Medio Oriente

Gaza, l’Idf localizza i resti dell’ultimo ostaggio del 7 ottobre

Identificati il corpo del sergente maggiore Ran Gvili: era l’ultimo ostaggio ancora da riconsegnare a Israele. Nethanyau: un “risultato straordinario”

Aggiornato alle ore 15:15

La protezione civile palestinese recupera i corpi delle persone uccise durante il conflitto dal terreno della moschea Salah Al Din nel quartiere Al Zaitun a est della città di Gaza, nella Striscia di Gaza, il 25 gennaio 2026. I corpi vengono trasferiti per essere sepolti nei cimiteri ufficiali, in seguito al ritiro parziale delle forze israeliane da Gaza dopo l'accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas nell'ottobre 2025.  EPA/MOHAMMED SABER

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A seguito di perquisizioni in un cimitero nella parte orientale di Gaza City, l’Idf annuncia che il corpo del sergente maggiore Ran Gvili è stato localizzato e identificato. L’esercito aggiunge che la famiglia di Gvili è stata informata da rappresentanti militari e che il suo corpo verrà riportato in Israele per la sepoltura.

Gvili era l’ultimo ostaggio ancora da riconsegnare a Israele dopo l’invasione e il massacro del 7 ottobre 2023, guidati da Hamas, nel sud di Israele, in cui sono stati rapiti 251 ostaggi. Ciò significa che nessun ostaggio rimarrà nella Striscia per la prima volta in oltre un decennio. Gvili, poliziotto di 24 anni, è stato ucciso mentre difendeva il kibbutz Alumim durante l’assalto guidato da Hamas del 7 ottobre 2023, che ha scatenato la guerra a Gaza.

La soddisfazione del governo israeliano

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha definito il ritrovamento dell’ultimo ostaggio un “risultato straordinario per Israele”: “Avevamo promesso, e avevo promesso, di riportare tutti indietro e abbiamo riportato tutti indietro, fino all’ultimo”, ha detto Netanyahu, parlando con la stampa alla Knesset. “Rani è un eroe di Israele. È entrato per primo, è uscito per ultimo. È tornato”, ha aggiunto. “La prossima fase non è la ricostruzione” di Gaza, ha sottolineato ancora il premier israeliano intervenendo a una sessione speciale della Knesset in onore dell’omologo albanese Edi Rama. “La prossima fase è il disarmo di Hamas e la smilitarizzazione della Striscia di Gaza”, ha ribadito Netanyahu. “E’ nell’interesse di Israele anticipare questa fase, non ritardarla”, ha aggiunto. “Accadrà nel modo più facile, o nel modo più difficile. Ma accadrà”, ha concluso.

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“Il sergente maggiore Ran Gvili è tornato a casa. La mattina del 7 ottobre, con lo scoppio dell’attacco terroristico omicida, Ran si precipitò nella zona di Gaza, si unì coraggiosamente ai combattimenti nel kibbutz Alumim, combatté con eccezionale eroismo, eliminò molti terroristi e difese con il proprio corpo i civili, fino a quando cadde in battaglia e fu rapito nella Striscia di Gaza”. Lo scrive su X il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz.

Hamas e Jihad islamica rivendicano loro impegno per il ritrovamento

Hamas, da parte sua, ha reagito alla localizzazione da parte dell’Idf del corpo di Ran Gvili affermando che “il ritrovamento del corpo dell’ultimo prigioniero israeliano conferma il nostro impegno a rispettare tutte le richieste dell’accordo per porre fine alla guerra nella Striscia di Gaza”. “Continueremo a impegnarci su tutti gli aspetti dell’accordo, inclusa la facilitazione del lavoro del comitato palestinese per la gestione di Gaza”, ha affermato l’organizzazione palestinese. “Chiediamo ai mediatori e agli Stati Uniti di costringere l’occupazione a cessare le violazioni dell’accordo e ad adempiere agli obblighi che le sono imposti”.

Un ruolo, nel recupero dei resti del poliziotto israeliano, potrebbe averlo avuto anche la Jihad islamica palestinese, che afferma di aver fornito le coordinate dell’ultimo ostaggio recuperato tre settimane fa. “Sulla base di nuove informazioni, avevamo fornito le coordinate del corpo dell’ultimo prigioniero ai mediatori tre settimane fa”, afferma il portavoce dell’ala armata, le Brigate al-Quds, il cui nome di battaglia è Abu Hamza. “Il nemico ha ritardato intenzionalmente le operazioni di coordinamento e ricerca” del corpo, ha aggiunto, riferendosi a Israele. Lo riporta il Times of Israel.

Trump: riportato a casa ultimo corpo ostaggio israeliano, lavoro incredibile

Ad esultare per il “ritorno a casa” di Gvili è anche il presidente statunitense, Donald Trump, che ha rivendicato il merito della restituzione del corpo del sergente maggiore. “Appena recuperato l’ultimo corpo degli ostaggi a Gaza. Così, abbiamo riportato a casa tutti e 20 gli ostaggi vivi e tutti quelli morti! Un lavoro incredibile! La maggior parte” delle persone “pensava che fosse impossibile. Congratulazioni alla mia fantastica squadra di campioni!!!”, ha scritto Trump, su Truth.

Israele riaprirà il valico di Rafah con l’Egitto

Israele ha accettato di riaprire il valico di Rafah, tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, quando saranno concluse le ricerche dell’ultimo ostaggio deceduto ancora da recuperare, il poliziotto Ran Gvili. Lo ha annunciato nella notte l’ufficio del primo ministro, precisando che il passaggio sarà limitato alle persone - dunque merci escluse - e sottoposto a supervisione israeliana.

Secondo la nota, l’apertura è subordinata al fatto che Hamas compia uno sforzo «al 100 per cento» per individuare il corpo di Gvili, anche se non è condizionata al suo effettivo ritrovamento. Il valico sarà attivato solo dopo il completamento di un’operazione che mira a «sfruttare appieno tutte le informazioni di intelligence ottenute nell’ambito degli sforzi per localizzare e recuperare il corpo dell’ostaggio».

L’annuncio è arrivato al termine di una riunione del gabinetto di sicurezza dedicata alla prospettiva di riaprire il confine, dopo che la scorsa settimana Ali Shaath - capo di un comitato palestinese transitorio sostenuto dagli Stati Uniti incaricato di amministrare temporaneamente Gaza - aveva dichiarato che Rafah sarebbe stato riaperto in settimana. Poco prima della convocazione del gabinetto, l’ufficio del primo ministro aveva comunicato l’avvio di una «operazione su larga scala» nel fine settimana, concentrata su un cimitero nel quartiere Tuffah di Gaza City, a seguito di nuove informazioni sull’ubicazione del corpo.

Il valico, sul fronte di Gaza, è sotto controllo militare israeliano dal 2024 ed è rimasto uno degli elementi chiave ancora irrisolti del cessate il fuoco mediato da Trump nell’ottobre 2025.

Ostilità interne

Una decisione - quella di consentire la riapertura del valico - criticata duramente dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano: «Abbiamo fatto grandi cose come, uccidere decine di migliaia di terroristi, ma non abbiamo ancora eliminato completamente Hamas», avrebbe dichiarato ieri sera Itamar Ben Gvir in una riunione di gabinetto. «Dobbiamo smantellarlo e disarmarlo. Basta con l’ingenuità di Jared Kushner e Steve Witkoff: se il valico di Rafah verrà aperto sarà un grave errore e un pessimo messaggio», avrebbe proseguito Ben Gvir riferendosi agli inviati del presidente americano Donald Trump. Il ministro per gli Insediamenti e i progetti nazionali Orit Strock, da parte sua - secondo fonti d’agenzia - avrebbe accusato Israele di aver consegnato Gaza all’Autorità nazionale palestinese (Anp), insistendo sul fatto che l’Anp non può avere alcun ruolo nella gestione dell’enclave.

Israele blocca (ancora) i media «nemici»

Il governo di Benjamin Netanyahu ha anche dato l’ordine di bloccare per altri 90 giorni l’accesso ai siti web e ai canali YouTube delle emittenti al Jazeera - che ha sede in Qatar - e Al Mayadeen, libanese. Le misure estendono le restrizioni introdotte oltre due anni fa con l’entrata in vigore della cosiddetta “legge Al Jazeera”, che vieta la trasmissione dei canali televisivi delle due reti all’interno di Israele.

Il provvedimento si inserisce in una linea già adottata in passato. Nel settembre 2024 immagini diffuse dalla stessa al Jazeera avevano mostrato soldati israeliani entrare negli uffici dell’emittente a Ramallah, in Cisgiordania, per notificare un ordine di chiusura di 45 giorni.

Il ministro delle comunicazioni israeliano Shlomo Karhi ha affermato in una nota che continuerà a «rimuovere i nemici di Israele».

Il mese scorso la Knesset ha approvato un emendamento che consente al ministro delle comunicazioni di sospendere le attività di organi di informazione stranieri anche in assenza di uno stato di emergenza.

Gaza, centinaia di palestinesi sfollati in fila per ricevere un pasto caldo

Emergenza umanitaria costante

Nel frattempo, l’emergenza umanitaria nella Striscia non accenna a rallentare. Una donna di 63 anni - Zainab Mohammad Musbeh - è morta a causa delle basse temperature nel sud di Gaza. Lo ha riferito l’agenzia di stampa palestinese Wafa, precisando che la donna viveva in una tenda nella zona di al Mawasi, nei pressi di Khan Younis.

Secondo Wafa, la maggior parte della popolazione di Gaza resta sfollata internamente a causa dell’offensiva israeliana e le rigide condizioni invernali hanno aggravato la crisi umanitaria nel territorio. L’agenzia aggiunge che Israele continua a ostacolare l’ingresso degli aiuti.

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