Regno Unito

Keir Starmer si dimette da primo ministro britannico: Andy Burnham favorito per la successione nel Labour

L’annuncio al numero 10 di Downing Street a pochi giorni dalla vittoria di Andy Burnham alle suppletive

di Nicol Degli Innocenti

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LONDRA - Ora è una certezza: il Regno Unito avrà un nuovo primo ministro, il settimo in dieci anni. Keir Starmer si è rassegnato all’inevitabile e ha dato le dimissioni stamattina, accettando “di buon grado” di farsi da parte sia come premier che come leader del partito. Si è impegnato a dare il suo “pieno sostegno” al suo successore e a garantire un passaggio delle consegne ordinato.

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Starmer resterà al suo posto fino a quando verrà nominato il nuovo leader del partito, che automaticamente diventerà premier dato che il Labour ha la maggioranza in Parlamento. Il Comitato Esecutivo del partito avvierà le danze il 9 luglio, i candidati si faranno avanti e la scelta sarà fatta in tempo per il Congresso del Labour in settembre.

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Sembra probabile però che la decisione sarà presa anche prima con una “incoronazione” di fatto di Andy Burnham, il veterano laburista che la settimana scorsa è stato eletto deputato a Makerfield con il 55% dei voti, dimostrando la sua popolarità.

Burnham, che oggi arriva a Londra per prestare giuramento come deputato a Westminster, ha reso omaggio a Starmer, ringraziandolo “per la sua leadership e dedizione durante un periodo così difficile” e per il suo impegno a garantire una transizione ordinata e responsabile.

“Il Paese si aspetta stabilità, serietà e un’attenzione costante alle questioni più importanti – ha detto Burnham -. La gente vuole vedere progressi su crescita economica, costo della vita, servizi pubblici, case e opportunità per la prossima generazione”, invitando il partito e il Paese a “guardare al futuro con fiducia e determinazione” e promettendo un “rinnovamento positivo”.

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Il rituale delle procedure non riesce però a dare una parvenza di normalità a una situazione straordinaria: meno di due anni fa Starmer aveva portato il Labour a una grande vittoria elettorale conquistando una maggioranza schiacciante a Westminster. Dopo avere promesso il cambiamento e la stabilità dopo il caos degli ultimi Governi Tory, Starmer ora si trova – mutatis mutandis – nella stessa situazione di Boris Johnson nel 2022. Come l’ex premier conservatore, in poco tempo ha visto la sua popolarità crollare e soprattutto ha perso il sostegno di ministri e deputati.

Dopo avere insistito a lungo di voler restare al suo posto e sfidare qualsiasi pretendente, Starmer nell’ultimo fine settimana ha constatato di avere il vuoto intorno e ha deciso di andarsene con dignità. Al contrario di Johnson, che aveva mentito al Parlamento e alla Regina, aveva violato sia accordi internazionali che leggi sul lockdown che lui stesso aveva imposto, Starmer può rivendicare qualche successo sul fronte dell’economia, della Sanità e della politica estera e di difesa e andarsene a testa alta.

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E’ stato il trionfo di Burnham nell’elezione suppletiva di giovedi scorso che ha portato all’uscita di scena di Starmer. La sua vittoria con il 55% dei voti in una zona che solo il mese scorso nelle elezioni amministrative aveva abbandonato il Labour e votato per Reform ha confermato la sua reputazione di “Re del Nord” conquistata nei suoi quasi dieci anni da sindaco di Manchester. Burnham ha non solo confermato di essere popolare, ma di essere l’unico politico laburista in grado di battere Reform, il partito di destra anti-Ue e anti-immigrazione fondato da Nigel Farage, che da mesi è in testa nei sondaggi a livello nazionale. Lo spauracchio di un Farage primo ministro nelle prossime elezioni ha portato centinaia di deputati laburisti a schierarsi con Burnham.

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Oggi Farage ha subito chiesto elezioni anticipate, che non sono certo nell’interesse del partito laburista.La tabella di marcia stabilita da Starmer oggi consente a Burnham e alla sua squadra di organizzarsi, trovare nuovi alleati tra i deputati laburisti a Westminster e soprattutto delineare un programma di Governo e scegliere i suoi ministri.

Il neo deputato ha una lunga militanza nel partito e in passato è stato ministro nei Governi di Tony Blair e Gordon Brown, quindi ha una lunga esperienza, ma è assente da Londra da dieci anni. Non sarà facile tradurre su scala nazionale l’innegabile successo che ha avuto a Manchester, dove ha rilanciato l’economia e la città, per non parlare della situazione geopolitica che dovrà gestire. Burnham a oggi sembra non avere rivali: Wes Streeting, ex ministro della Sanità che aveva dato le dimissioni per protesta contro l’immobilismo del Governo Starmer e annunciato la sua candidatura a premier, stamani si è schierato con Burnham, probabilmente in cambio di un incarico di prestigio in un futuro Governo. Il Re del Nord sembra avviato a diventare a breve anche il Re di Downing Street.

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