp italiane e il secondo tra quelli del Mezzogiorno (Rapporto Ismea-Qualivita 2024).
Nel 2024 è stato consolidato l’obiettivo di una produzione di oltre 100mila tonnellate, con buone prospettive di crescita anche per il 2025 nonostante dazi e crisi dei consumi interni.
«Il Consorzio ha principalmente compiti di tutela e promozione e non abbiamo dati puntuali che misurino la situazione mese per mese, e le diverse dimensioni delle aziende che ne fanno parte impediscono di tracciare un quadro omogeneo», premette prudente Menna, che però non nasconde un certo ottimismo: «I dazi sono senz’altro un danno e un’operazione da condannare che non fa bene a nessuno, ma il sentiment per ora mi sembra resti positivo in considerazione di alcuni fattori. Innanzitutto gli Usa sono tra i nostri principali mercati extra Ue ma non hanno una quota rilevante: non dispongo di dati precisi per tutto il Consorzio, ma se per Garofalo si tratta del 20%, la media sarà un dato nettamente inferiore. Inoltre i costi di trasporto non sono colpiti dai dazi e per noi sono una voce rilevante. Infine, il valore assoluto del prezzo della pasta non è elevato come quello di altri beni, contiamo quindi di riuscire a contenere i danni grazie alla disponibilità di spesa di consumatori sempre più esigenti in fatto di qualità anche all’estero».
«Del resto i consumi interni frenano e l’unica via di espansione è oltreconfine. In genere la pasta di qualità comincia a entrare in punta di piedi nei Paesi stranieri, poi però i consumatori ne aumentano i consumi e diventano sempre più esigenti», racconta Menna.
In una nota del Consorzio si legge del resto come gli imprenditori e i manager dei pastifici segnalino Medio Oriente (soprattutto gli Emirati Arabi Uniti) e Cina come le aree con le maggiori opportunità di sviluppo, che sono anche le aree dove è più alto il rischio di concorrenza sleale con i danni da italian sounding, non a caso in testa alle priorità del mandato di Menna.









