La fotografia

Lavoro, per più di un dipendente su due la carriera non è priorità. Cresce la voglia di disconnessione

Nel Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale quattro lavoratori su dieci temono di essere sostituiti dall’intelligenza artificiale, più della metà pensa che i dirigenti della propria azienda ripongano più fiducia nelle nuove tecnologie che nei lavoratori

di Giorgio Pogliotti

Il nono Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, realizzato con il contributo di Campari, Credem, Edison e Michelin restituisce una fotografia dell’impatto che stanno avendo le nuove tecnologie sul mercato del lavoro e del nuovo approccio delle nuove generazioni nei confronti del lavoro, che spostano l’accento sulla qualità dell’ambiente lavorativo

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Per oltre metà dei dipendenti fare carriera non rappresenta una priorità. Prevale la quota di chi risponde ad email e telefonate anche fuori dall’orario di lavoro, ma non tra i giovani che in maggioranza praticano il diritto alla disconnessione. Quattro su dieci temono di essere sostituiti dall’intelligenza artificiale, ma più della metà pensa che i dirigenti della propria azienda ripongano più fiducia nelle nuove tecnologie che nei lavoratori. La maggioranza preferisce lavorare in un’azienda di cui condivide i valori, anche se in altre aziende sarebbe pagato di più.

Il nono Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, realizzato con il contributo di Campari, Credem, Edison e Michelin restituisce una fotografia dell’impatto che stanno avendo le nuove tecnologie sul mercato del lavoro e del nuovo approccio delle nuove generazioni nei confronti del lavoro, che spostano l’accento sulla qualità dell’ambiente lavorativo.

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Per la maggioranza esistono le condizioni per ridurre la settimana lavorativa

Per il 71,3% del campione intervistato ci sono le condizioni tecnologiche ed economiche per tagliare il tempo dedicato al lavoro, con ad esempio la settimana lavorativa di quattro giorni. Questa opinione è condivisa dall’82,8% dei 18-34enni, dal 72,9% dei 35-49enni e dal 64% dei 50 anni e più. Per l’88,2% degli occupati avere più tempo per sé stessi e il proprio benessere dovrebbe essere un diritto per tutti.

La carriera non è una priorità

Per il 55,1% dei dipendenti far carriera non è una priorità nella vita, lo è invece per il 33,8%,mentre l’11,1% non esprime un’opinione. Al 64,7% dei lavoratori capita di perdere il senso del proprio lavoro, concepito solo come fonte per avere reddito. Per il 44,7% degli occupati il lavoro è più un obbligo che una passione, per il 42,7% no e il 12,6% non ha un’opinione precisa.

Il 51,1% degli occupati dipendenti preferirebbe lavorare in un’azienda di cui condivide i valori anche se in altre aziende sarebbe pagato di più. Il 26,9% no e il 22% non sa.

I giovani: no a messaggi, e-mail o chiamate fuori orario

Ricevere e-mail, messaggi e telefonate fuori dell’orario di lavoro genera ansia al 45,8% degli occupati. Ragion per cui il 43,9% ha scelto di praticare il “diritto alla disconnessione”, non rispondendo a e-mail, messaggi e chiamate fuori dall’orario lavorativo, il 49,3% continua a farlo e il 6,8% non ha effettuato scelte in proposito. Non rispondono a e-mail e messaggi fuori dall’orario di lavoro il 57,7% dei giovani, il 47,5% dei 35-49enni e il 33,7% degli over 50.

Con il lavoro non si diventa benestanti per la maggioranza del campione

Per il 57,7% degli occupati la propria retribuzione non è adeguata al lavoro che svolge, il 36,1% ne è soddisfatto, il 6,2% non si esprime. Per il 55,4% dei dipendenti la propria retribuzione non consente di risparmiare, per il 35,0% sì e il 9,6% non dà indicazioni. Per il 52,4% degli occupati con il lavoro non si diventa benestanti nella vita, il 29,8% non è d’accordo e il 17,8% non sa. Il 78,9% dei lavoratori non si sente abbastanza valorizzato nel proprio lavoro e il 62,2% non ha sufficiente autonomia.

Il cambio frequente di azienda è per il 32,5% degli occupati più efficace della fedeltà ad una singola azienda per ottenere retribuzioni più alte, il 38% non è d’accordo e il 29,5% non ha ancora un’opinione in merito. Al 68,3% degli occupati capita di provare forme di “fatigue”, con estrema stanchezza psicofisica ed emotiva al lavoro, al 27,8% no e il 3,9% non risponde. Al 54% dei lavoratori è capitato almeno una volta di soffrire di ergofobia, cioè di avere paura all’idea di recarsi al lavoro. Al 21,7% degli occupati capita di soffrire della sindrome dell’impostore, dubitando delle proprie competenze e successi, cercando di continuo l’approvazione altrui.

La paura dell’AI e la sfiducia per i social

Il 36,7% degli occupati italiani utilizza l’IA nel proprio lavoro, il 59,7% no e il 3,6% non risponde in merito. Il 42,6% dei dipendenti teme che l’IA possa sostituirlo nel lavoro e il 55,3% pensa che i dirigenti della propria azienda ripongono più fiducia nelle nuove tecnologie che nei lavoratori. I social proiettano un’idea di lavoro attraente, fatta di libertà, viaggi e successo personale che il 64,4% degli occupati ritiene fuorviante, irreale e falsa (il 15,6% no e il 20% non ha ancora formulato un’opinione in merito).

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