La dimissioni

Ernesto Maria Ruffini lascia l’Agenzia delle Entrate: il suo contributo alla trasformazione digitale del sistema fiscale italiano

La scelta di Ernesto Maria Ruffini di lasciare la guida dell’Agenzia chiude un periodo nel quale il vertice dell’amministrazione finanziaria ha cercato di innovare profondamente il nostro sistema fiscale, con l’introduzione della fattura elettronica e strumenti digitali. Nei giorni scorsi alcuni quotidiani avevano raccolto voci su un suo eventuale impegno in politica

di Jean Marie Del Bo

2' di lettura

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La scelta del direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, di lasciare la guida dell’agenzia chiude un periodo, svoltosi in due mandati, nel quale il vertice dell’amministrazione finanziaria ha cercato di innovare profondamente il nostro sistema fiscale. Basti pensare alla fattura elettronica e alla diffusione a tutti i livelli degli strumenti digitali, a partire, per esempio, dal rafforzamento della dichiarazione precompilata, oltre a tutte le modalità di comunicazione diretta con i contribuenti.

Slancio innovativo

Uno slancio innovativo che ha portato anche risultati nella lotta all’evasione che hanno determinato una riduzione del tax gap. Al di là delle lotte simboliche sui numeri e della permanenza di un alto livello di infedeltà fiscale, infatti, i recuperi sono cresciuti costantemente negli anni della gestione Ruffini.

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A questo si è aggiunto un tentativo di innovare la macchina organizzativa dell’Agenzia, con l’introduzione di un modello che cercava di raggiungere una maggiore efficienza, al di là di qualche resistenza interna e della perenne difficoltà del centro di fare arrivare i propri impulsi agli uffici periferici che talvolta non sono riusciti a liberarsi da modalità più invasive di intervento.

Rapporto usurato con la politica

Negli ultimi tempi il rapporto con la politica era sembrato usurato. L’Agenzia, per esempio, ha dato sicuramente un impulso rilevante al cammino della riforma fiscale, basti pensare al lavoro sui Testi unici, ma sicuramente ha pagato una svolta del Governo che, paradossalmente, ha chiesto di più alla lotta all’evasione ma ha mandato su questo fronte messaggi contrastanti. Basti pensare alla vicenda del concordato preventivo biennale che, partito con una filosofia che era improntata alla creazione di un nuovo rapporto fra Fisco e contribuente, ha modificato nel tempo in parte le sue caratteristiche. Con un ultimo passaggio: quello delle lettere inviate alle partite Iva con redditi sotto i 15mila euro. Un passaggio che ha portato l’Agenzia sotto il tiro della polemica politica per il fatto di essere stata la mittente delle comunicazioni.

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