Fonti legali

La difesa di Margherita Agnelli: «Disattese e tradite» le ultime volontà dell’Avvocato

Per i difensori della secondogenita di Gianni Agnelli le disposizioni del padre risalenti al 1998 confermano come come la destinazione al nipote John Elkann della propria quota del 25% della Dicembre «non rappresentasse la sua ultima e definitiva volontà»

Nella foto di archivio del 25 dicembre 2000 Giovanni Agnelli e sua moglie Marella Caracciolo fotografati a piazza S. Pietro per la benedizione ''Urbi et Orbi'' del Pontefice. ANSA ARCHIVIO/ BRAMBATTI/ CRI

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All’udienza in tribunale a Torino - dedicata alla causa civile promossa dalla secondogenita di Gianni Agnelli, Margherita Agnelli, nei confronti dei di lei figli di John, Lapo, e Ginevra Elkann - che si è svolta oggi, 29 settembre, gli avvocati di Margherita hanno prodotto copia di un nuovo (e inedito) testamento dell’Avvocato, datato 1998. Nel testo, di poche righe, si legge: «A modifica di altre disposizioni precedenti lascio a mio figlio Edoardo la mia partecipazione nella società semplice “Dicembre” pari all’incirca al 25%. Sono sicuro che gli altri miei congiunti, già proprietari ciascuno di una quota della stessa entità, accetteranno senza contestazioni questa mia disposizione». Nelle ore successive, fonti del collegio difensivo di Margherita Agnelli hanno fatto trapelare una sorta di position paper per spiegare la linea della loro assistita in relazione all’eredità di Gianni Agnelli. La riportiamo in calce.

“All’udienza del 29 settembre della causa civile di Torino promossa da Margherita Agnelli nei confronti di John, Lapo, Ginevra Elkann, gli avvocati di Margherita hanno prodotto la copia di un nuovo ed inedito testamento dell’avv. Gianni Agnelli del 1998. 

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Il documento è stato rinvenuto nel corso delle indagini avviate dalla Procura della Repubblica nei confronti, tra gli altri, di John Elkann, Gianluigi Ferrero, con l’accusa di fraudolenta evasione fiscale e truffa ai danni dello Stato italiano (i quali, si ricorda, hanno rispettivamente richiesto la messa alla prova e il patteggiamento, dando di fatto acquiescenza alle contestazioni mosse), e del Notaio Remo Morone (figlio di Ettore), quest’ultimo accusato di falso in atto pubblico.

Si tratta di un testamento olografo, debitamente redatto e sottoscritto in data 20 gennaio 1998, con cui Gianni Agnelli stabiliva che le sue partecipazioni nella società Dicembre, pari a circa il 25%, venissero attribuite al figlio Edoardo “a modifica di altre disposizioni precedenti”, revocando con ciò le disposizioni di cui alla “lettera di Monaco” del 1996. Quest’ultima era stata redatta prima che Gianni Agnelli si sottoponesse ad una delicata operazione a Monte Carlo e con essa prevedeva che il 25% della sua partecipazione nella Dicembre venisse riconosciuto in favore del nipote John Elkann.

All’apertura del testamento di Gianni Agnelli, avvenuta il 24 febbraio 2003 presso lo studio del Notaio Ettore Morone, le informazioni disponibili per gli eredi Margherita Agnelli e Marella Caracciolo relativamente alle quote della Dicembre erano solo circoscritte alla lettera di Monaco del 1996. Convinta di adempiere fedelmente alle volontà del marito, in pari data Marella Caracciolo, con atto rogato dal Notaio Ettore Morone, trasferiva a titolo di donazione a John Elkann una quota pari al 25,37% della Dicembre, consentendogli di acquisire la maggioranza del capitale.

Il testamento sulla Dicembre del 1998 oggetto di ritrovamento, mai revocato, né modificato (neppure nell’ambito delle successive disposizioni del 20 aprile 1999) è stato, dunque, totalmente ignorato e tenuto nascosto per tutti questi anni.

Tale documento dimostra come la disposizione con cui Gianni Agnelli aveva destinato al nipote John Elkann la propria quota del 25% della Dicembre non rappresentasse la sua ultima e definitiva volontà. Al contrario, dalle volontà autografe dell’Avvocato, oggi prodotte innanzi al Tribunale, emerge come al nipote sarebbe dovuta spettare soltanto una partecipazione minoritaria, mentre quella a lui riconducibile doveva spettare al figlio Edoardo – tragicamente scomparso nel 2000 - e, in mancanza, ai suoi eredi legittimi, ossia Margherita Agnelli e Marella Caracciolo.

Questa circostanza costituisce un ulteriore elemento idoneo a determinare una radicale revisione degli assetti proprietari della Dicembre e, sul piano morale, rappresenta la prova che le ultime volontà dell’Avvocato siano state disattese e tradite.

Background

Il 24 gennaio 2003, dopo una lunga malattia, si spegne Gianni Agnelli.

Il 24 febbraio 2003 – presso lo studio notarile del Notaio Ettore Morone – vengono pubblicate le disposizioni testamentarie dell’Avvocato, articolate in tre distinti documenti, che risultano essere stati preventivamente “depositati fiduciariamente” (circostanza priva, tuttavia, di indicazione circa la data del deposito e l’autore materiale di tale operazione).

Si dà atto che:

• la prima disposizione è contenuta su un foglio uso bollo scritto per dieci righe della prima facciata;

• la seconda su un foglio di carta da lettere scritto per cinque righe della prima facciata;

• la terza su due fogli scritti rispettivamente per quindici righe e dieci righe, comprese le date e le firme.

Nella prima, datata 12 dicembre 1983, Gianni Agnelli prelegava “l’usufrutto delle azioni Gapi spa a mia moglie Marella Caracciolo”, osservando che tale prelegato era “da intendersi a carico di tutta l’eredità ed è a prelevarsi prima di ogni altra ripartizione”.

Nella seconda, del 14 gennaio 1985, disponeva la nomina dell’“esecutore testamentario l’avvocato Franzo Grande Stevens”.

Nella terza, del 20 aprile 1999, l’Avvocato destinava a favore della moglie Marella Caracciolo e dei figli Margherita ed Edoardo Agnelli le proprie proprietà immobiliari, statuendo in particolare:

• la residenza in collina a Torino, in strada San Vito Revigliasco, “con relative pertinenze e con tutti gli inerenti arredi accessori, mobili”, veniva attribuita “per l’usufrutto vitalizio a mia moglie Marella e per la nuda proprietà ai miei due figli Margherita ed Edoardo in parti uguali”;

• analogamente, “ogni mia proprietà immobiliare in Villar Perosa, con relative pertinenze e con tutti gli inerenti arredi, accessori mobili ed oggetti” veniva lasciata con le medesime modalità di usufrutto a Marella e nuda proprietà ai due figli, in parti uguali;

• l’immobile di Roma, in Via XXIV Maggio n. 14, veniva attribuito “con relative pertinenze e con tutti gli inerenti arredi accessori, mobili per l’usufrutto vitalizio a mia moglie Marella”;

• infine, “gli immobili in Torino strada San Vito Revigliasco 45 e 63” erano destinati al figlio Edoardo Giovanni Agnelli.

In relazione alla Società Semplice Dicembre, in data 10 aprile 1996 Gianni Agnelli, tramite un aumento di capitale riservato, aveva donato a Marella Caracciolo, Margherita Agnelli e John Elkann in nuda proprietà ciascuno una quota di circa il 25% del capitale della S.S. Dicembre, riservando a sé l’usufrutto, per un totale complessivo del 75%, mantenendo al contempo la piena proprietà sul residuo 25% del capitale.

Il 17 luglio 1996, prima di una delicata operazione cardiaca a Montecarlo (Monaco), Gianni Agnelli scrisse di suo pugno quella che è passata alla storia come la “lettera di Monaco”. In tale scritto, definito come espressione delle “ultime volontà” in ordine alla quota residua della Dicembre, egli stabiliva che la stessa dovesse essere destinata in proprietà al nipote John Elkann, precisando tuttavia che “i diritti che sul valore della quota spetteranno ai miei eredi legittimi dovranno essere loro liquidati con beni diversi dalle quote della S.S. Dicembre”.

All’apertura del testamento, avvenuta il 24 febbraio 2003, le informazioni disponibili per gli eredi Margherita Agnelli e Marella Caracciolo erano circoscritte alle tre disposizioni sopra ricordate e alla lettera di Monaco. Convinta di adempiere fedelmente alle volontà del marito, in pari data Marella Caracciolo, con atto rogato dal Notaio Ettore Morone, trasferiva a titolo di donazione a John Elkann una quota pari al 25,37% della Dicembre, consentendogli di acquisire la maggioranza del capitale”.

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