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Tre articoli in anteprima dalla domenica del Sole24ore presentati da Stefano Salis
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Vale oltre 57 miliardi di euro all’anno. Viene pagata da 1,3 milioni di società ed enti. La sua aliquota è al 24%, ma può essere ridotta al 20 per cento. È l’Ires, l’imposta per la quale il decreto ministeriale firmato l’8 agosto 2025 disciplina la versione “premiale” (cioè con aliquota al 20%), riservata alle imprese che investono nella produzione e assumono nuovo personale. Ma andiamo con ordine.
L’Ires è l’imposta pagata dalle società di capitali e dagli enti (è disciplinata dall’articolo 73 del Tuir). Prevede una sola aliquota proporzionale, che è pari al 24% e si applica sul reddito d’impresa.
Secondo le statistiche delle Finanze, su circa 1,3 milioni di contribuenti che la pagano, 1,2 milioni sono società a responsabilità limitata (Srl). Oltre che dalle Srl, questa imposta deve essere versata dalle società per azioni (Spa) e da altre società di capitali (come le società in accomandita per azioni).
Sono tenute a pagarla anche le cooperative e le società di mutua assicurazione. Devono poi versare l’Ires gli enti pubblici e privati, i consorzi, i trust, gli organismi di investimento collettivo del risparmio (Oicr) e gli enti non commerciali (organizzazioni non profit). Tra i soggetti passivi, ad esempio, ci sono 473 fondazioni.
La legge di Bilancio per il 2025 prevede uno sconto sull’Ires a favore delle società che lasciano in azienda una quota rilevante degli utili, per destinarli a investimenti, nuove assunzioni, welfare o formazione. L’aliquota ridotta è pari al 20% (anziché al 24%).