Gaza, neonato muore di freddo. Netanyahu: «A Israele il controllo dal fiume al mare»
Sono già i 11 bambini morti assiderati dall’inizio dell’inverno. La Striscia attende la riapertura del valico di Rafah. A 4500 bimbi servono interventi urgenti, oltre 440 rischiano la vita
di Giulia Riva
9' di lettura
I punti chiave
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Un bambino di 12 giorni è morto per assideramento nell’ospedale pediatrico Rantisi della città di Gaza. Lo riferiscono i media palestinesi, citando il ministero della Sanità di Gaza. È l’undicesimo bambino a morire per assideramento quest’inverno. Gli abitanti della Striscia si aggrappano alla speranza dell’annunciata riapertura del valico di Rafah dopo quasi due anni.. A dirlo è Save the Children.
Il valico è diventato il fulcro di una rinnovata speranza per le famiglie che attendono la possibilità di evacuazioni mediche, opportunità di istruzione per gli studenti, ricongiungimento familiare, invio di aiuti urgenti. «Le famiglie di Gaza attendono con cauto ottimismo e speranza che le autorità israeliane definiscano i prossimi passi per l’annunciata riapertura del valico di Rafah. Le notizie emerse rappresentano uno sviluppo positivo che offre speranza a molte persone, anche se l’accesso libero attraverso Rafah non avrebbe mai dovuto essere soggetto a condizioni», spiega Shurouq - responsabile media di Gaza per Save the Children - aggiungendo che «il valico deve essere aperto in entrambe le direzioni per consentire il passaggio sicuro degli aiuti umanitari e la libera circolazione dei civili».
La riapertura del valico di Rafah
Circa 20.000 palestinesi sono in attesa di lasciare la Striscia di Gaza per ricevere cure in Egitto, mentre l’effettiva riapertura del valico sembra sempre più vicina . Lo ha reso noto l’autorità sanitaria di Gaza, controllata da Hamas, precisando che tra questo vi sono 440 casi di emergenze con rischio immediato per la vita, circa 4.000 malati di cancro e 4.500 bambini che necessitano di interventi urgenti. Con il ritorno in Israele dei resti di Ran Gvili, ultimo ostaggio rimasto a Gaza, è stata soddisfatta una delle principali condizioni per la riapertura del valico, ma le indicazioni a tal proposito restano contrastanti: una fonte di al-Arish, in Egitto, parla di una possibile riapertura per domenica, mentre l’emittente al-Araby al-Jadeed indica mercoledì come data provvisoria per i preparativi e il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth ipotizza l’avvio del traffico passeggeri già giovedì, con 100-150 transiti al giorno. Secondo il piano in discussione, l’Egitto invierà quotidianamente liste di nomi da sottoporre al controllo israeliano, con un progressivo aumento della capacità.
Almeno 488 palestinesi morti nella “tregua”
Due palestinesi sono stati uccisi dal fuoco dell’esercito israeliano nel quartiere Tuffah di Gaza City, nella Striscia di Gaza, alle prime ore dell’alba. Lo riportano fonti palestinesi, citate dal quotidiano israeliano Haaretz. Almeno quattro persone sono morte - tra cui un minore - e altre tre sono rimaste ferite nel bombardamento israeliano messo a segno oggi nei pressi del cimitero Al-Batsh situato nel quartiere Al-Tuffah, nella zona est di Gaza City. Lo hanno riferito all’agenzia di stampa Wafa fonti ospedaliere. La zona colpita è oltre la Linea gialla, sotto controllo israeliano, ed è la stessa dove è stato recuperato ieri il corpo dell’ultimo ostaggio israeliano. I media palestinesi hanno denunciato la profanazione di diverse tombe durante le ricerche fatte dalle forze israeliane. Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, lo scorso 11 ottobre, almeno 488 palestinesi sono stati uccisi e altri 1.350 sono rimasti feriti.
Iran, Usa e Israele tra diplomazia e armamenti
Seimilacentoventisei. È il numero minimo di morti accertati finora in Iran - anche se molte altre persone risultano attualmente disperse - durante i tentativi di reprimere i moti di rivolta che attraversano il Paese da parte del regime di Teheran. Sono dati diffusi da Associated Press, ma provengono dalla Human Rights Activists News Agency, con sede negli Stati Uniti, che monitora la situazione iraniana verificando ogni decesso attraverso una rete di attivisti presenti sul territorio iraniano. Il blocco di internet imposto dalla Repubblica islamica rende impossibile valutare in modo indipendente il bilancio delle vittime. Il governo iraniano ha diffuso numeri più contenuti - 3.117 morti - affermando che 2.427 di loro erano civili o membri delle forze di sicurezza e definendo gli altri «terroristi».







