Banda ultralarga

Internet via satellite: Starlink favorita nella gara per la banda ultralarga in Lombardia

Sperimentazione per le aree remote finanziata dal governo con cinque milioni. Poi si aprirà la partita delle zone uscite dal Pnrr. La regione Lombardia lancia una gara per testare l’utilizzo di reti satellitari per la connettività nelle aree remote, con Starlink come principale contendente

di Andrea Biondi e Carmine Fotina

Aggiornato il 07 gennaio 2025 alle ore 19.58 con il nuovo timing di pubblicazione dell’avviso pubblico

4' di lettura

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I piani di Starlink per portare la banda ultralarga con il satellite nelle aree remote del Paese partono dalla Lombardia. Nei prossimi giorni, infatti, sarà pubblicato l’avviso di una gara pubblica. La pubblicazione del bando, come riportato sull’edizione del Sole 24 Ore in edicola, era stata prevista - e preannunciata online con una comunicazione del 24 dicembre dalla società Aria Spa - per il 7 gennaio 2025. Nella stessa giornata è stato però deciso un mini-rinvio (la pubblicazione dovrebbe avvenire il 9 gennaio 2025) per verifiche sull’adeguamento al Dlgs correttivo al codice degli appalti.

È utile, a questo punto, fare chiarezza sui progetti in campo. Il maxi-contratto in discussione da 1,5 miliardi, di cui ha riferito l’agenzia americana Bloomberg, coinvolge direttamente la Difesa ed è da mesi sotto l’osservazione dei servizi di intelligence. Su un altro piano va avanti il confronto con il governo che potrebbe portare al coinvolgimento di Starlink, l’unità di business per internet via satellite che è una costola di Space X, nella copertura delle aree più remote del Paese. In questo caso il dialogo procede con il Dipartimento per la trasformazione digitale (Ditd) di Palazzo Chigi che fa capo al sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti.

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Proprio in questi giorni dovrebbe essere pubblicato un avviso della Regione Lombardia (tramite Aria spa) per testare «l’utilizzo di reti space-based per la fornitura di capacità di backhauling satellitare in sinergia con quelle terrestri nelle aree a difficile connettività». Il Ditd (che finanzierà con 5 milioni) e la Regione (con 1,5 milioni) hanno dato mandato ad Aria di selezionare i fornitori tramite gara e, anche se non sarà l’unico pretendente, si può già scommettere sulla partecipazione della società di Elon Musk.

L’annuncio di una sperimentazione «con Starlink e altri operatori per l’integrazione della tecnologia satellitare come complemento alle infrastrutture esistenti» lo aveva dato a questo giornale proprio il sottosegretario Butti in un’intervista lo scorso 15 ottobre. A distanza di pochi giorni il nome di Space X compariva nelle carte dell’inchiesta Sogei nella quale risulta indagato Andrea Stroppa, referente italiano di Musk per l’Italia. Il polverone mediatico sull’inchiesta, in cui comparivano stralci sui dialoghi di Stroppa con l’ex capitano di fregata Angelo Antonio Masala e si faceva riferimento a un’audizione con la Difesa per presentare le potenzialità di Starlink in ambito militare e diplomatico, non sembrano avere intaccato le discussioni per l’uso civile nelle aree remote, incluse in prospettiva quelle del Pnrr. Infatti su questo versante, come anticipato sul Sole 24 Ore dello scorso 20 novembre, se ci sarà il via libera Ue, i numeri civici che a fronte dei ritardi degli aggiudicatari (Open Fiber in primis) sono stati esclusi dalla gara “Italia a 1 Giga” del Pnrr - 155mila per ora, e forse altri 450mila quando in primavera sarà ridiscusso il Pnrr – potranno essere messi a gara tra gli operatori satellitari, ancora una volta con la Starlink di Musk in primo piano.

Per tornare invece alle possibili applicazioni militari e per i contesti critici, i riflettori ora sono puntati sul Ddl governativo per la space economy all’esame della Camera e in particolare sull’articolo 25, apparso a più di un addetto ai lavori come un varco aperto per i satelliti in orbita bassa della statunitense Space X. Si prevede la costituzione di una riserva di capacità trasmissiva nazionale attraverso comunicazioni satellitari, usando sia satelliti sia costellazioni in orbita geostazionaria, media e bassa, gestiti esclusivamente da soggetti appartenenti non solo alla Ue ma anche all’Alleanza atlantica (come gli Usa).

In questo quadro, per rassicurare sul sistema Starlink è intervenuto su X lo stesso Andrea Stroppa che, come detto, è il referente di Elon Musk in Italia. «È sicuro? Sì, è molto sicuro», scrive in un post aggiungendo che «mentre non ci sono notizie pubbliche di sabotaggi di reti satellitari a bassa orbita, sono numerosi i sabotaggi con grandi danni ai cavi».

Le telco per ora paiono osservare guardinghe. L’arrivo di Musk ad Atreju a dicembre 2023 ha fatto capire che con i satelliti di Starlink occorreva fare i conti. Certo, un assaggio di contesa si è avuto lo scorso aprile con l’accusa a Tim di condotta anticoncorrenziale e di violare le regole sulla condivisione dei dati dello spettro nella banda a 28 gigahertz. Due mesi dopo grazie al lavoro della Fondazione Bordoni la criticità era stata gestita.

Sul versante del business per ora le telco fanno affidamento sulla considerazione della tecnologia satellitare a bassa orbita come un modo di dare connettività in aree remote, ma mai comparabile in termini di prestazioni con la fibra. Quanto al direct to cell, ad oggi in tutta Europea viene distribuito solo in Svizzera tramite un operatore di telecomunicazioni locale, Salt (società svizzera che fa capo a Xavier Niel, patron del gruppo Iliad) ed è al momento un unicum nel Vecchio Continente (assieme all’Ucraina, dove l’operatore Kyivstar ha firmato un accordo con Starlink per distribuire nei prossimi mesi il servizio). Il level playing field (giocare tutti la stessa partita) è però un elemento sul quale l’attenzione è massima. Ed è lì che gli operatori tradizionali intendono tenere il punto.

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