Inquinamento dalla guerra, così muore anche l’ambiente
L’impatto sulla natura: il 5,5% di CO2 arriva dai conflitti. Contaminazione e danni diretti destinati a durare spesso per decenni
7' di lettura
I punti chiave
7' di lettura
Ucraina e Russia, Palestina e Israele, la tensione in atto tra Iran e Usa sullo stretto di Hormuz, l’Iraq, l’invasione del Kuwait e, scivolando indietro nel tempo, le guerre mondiali. Conflitti che hanno contato, oltre all’enorme costo umano, svariate tonnellate di macerie. Detriti e territori devastati, in parte mai risanati del tutto. Chi non ha ancora negli occhi il fumo nero che si alzava dai pozzi di petrolio bruciati durante la prima guerra del Golfo? O più di recente le riprese, registrate dai droni, delle ceneri di Gaza. C’è però una differenza tra questi due esempi: se non sappiamo molto dell’impatto di quel fumo nero sull’ambiente, del danno ambientale prodotto invece a Gaza abbiamo alcuni indicatori: 61 milioni di tonnellate di detriti, un ordine di grandezza paragonabile a circa dieci Grandi Piramidi di Giza. Tanto che la rimozione di tutte queste macerie potrebbe costare circa 1,9 miliardi di dollari.
Chiedilo al Sole
Ciò significa che, esattamente come per le vicende umane, anche per l’ambiente la fine delle guerre non coincide con la fine dei conflitti. Esiste un’onda lunga di dolore per gli uomini, ed esiste un’onda lunga di veleno per il suolo, l’acqua, l’area il cui danno proseguirà anche per le generazioni successive.
Arsenico nella Place à Gaz
Lo sanno bene i francesi: nella foresta di Verdun dove tedeschi e francesi hanno combattuto una delle battaglie più sanguinose della prima guerra mondiale c’è una zona particolarmente tossica, si chiama Place à Gaz e si trova esattamente nella «forêt domaniale de Spincourt», una ventina di chilometri a nord del campo di battaglia. I risultati, pubblicati nel 2007, sullo stato di questo territorio sono tra i più impressionanti considerando che si tratta di un sito europeo. In un suolo normale, l’arsenico è infatti presente in tracce: cinque, sei milligrammi per chilo di terra. L’arsenico è un veleno naturale generalmente innocuo in queste quantità. Alla Place à Gaz, sono stati misurati 175.907 milligrammi, ovvero 35mila volte la media di un suolo europeo. Di fatto l’arsenico componeva il 17,5% della terra. L’accesso alla Place à Gaz è sì stato vietato ma solo nel 2012.
Uranio a Sarajevo
Dall’arsenico all’uranio: a Sarajevo tra il 1994 e il 1995 gli aerei A-10 della Nato bombardarono l’area intorno alla città con quasi tremila chili di munizioni all’uranio impoverito, che si concentrarono soprattutto su Hadžići. Vent’anni dopo la fine della guerra, dall’analisi del terreno dei parchi giochi è emersa la presenza, ancora, di metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici e bifenili policlorurati, con piombo fino a 48 milligrammi per chilo.
Le emissioni di CO2
Dalla terra al cielo: si calcola che su 53,2 miliardi di tonnellate (Gt) di CO2 equivalente all’anno, ovvero di emissioni globali di gas, il 5,5% è attribuibile al comparto militare. Ciò significa che se questo fosse uno Stato, sarebbe tra i maggiori emettitori mondiali, tra il quarto e il quinto posto, dopo la Ue, 6%, e prima della Russia, 5% (in testa ci sono Cina, Stati Uniti e India, rispettivamente: 32%, 12% e 8%, la fonte è il Report Edgar della Commissione Ue).







