La fuga dei cervelli dal Sud: «Costa oltre 4 miliardi. Ogni anno fanno le valigie 134.000 studenti e 36.000 laureati»
Focus di Censis e Confcooperative. I laureati in discipline Stem (scienze, tecnologia, ingegneria, matematica) rappresentano appena il 22,4% del totale nazionale, con un gap dell’11% di 11 punti percentuali rispetto al peso demografico del Sud. E le startup innovative? Solo il 28,3% del totale
di Andrea Carli
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È un’emorragia silenziosa che mette a repentaglio il presente e il futuro del Sud dell’Italia. Il rapporto Censis – Confcooperative “Sud, la grande fuga”, divulgato oggi, mercoledì 12 novembre, parla chiaro: ogni anno se ne vanno 134.000 studenti e 36.000 laureati. Una fuga dei cervelli che a quell’area costa costa oltre 4 miliardi. «Un trasferimento di ricchezza che risale dal Sud prendendo la strada del Nord», osserva Maurizio Gardini, numero uno di Confcooperative. «È una perdita sociale, economica, demografica, culturale - aggiunge -. Un depauperamento silenzioso di risorse che svuota interi territori. Un pezzo della futura classe dirigente che se ne va, lasciando dietro di sé interrogativi sul destino del Mezzogiorno».
Una perdita economica, dunque: 157 milioni di euro evaporati dalle casse degli atenei meridionali. Risorse che si materializzano altrove, nelle università del Centro-Nord, dove rette più salate (2.066 euro contro i 1.173 del Sud) hanno fruttato 277 milioni di incassi. Il conto per le famiglie meridionali? Altri 120 milioni annui di differenziale. Il Sud paga di più per vedere partire i propri figli.
Il numero di immatricolati di Sud e Isole che scelgono atenei del Centro-Nord, pur oscillando, si mantiene su livelli elevati: dai 22.957 dell’anno accademico 2016/17 si passa ai 22.396 del 2020/21, per poi scendere a 16.545 nel 2024/25. Quest’ultima flessione, viene messo in evidenza, «potrebbe essere interpretata come un segnale positivo, ma va letta alla luce dello spopolamento che colpisce in modo particolare le regioni del Mezzogiorno. Può quindi non necessariamente derivare da una maggiore capacità di trattenimento degli atenei del Sud, quanto piuttosto da una riduzione fisiologica della platea potenziale di studenti».
Ancora più significativo è il dato sugli studenti universitari residenti nel Mezzogiorno che frequentano atenei del Centro-Nord: dai 132.755 del 2016/17 si arriva a 136.708 nel 2020/21, per poi arrivare a 134.207 nel 2023/24. «Si tratta di un flusso massiccio e sostanzialmente stabile di capitale umano che abbandona il territorio d’origine per formarsi altrove, con scarse probabilità di ritorno una volta completato il percorso di studi».
Le città più gettonate: Roma, Milano e Torino
La destinazione preferita dagli studenti residenti nel Mezzogiorno e che si trasferiscono al Centro-Nord è Roma. Infatti, la provincia ha attratto durante l’anno accademico 2023/2024 precisamente 32.895 studenti, circa un quarto della quota complessiva (25,06%). Seguono con grande distacco le province di Milano (19.090, 14,54%), Torino (16.840, 12,83%), Bologna (11.813, 9%) e Pisa (6.381, 4,86%).









