La Gen Z e le nuove leve per attrarre e trattenere i talenti in azienda
Per le nuove generazioni, welfare ed equilibrio sono chiavi per attrarre e trattenere i talenti in azienda
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Per attrarre e trattenere le nuove generazioni in azienda, bisogna innanzitutto capire come queste vedono il mondo del lavoro, come le loro priorità differiscono rispetto a quelle delle generazioni che le hanno precedute e, soprattutto, come vivono il rapporto con l’azienda in quanto tale.
In una fase storica in cui, a causa di trasformazioni demografiche e sociali, la distanza anagrafica tra i colleghi più senior e quelli più junior è particolarmente ampia, potrebbe sembrare un’impresa complessa. Ma ci sono almeno due fattori che in anni relativamente recenti hanno toccato tutti quanti e che, se per chi è sul mercato del lavoro già da tempo hanno portato cambiamenti importanti, per chi vi si sta affacciando sono precondizioni che modellano l’intera esperienza professionale.
Da una parte la discontinuità data dal periodo pandemico. Il 2020 ha messo in discussione i percorsi professionali e le certezze organizzative di tutti, accelerando la diffusione dello smart working e portando nel discorso comune fenomeni come “le grandi dimissioni”, il “quiet quitting” o le carriere non lineari. Dall’altra le novità legislative che, dalla Legge di Bilancio del 2016 in poi, hanno reso il welfare aziendale un elemento sempre più un strategico, allargando il perimetro di benefit che possono essere offerti ai dipendenti e la gamma degli strumenti che lo rendono spendibile.
Due esigenze chiave sulle quali costruire una relazione
Sul fatto che i nati a cavallo del nuovo millennio abbiano un rapporto col lavoro diverso rispetto a chi li ha preceduti esiste ormai una vasta letteratura. Prendiamo i dati più recenti: quelli del Randstad Workmonitor 2026, che fotografano come i Gen Z siano i meno soddisfatti dell’equilibrio tra vita privata e lavoro che la loro occupazione gli concede (69%, contro il 78% della Gen X) e al tempo stesso quelli che sentono di avere meno libertà di scelta nella gestione del proprio tempo (59% contro il 66% dei baby boomer).
Lo stesso studio rileva come ben il 45% dei Gen Z abbia già lasciato un lavoro perché non si adattava al suo stile di vita, il 42% perché non gli offriva abbastanza flessibilità e il 31% perché a mancare era l’indipendenza. In tutti i casi, le risposte date dalle altre generazioni si posizionano diversi punti percentuali più in basso.








