I costi del conflitto

Guerra in Libano: l’80% degli agricoltori del Sud costretti a fuggire, danni agricoli e economici oltre i 20 miliardi di dollari

Il ministro dell’Agricoltura libanese, Nizar Hani: «All’economia del nostro Paese la guerra è già costata più di 20 miliardi di dollari»

di Micaela Cappellini

Nizar Hani

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Dall’attacco del 7 ottobre 2023 contro Israele ad oggi, all’economia del Libano la guerra è già costata più di 20 miliardi di dollari. «Dalle infrastrutture viarie al turismo, dall’agricoltura alle condutture dell’acqua e dell’elettricità, fino alle abitazioni distrutte», spiega il ministro dell’Agricoltura libanese Nizar Hani, a Rimini per la fiera Macfrut, dove ha firmato un accordo di cooperazione con il suo omologo italiano Francesco Lollobrigida.

Se i danni causati dal conflitto sono cominciati due anni e mezzo fa, con le prime risposte di Israele agli attacchi di Hezbollah, il grosso della distruzione è arrivato quando è scoppiata la guerra in Iran e le truppe israeliane dell’Idf hanno invaso la zona Sud del Libano.

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Ministro Hani, in Libano oggi a causa della guerra si contano circa un milione di sfollati: tra questi quanti sono gli agricoltori?

L’80% degli agricoltori che vivono a Sud del fiume Litani, nelle aree occupate dalle truppe israeliane, ha dovuto abbandonare i loro terreni. Un numero altissimo. L’esercito libanese ha fatto molti sforzi per aiutare quanti più contadini possibile a spostare il bestiame e le arnie in un’area più sicura. Il governo, inoltre, fornisce loro un supporto in denaro per comprare il foraggio o mantenere in vita le loro fattorie. Ma la situazione è molto complicata.

Quanto sono importanti per l’agricoltura del suo Paese i territori libanesi occupati da Israele a Sud del fiume Litani? 

Sono determinanti. Il conflitto colpisce in modo diretto il 22,5% della nostra area agricola, un territorio pari a oltre 50mila ettari. Il Sud del Paese ospita il 70% di tutta la nostra produzione di agrumi e anche il 90% di quella di banane. In quest’area la guerra non colpisce solo i consumi interni di frutta, ma influenza un mercato regionale più ampio che comprende la Siria, la Giordania e lo stesso Iran, tutti Paesi che in questa stagione dell’anno dipendono dalle forniture libanesi per l’acquisto di agrumi e banane, appunto. La guerra dunque incide anche sull’export agricolo del Libano: per i nostri agricoltori, si tratta di un’importante diminuzione degli introiti di cassa.

Quanto è costata finora questa guerra, al Libano?

Questa guerra per noi è iniziata alla fine del 2023, con la risposta di Israele all’attacco di Hamas del 7 ottobre. Con l’aiuto della Fao e della Banca Mondiale il governo libanese ha calcolato che, per il primo anno, all’agricoltura libanese la guerra è costata 800 milioni di euro. Ad oggi, però, stimiamo che l’impatto sia raddoppiato. Il problema è che alcuni dei danni sono a lungo termine perché sono state distrutte le serre, le fattorie, le infrastrutture insomma. Inoltre, anche dopo averli ripiantati ci vorranno anni per ripristinare gli agrumeti e gli uliveti distrutti. Sempre per il primo anno di conflitto, insieme alla Banca Mondiale avevamo fatto una valutazione precisa dell’impatto del conflitto su tutta l’economia del Libano: il risultato è un conto da 11 miliardi di dollari. E anche questa cifra, ad oggi, stimiamo che sia raddoppiata. Il costo del conflitto ormai supera i 20 miliardi di dollari.

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Crede che il cessate il fuoco durerà?

Non sono ottimista, ma dobbiamo fare tutto quello che è in nostro potere per mantenerlo. Quello che succede tra Israele e Libano dipende da quanto succede tra Stati Uniti e Iran. La volontà del governo libanese è sempre stata di fermare questa guerra, il problema è Hezbollah e la sua relazione con l’Iran, perché ricevono ordini da Teheran più che dal governo libanese.

Hezbollah ha un peso nell’agricoltura libanese?

Direttamente come organizzazione no. Ma le principali aree agricole del Libano sono due, i territori a Sud del fiume Litani e la valle della Bekaa, e in entrambe queste zone la maggioranza della popolazione è sciita. Per molti sostenitori di Hezbollah è un dato di fatto che l’agricoltura sia la prima fonte di reddito.

Con quali fondi contate di avviare la ricostruzione?

Diverse organizzazioni internazionali e molti Paesi si sono detti pronti a sostenerci: in Europa la Francia e l’Italia, poi l’Egitto e altri Paesi arabi. Il punto è che nessuno di questi si dice disposto a finanziarci finché Hezbollah rimarrà in Libano, perché finora la maggior parte dei soldi che sono arrivati nel nostro Paese sono finiti nelle sue mani.

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