Medio Oriente

L’uccisione della reporter scuote i colloqui Israele-Libano

epa12909558 Alcune persone trasportano la bara della giornalista libanese Amal Khalil durante il corteo funebre nel villaggio di Baisariyah, nel sud del Libano, il 23 aprile 2026. La giornalista del quotidiano Al-Akhbar Amal Khalil è stata uccisa il 22 aprile in seguito a un attacco aereo israeliano che ha colpito un edificio nel villaggio di al-Tiri, nel distretto di Bint Jbeil, nel sud del Libano.  EPA/WAEL HAMZEH EPA

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L’uccisione di una giornalista libanese in un raid dell’Idf nel sud del Paese del Cedri avvenuta il 22 aprile 2026 scuote il secondo round di colloqui tra Beirut e Tel Aviv, ripresi alla Casa Bianca - in parte alla presenza di Donald Trump secondo Axios - per estendere la fragile tregua di dieci giorni in scadenza domenica prossima.

I vertici dello stato libanese hanno accusato Israele di aver commesso un crimine di guerra per la morte di Amal Khalil, reporter 43enne che lavorava per il quotidiano libanese Al-Akhbar, e il ferimento di Zeinab Faraj, il fotografo freelance con cui viaggiava.

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Secondo le autorità libanesi, i due sono stati presi di mira deliberatamente mentre cercavano riparo in una casa dopo che un primo raid aereo aveva colpito il veicolo che li precedeva, uccidendo due uomini: Faraj è stato estratto dall’abitazione mentre Khalil è rimasta intrappolata sotto le macerie per ore prima che i soccorritori riuscissero a recuperare il suo corpo.

La reporter si occupava dal 2006 del Libano meridionale, dove aveva documentato la distruzione di case da parte delle forze militari israeliane.

Nel 2024 aveva denunciato di aver ricevuto una telefonata minatoria da un numero di telefono israeliano che la avvertiva di lasciare il sud e la minacciava di distruggere la sua casa e di decapitarla. 

Beirut ha inoltre accusato l’Idf di aver preso di mira intenzionalmente un’ambulanza mentre cercava di raggiungere i giornalisti nel villaggio di Al-Tiri.

Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha scritto su X che “prendere di mira i giornalisti e ostacolare l’accesso delle squadre di soccorso costituisce un crimine di guerra”, aggiungendo che il suo governo porterà il caso agli organi internazionali. 

“Israele prende di mira deliberatamente i giornalisti per nascondere la verità sui suoi crimini contro il Libano”, gli ha fatto eco il presidente libanese Joseph Aoun.

Un portavoce dell’esercito israeliano ha dichiarato che “l’incidente è ancora sotto esame” ma l’Idf ha negato di aver impedito alle squadre di soccorso di raggiungere la zona e hanno affermato di non aver preso di mira i giornalisti.

Insomma, non un bel viatico per la ripresa dei negoziati alla Casa Bianca tra l’ambasciatrice libanese in Usa, Nada Hamadeh Moawad, e il suo omologo israeliano, Yechiel Leiter.

Nel frattempo, mentre l’Onu sta ”lavorando” per mantenere una presenza in Libano dopo la partenza dell’Unifil a dicembre, la tregua registra nuove violazioni reciproche.

Un attacco israeliano nel sud del Libano ha ucciso tre persone nel distretto di Nabatieh, mentre un attacco nel villaggio di Yater ha ferito due persone, tra cui un bambino.

L’Idf ha ribadito inoltre l’avvertimento ai civili di non tornare nei villaggi del Libano meridionale. Hezbollah, dal canto suo, ha rivendicato tre attacchi contro posizioni israeliane nel sud del Libano.

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