L’hamburger potrà continuare a essere vegano, ma la bistecca è solo di carne: la decisione a metà della Ue sul meat sounding
I termini più strettamente legati alla carne non potranno essere usati per i prodotti plant based, ma sono previste eccezioni come ad esempio per salsiccia, nuggets o polpette
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Alla fine è stato trovato un compromesso - per così dire, salomonico - che forse rischia di fare ancora più confusione e scontentare un po’ tutti. Il via libera finale è arrivato il 16 giugno con l’ok - 560 voti favorevoli, 75 contrari e 25 astensioni - degli eurodeputati al regolamento che modifica le norme Ue sull’organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli. Insieme a misure volte a tutelare i prezzi attraverso la contrattazione collettiva, è arrivato anche lo stop all’uso del termine “carne” sui prodotti veg o sintetici.
Chiedilo al Sole
Stiamo parlando del cosiddetto “meat sounding”, cioè della possibilità di chiamare con nomi legati al mondo animale preparati con ingredienti vegetali (“plant based”). Il cosiddetto “Trilogo Ue” (un organismo di raccordo tra Commissione, Consiglio e Parlamento, ndr) aveva già concordato a marzo una lista di 31 termini che non potranno più essere utilizzati per le alternative vegetali alla carne, che solo in Italia valgono oltre 600 milioni di euro di vendite.
Tra questi figurano denominazioni associate agli animali, come “pollo”, “manzo” o “maiale”, nonché nomi di specifici tagli di carne come “petto” e “bacon”; anche i termini “bistecca” e “fegato” sono stati inclusi nella lista di restrizioni durante i negoziati. In cosa consiste dunque il compromesso? Nel fatto che termini di uso comune, invece, come “burger”, “salsiccia”, “nuggets” resteranno consentiti anche per i prodotti vegetali.
Prodotti di questo tipo, con nomi come “hamburger di soia”, sono del resto già da anni sul mercato, ma anche sull’onda dell’allarme causato dal possibile (e tale rimasto, almeno per ora) arrivo della carne artificiale (o sintetica che dir si voglia) nei nostri supermercati, si è aperto il dibattito (soprattutto legislativo, a dire il vero, dato che i consumatori pare che ben sappiano distinguere il manzo o il maiale dalla soia e dai piselli, indipendentemente da quello che c’è scritto sulla confezione... e che sui burger di soia non si può scrivere del resto burger di manzo, e viceversa).
Cosa prevedono le nuove regole
Sta di fatto che per stabilire che gli hamburger si possano chiamare così solo se frutto della macellazione di qualche animale hanno provato a legiferare diversi paesi e poi anche l’Unione Europea, ma con alcuni cambiamenti di rotta nel complesso iter del governo continentale (neppure oggi arrivato, comunque, alla fine). Nell’autunno dello scorso anno, l’orientamento sembrava “proibizionista”: basta “finti” nuggets e salsicce farcite di legumi. Invece, dopo pochi mesi ecco il compromesso: il “meat sounding” sarà vietato sì, ma non per tutti i termini, solo quelli più strettamente legati alla carne come “filetto” o “fegato”. Hamburger e nuggets veg sì, quindi, ma non coscia ai semi di bambù e bistecca o costine di tofu.







