Un anno con Leone, il primo papa americano della storia

4/7Attualità

La diplomazia discreta (sempre per la pace)

 Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy e Papa Leone XIV salutano i giornalisti durante il loro incontro a Castel Gandolfo, in Italia, martedì 9 dicembre 2025. (AP Photo/Andrew Medichini)      Associated Press/ LaPresse Solo Italia e Spagna APN

Un tema centrale di questo anno è stato l’attivismo diplomatico, svolto lontano dai riflettori, sempre per la pace. Un lavoro «dietro le quinte», come egli stesso ha confidato ai giornalisti nel volo di ritorno dal Libano, meta con la Turchia del primo viaggio apostolico: «Il nostro lavoro principalmente non è una cosa pubblica che dichiariamo per le strade, è un po’ “dietro le quinte”. È una cosa che infatti già abbiamo fatto e continueremo a fare per cercare, diciamo, di convincere le parti a lasciare le armi, la violenza, e venire insieme al tavolo di dialogo». In queste dichiarazioni del Pontefice si trova la chiave di tante iniziative avviate in questo primo anno di pontificato, a cominciare dalla primissima offerta, a pochi giorni dalla elezione, di aprire i “Sacri Palazzi” per renderli sede di negoziati tra Russia e Ucraina. Proposta che ha incontrato lo scetticismo russo e l’entusiasmo ucraino, espresso dal presidente Volodymyr Zelensky, quest’ultimo incontrato per tre volte dal Papa. Due delle quali a Castel Gandolfo, dove - dopo dodici anni – Leone ha ripristinato il ritorno nella residenza estiva, lasciando il Palazzo Pontificio come polo museale aperto al pubblico e risiedendo invece a Villa Barberini. Una residenza divenuta familiare a tanti giornalisti che ogni martedì sera, all’uscita, hanno incontrato il Pontefice per raccogliere le sue dichiarazioni e osservazioni su temi di attualità. Oppure appelli, anche veloci, ma sempre mirati a interpellare i “grandi del mondo” perché «facciano finire la guerra» e lavorino per la pace «non con le armi» bensì «con il dialogo», oppure a stimolare un’azione di popolo, come quando, all’indomani dell’attacco Usa all’Iran, ha esortato i connazionali statunitensi «a cercare come comunicare con i “congressisti”, con le autorità, per dire che non vogliamo la guerra, vogliamo la pace!». Un’azione senza precedenti che ha stimolato la reazione dell’amministrazione degli Stati Uniti con il presidente Donald Trump arrivato a criticare aspramente il Pontefice proprio nel giorno in cui lui si imbarcava per l’Algeria, meta insieme a Camerun, Angola e Guinea Equatoriale, del viaggio apostolico finora più lungo (13-23 aprile). A queste critiche il Papa, sollecitato dai giornalisti in aereo, non ha replicato ma ha risposto ricordando il suo ruolo e la sua missione: quella di «pastore» e non di «politico». Quindi «nessun dibattito» con Trump, né «paura» di eventuali attacchi da quella amministrazione, ma solo la missione di annunciare il «messaggio del Vangelo» di cui purtroppo alcuni oggi abusano. Parole ribadite di recente di nuovo a Castel Gandolfo: «La Chiesa annuncia il Vangelo, predica la pace. Se qualcuno vuole criticarmi, lo faccia con verità».

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