Fibra, piano Pnrr verso il taglio. Spunta l’ipotesi Elon Musk
A fronte dei ritardi 155mila numeri civici in meno che finirebbero in una nuova gara. Il principio di neutralità tecnologica aprirebbe anche agli operatori satellitari
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I punti chiave
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Il Piano Italia a 1 Giga, che fa leva su fondi del Pnrr, si avvia a “perdere” 155mila civici. Che complessivamente dovrebbero così uscire dai piani di investimento di Open Fiber e Fibercop. Con due risultati immediati e uno in arrivo come conseguenza diretta.
Il primo impatto
Nell’immediato la misura dovrebbe favorire una spinta al completamento nei tempi previsti (giugno 2026) della cablatura delle aree grigie (semiconcorrenziali) assegnate a Open Fiber (8 lotti) e Fibercop (7 lotti) e risparmi per milioni di euro per le due società wholesale. L’ipotesi in campo potrebbe poi comportare, come corollario, il coinvolgimento degli operatori che forniscono connettività internet via satellite, come Starlink di Elon Musk, che nel frattempo sta organizzando d’intesa con il Governo italiano una sperimentazione tecnica in alcune regioni per misurare le prestazioni e quindi valutare l’efficacia del servizio.
Potrebbe essere un emendamento al disegno di legge di bilancio a innescare una soluzione studiata in questi mesi da Palazzo Chigi e dai ministeri competenti, che non dissimulano la preoccupazione per il ritardo del Piano Italia a 1 Giga: un pilastro del Pnrr con quasi 3,5 miliardi appostati.
Secondo i dati aggiornati a metà ottobre, Open Fiber e Fibercop dovevano ancora coprire il 70% dei numeri civici. Più indietro la prima società, con un parziale del 23,7% (si veda Il Sole 24 Ore del 20 ottobre). Di qui un’ampia rosa di soluzioni fra cui sembrerebbe aver preso quota il taglio di 155mila numeri civici.
La conseguenza
Allo stralcio farebbe seguito una consultazione pubblica per verificare se non siano già coperti dai piani di operatori privati. I civici che resteranno del tutto scoperti dovrebbero poi finire in un nuovo piano pubblico, fuori a quel punto dai binari del Pnrr e da coprire semmai con risorse nazionali. Si procederebbe con un avviso o una vera e propria gara che, sulla base del principio della neutralità tecnologica, potrebbe includere i collegamenti via satellite e quindi anche Starlink. Sempre che la Commissione Ue non fissi vincoli tecnologici eccessivamente alti, che cioè limitino il raggio d’azione alla fibra ottica, che a oggi continua a garantire prestazioni più avanzate rispetto al satellite.




