Ramallah

Idf: fermo dei carabinieri opera di un soldato. Tajani, da Israele garanzie su accertamento verità

I nostri due militari sono stati bloccati domenica in territorio palestinese sotto la minaccia di un fucile mitragliatore

Un membro della polizia di frontiera israeliana fa un gesto durante un raid israeliano a Qalandya, nella Cisgiordania occupata da Israele, il 27 gennaio 2026. REUTERS/Mohamad Torokman

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Il nostro ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore di Israele in Italia per chiedere chiarimenti e confermare la dura protesta sull’episodio che ha visto coinvolti domenica 25 gennaio due carabinieri in servizio presso il Consolato generale d’Italia a Gerusalemme. Lo comunica la Farnesina. I due militari erano stati bloccati in territorio palestinese, vicino Ramallah, e fatti inginocchiare sotto la minaccia di un fucile mitragliatore da quello che in un primo tempo era sembrato un “colono”.

Secondo l’Idf, invece, sarebbe stato un soldato dell’esercito israeliano a fermare i carabinieri in una zona militare chiusa nell’a cosiddetta area C (sotto il controllo israeliano). Lo ha dichiarato l’Idf alla Rai di Gerusalemme. «All’inizio di questa settimana (domenica), un soldato ha individuato un veicolo diretto alla comunità di Sde Ephraim lungo un percorso chiuso al traffico civile in conformità con la valutazione della situazione operativa e designato come zona militare chiusa», ha spiegato l’esercito.

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Pressione diplomatica su Israele

L’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv ha già rivolto una protesta formale al Governo israeliano rivolgendosi al ministero degli Affari Esteri, al COGAT, allo Stato maggiore delle IDF, la polizia e allo Shin Bet (il servizio di sicurezza israeliano competente per i Territori palestinesi).

L’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv - si legge in una nota della Farnesina - ha indirizzato una “nota verbale” di protesta formale al Governo israeliano per l’episodio. Su disposizione del ministro degli Esteri Antonio Tajani, l’ambasciatore d’Italia a Tel Aviv sta presentando proteste presso varie amministrazioni israeliane, preannunciando interventi diretti dell’autorità politica italiana.

Tajani: “Su Carabinieri Sa’ar mi ha assicurato sarà accertata verità fatti”

“Ho ricevuto un messaggio dal ministro (degli Esteri israeliano, ndr) Gideon Sa’ar, il quale mi ha detto che era all’estero e che avrebbe fatto accertare la verità dei fatti. Stamattina c’è stato un comunicato delle forze armate israeliane che dicono che si trattava di un soldato e non di un colono che ha commesso un errore perché non ha riconosciuto la targa diplomatica. Direi che c’è dispiacere da parte di Israele per ciò che è accaduto”. Così il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, commentando a margine di un evento sull’export alla Farnesina il caso dei carabinieri sottoposti a controlli illegali in Cisgiordania. “Quel soldato è stato richiamato per dare i chiarimenti. Certamente è inaccettabile quello che è successo, far mettere in ginocchio di fronte al muro due Carabineri come se fossero i terroristi di Hamas”, ha aggiunto Tajani.

Sopralluogo per missione di ambasciatori Ue

I due militari - spiega la Farnesina - erano in visita di sopralluogo per preparare una missione degli ambasciatori della Ue in un villaggio vicino Ramallah, in territorio della Autorità Nazionale Palestinese (Cisgiordania, ndr). I militari sono stati minacciati da un uomo armato in abiti civili, presumibilmente un colono israeliano, che ha puntato su di loro un fucile. I militari (passaporti e tesserini diplomatici, auto con targa diplomatica) sono stati “interrogati” dal civile; seguendo le regole di ingaggio ricevute, hanno evitato di rispondere con violenza alle minacce iniziali.

L’uomo ha passato loro una persona al telefono, non identificatasi, che ha affermato che i due si trovavano all’interno di un’area militare e dovevano allontanarsi. Da verifica con il Cogat (comando militare israeliano per il Territori palestinesi occupati) è stato confermato che non esiste nessuna area militare in quel punto. Il personale militare dei Carabinieri è rientrato incolume in Consolato e ha riportato all’Ambasciata e alla catena di comando dell’Arma i fatti avvenuti.

Hamas: “20mila palestinesi attendono riapertura valico Rafah per ricevere cure”

Intanto, a Gaza cresce l’attesa per la riapertura del valico di Rafah, dopo il ritrovamento dei resti di Ran Gvili, l’ultimo ostaggio israeliano ancora disperso nella Striscia. Secondo l’autorità sanitaria di Gaza, controllata da Hamas, sarebbero circa 20mila i palestinesi in attesa di lasciare la Striscia per ricevere cure in Egitto. Tra i pazienti in attesa vi sono 440 casi di emergenze con rischio immediato per la vita, circa 4.000 malati di cancro e 4.500 bambini che necessitano di interventi urgenti. Una fonte di al-Arish, in Egitto, parla di una possibile riapertura del valico per domenica, mentre l’emittente al-Araby al-Jadeed indica mercoledì come data provvisoria per i preparativi e il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth ipotizza l’avvio del traffico passeggeri già giovedì, con 100-150 transiti al giorno. Secondo il piano in discussione, l’Egitto invierà quotidianamente liste di nomi da sottoporre al controllo israeliano, con un progressivo aumento della capacità.

Netanyahu: Israele manterrà controllo di sicurezza dal fiume Giordano al mare

“Israele eserciterà il controllo della sicurezza dal (fiume) Giordano al mare, e questo vale anche per la Striscia di Gaza”. Lo ha dichiarato il premier israeliano Benyamin Netanyahu. “Ho sentito dire che permetterò la creazione di uno Stato palestinese a Gaza, ma questo non è successo e non succederà... Credo che sappiate tutti che la persona che ha ripetutamente bloccato la creazione di uno Stato palestinese sono io”, ha dichiarato.

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