Crisi agroalimentare a Gaza: il 97% delle terre coltivabili inaccessibili dopo il cessate il fuoco
Le restrizioni territoriali e la carenza di risorse agricole bloccano la produzione, mettendo a rischio la sussistenza di oltre mezzo milione di persone nella Striscia.
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Non solo morte e distruzione: nella Striscia di Gaza si va verso l’azzeramento di qualsiasi possibilità di ricostruire un sistema agroalimentare che garantisca la minima sussistenza.
Chiedilo al Sole
Da quando - a ottobre 2025 - è stato dichiarato il cessate il fuoco, solo il 3% delle terre coltivate è rimasto accessibile, a causa dell’espansione verso ovest della cosiddetta “linea gialla”, che separa la zona del ceasefire (cessate il fuoco, ndr), dall’area controllata dai militari.
Le rilevazioni realizzate dal Centro satellite delle Nazioni Unite (Unosat), e dall’Organizzazione delle Nazioni unite, per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), rilevano che si è passati dai 601 ettari intatti e accessibili di ottobre 2025, ai 448 ettari del 24 giugno scorso. A oggi 4.091 ettari - il 27% delle terre coltivabili nella Striscia - risultano accessibili, ma non intatti. Le aree intorno a Deir al-Balah e Khan Younis le più devastate.
Si riduce anche l’accessibilità alle serre: 224 ettari (il 16,6%) disponibili contro i 226 ettari (il 17,3%) dell’ottobre 2025.
Rafah registra i livelli più alti di inaccessibilità, con il 97,2% delle terre coltivabili e il 98,4% delle serre inaccessibili, mentre i danni materiali più estesi si concentrano nel Nord di Gaza e nei governatorati di Gaza.







