Medio Oriente

Cisgiordania, coloni tornano nell’insediamento sgomberato nel 2005. Smotrich: «Uccidiamo idea Stato palestinese»

L’ambasciatore Usa Huckabee definisce «terroristi israeliani» i responsabili dell’assedio alle case palestinesi di Qusra. L’Idf smantella due avamposti illegali, mentre il ministro delle Finanze celebra il ritorno a Ganim

Soldati israeliani sorvegliano alcuni palestinesi durante un raid nella città di Qusra, a sud di Nablus, in Cisgiordania, il 13 agosto 2026. L’esercito israeliano è entrato a Qusra dopo giorni di assedio da parte dei coloni alle abitazioni palestinesi e ha dichiarato l’area zona militare chiusa per smantellare l’avamposto illegale dei coloni, costringendo al contempo i residenti locali ad abbandonare le loro case per istituire postazioni militari. EPA/ALAA BADARNEHepaselect EPA

6' di lettura

English Version

6' di lettura

English Version

L’ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee li ha definiti «terroristi israeliani». La condanna è arrivata mentre nel villaggio palestinese di Qusra, a sud di Nablus, prosegue da giorni l’assedio di alcune abitazioni da parte di coloni e l’esercito israeliano ha avviato un’operazione che ha portato allo smantellamento di due avamposti illegali e all’allontanamento di famiglie palestinesi dalle loro case. Oggi la Cisgiordania è una «polveriera che potrebbe esplodere da un momento all’altro», nelle parole di un alto funzionario della sicurezza israeliana ad Haaretz.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

«L’ambasciata Usa a Gerusalemme è stata molto coinvolta e l’Idf e la polizia israeliana sono intervenuti su nostra richiesta per rimuovere i terroristi israeliani responsabili di tutto questo», ha scritto Huckabee su X. «Le azioni contro l’abitazione di questa famiglia sono criminali». L’ambasciatore ha definito «disgustoso» quello che ha descritto come «un orribile atto di terrorismo volto a intimidire e molestare questa famiglia», aggiungendo che «non ci sono scuse per un simile comportamento da teppisti».

Loading...
Coloni assediano famiglie palestinesi in Cisgiordania: l'intervento dell'Idf a Qusra

La famiglia a cui si riferisce l’ambasciatore è quella di Lou Ridi, cittadino palestinese-statunitense residente in Ohio. Nell’abitazione si trovavano il fratello, Qusai Abu Rida, 48 anni, e il figlio adolescente. Ridi ha raccontato all’Associated Press che per diversi giorni i due non hanno potuto ricevere nuove scorte di cibo e acqua. Secondo la sua testimonianza, la casa era già da mesi oggetto di intimidazioni, con i coloni che avrebbero interrotto acqua ed elettricità e lanciato pietre, danneggiando la proprietà. «Siamo prigionieri nella nostra stessa casa, ostaggi nella nostra stessa casa», ha denunciato. Giovedì mattina, 13 agosto, Qusai Abu Rida ha riferito che lui e il figlio erano stati trasferiti dall’esercito israeliano in un’altra abitazione, senza però poter lasciare la zona. L’Idf non ha confermato il trasferimento. Il sindaco di Qusra, Abdel Azim Wadi, ha dichiarato all’Associated Press che complessivamente sette abitazioni erano state evacuate per consentire alle forze israeliane di prendere posizione nel villaggio.

Huckabee ha anche smentito che sia stato necessario un intervento diretto della Casa Bianca. Secondo l’ambasciatore, la rappresentanza statunitense stava già seguendo la vicenda e aveva tenuto Washington costantemente informata. Huckabee è da tempo vicino al movimento dei coloni israeliani e in passato ha sostenuto il controllo israeliano sulla Cisgiordania occupata, pur condannando gli episodi di violenza.

Cisgiordania, Idf demolisce casa di un palestinese ucciso dai soldati

L’assedio a Qusra è cominciato domenica scorsi. I coloni hanno bloccato gli accessi ad alcune abitazioni e impedito agli occupanti di uscire. I soldati israeliani erano intervenuti nel tentativo di ristabilire l’ordine. Martedì l’esercito aveva definito l’assedio «illegale, riprovevole e inaccettabile» e dichiarato l’area zona militare chiusa. Ma già mercoledì decine di coloni erano tornati nella zona e avevano nuovamente bloccato una strada con delle pietre. Anche dopo l’ultima operazione militare, secondo residenti e media israeliani, alcuni coloni sono rimasti nell’area. Reuters riferisce che l’assedio e i blocchi sono proseguiti nonostante i tentativi dell’esercito di allontanarli.

Nella notte le forze di sicurezza israeliane hanno intanto smantellato due avamposti illegali costruiti alla periferia di Qusra e del vicino villaggio di Jalud. Entrambi si trovavano nell’Area B della Cisgiordania, dove l’amministrazione civile è affidata all’Autorità palestinese mentre Israele mantiene competenze in materia di sicurezza. L’Idf ha riferito di avere demolito le strutture, confiscato attrezzature e arrestato un cittadino israeliano.

L’intervento non ha però chiuso la crisi. Nonostante lo smantellamento degli avamposti, alcuni coloni sono stati nuovamente avvistati nei pressi delle abitazioni palestinesi. Per rafforzare il dispositivo di sicurezza, l’esercito ha schierato nella Cisgiordania settentrionale il 51° Battaglione della Brigata Golani, con il compito, secondo l’Idf, di svolgere «missioni difensive e pattugliamenti» per mantenere la sicurezza nella zona. Reuters conferma l’invio di ulteriori truppe a Qusra.

L’operazione ha coinvolto direttamente anche la popolazione palestinese. Secondo Haaretz, circa venti famiglie sono state inizialmente allontanate dalle loro abitazioni e accolte temporaneamente da altri residenti nel centro di Qusra. Alle famiglie delle case direttamente assediate era stato notificato un ordine di sgombero, ma alcuni abitanti avevano rifiutato di lasciare le proprie case. «Non voglio andarmene perché temo di non poter tornare dopo l’operazione», aveva spiegato Qusai Abu Rida.

Secondo alcuni attivisti israeliani presenti sul posto, i militari avrebbero spiegato che l’allontanamento dei palestinesi era necessario per evitare scontri con i coloni. L’Idf ha invece affermato che le proprie forze sono state dispiegate «per proteggere i residenti». Ai palestinesi era stato comunicato che l’operazione avrebbe potuto protrarsi per diversi giorni.

L’emittente pubblica israeliana Kan aveva inizialmente riferito di un ordine dell’esercito rivolto agli abitanti delle case assediate e ad altri residenti perché evacuassero entro un’ora, in vista di un’operazione destinata a durare diversi giorni. Il sindaco del villaggio ha dichiarato ad Al Jazeera che l’esercito aveva chiuso completamente l’area, imposto il coprifuoco e dispiegato centinaia di soldati per procedere allo smantellamento dell’avamposto.

Loading...
Cisgiordania, coloni israeliani colpiscono la città di Sarra: le immagini della distruzione

Successivamente l’Idf ha fatto marcia indietro sull’evacuazione delle abitazioni occupate. Secondo Kan, il comandante del Comando centrale, il generale Avi Bluth, ha disposto che i militari entrassero esclusivamente nelle case non occupate. La decisione è arrivata dopo le critiche rivolte alle autorità israeliane per la gestione della crisi.

La tensione, tuttavia, non riguarda soltanto Qusra.Nelle prime ore di giovedì le forze israeliane hanno condotto raid anche in altre località del governatorato di Nablus. Secondo l’agenzia palestinese Wafa, veicoli militari sono entrati a Burqa, a nord-ovest di Nablus, a Qusra, a sud, e a Salem, a est. A Burqa i militari hanno fatto irruzione in diverse abitazioni e, secondo Wafa, effettuato numerosi arresti. A Qusra sono stati dispiegati mezzi militari pesanti accompagnati da un bulldozer blindato, mentre a Salem le pattuglie hanno perquisito diversi quartieri e le strade principali. Wafa ha inoltre riferito dell’arresto di cinque palestinesi provenienti dalle località di Allar, Seida e Qaffin, a nord di Tulkarem.

L’esercito sostiene, intanto, di avere intensificato negli ultimi mesi gli interventi contro gli insediamenti non autorizzati. Dall’inizio del 2026, secondo dati dell’Idf citati dalla radio militare israeliana, sono stati smantellati 151 avamposti illegali israeliani in Cisgiordania. Alcuni erano già stati demoliti e successivamente ricostruiti più volte dai coloni. Esercito e procura militare hanno inoltre stabilito un nuovo protocollo in base al quale, in presenza di ricorsi civili, i costi delle operazioni di smantellamento potranno essere attribuiti a chi ha creato l’insediamento anziché essere sostenuti dallo Stato.

È proprio la capacità dell’esercito di contenere la violenza dei coloni a preoccupare parte degli apparati di sicurezza israeliani. Alti ufficiali avrebbero avvertito recentemente la leadership politica che l’esercito si sta avvicinando a un punto in cui potrebbe non essere più in grado di proteggere tutti gli avamposti dei coloni e, nel caso in cui le violenze degenerassero in scontri con armi da fuoco, potrebbe avere difficoltà persino a garantire una prima risposta.

Fonti del Comando centrale dell’Idf, responsabile delle operazioni militari in Cisgiordania, hanno descritto ad Haaretz una catena di comando «paralizzata», dal capo del Comando centrale Avi Bluth ai comandanti di divisione e di brigata schierati sul territorio. Secondo queste fonti, alcuni ufficiali temono di adottare provvedimenti che possano essere percepiti come politicamente schierati, soprattutto a tre mesi dalle elezioni israeliane e in vista della possibile nomina di un nuovo ministro della Difesa. Ufficiali interessati a future promozioni sarebbero quindi riluttanti a intervenire con decisione contro gli estremisti della destra israeliana per timore di compromettere la propria carriera.

Sul caso è intervenuta anche l’Unione europea. La portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri, Anitta Hipper, ha ribadito che «la violenza dei coloni, le intimidazioni e la distruzione di armi e beni devono cessare» e ha chiesto a Israele «azioni concrete» per prevenire le violenze e assicurare alla giustizia i responsabili. «Tutti gli sforzi dovrebbero essere diretti alla de-escalation di tutte queste tensioni», ha aggiunto.

Mentre a Qusra l’esercito smantella avamposti illegali, più a nord procede però il ritorno dei coloni in alcuni degli insediamenti evacuati oltre vent’anni fa. Secondo Ynet, famiglie israeliane sono tornate giovedì a Ganim, nel nord della Cisgiordania, portando con sé decine di roulotte.

Ganim è uno dei quattro insediamenti del nord della Cisgiordania che Israele evacuò nel 2005, contemporaneamente al ritiro dalla Striscia di Gaza. Nel febbraio 2023 la Knesset ha modificato la legge sul disimpegno del 2005, eliminando il divieto che impediva agli israeliani di tornare nelle aree degli insediamenti evacuati.

A celebrare il ritorno è stato il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, esponente dell’estrema destra israeliana. «Ventuno anni dopo il terribile peccato dell’espulsione da Gush Katif e dal nord della Samaria, stiamo finalmente cancellando la vergogna di quell’espulsione dal nord della Samaria», ha dichiarato.

Smotrich ha annunciato che nel corso dell’estate saranno fondate undici nuove comunità. «Ce n’erano quattro, e ora ce ne saranno 18, 11 delle quali immediatamente, tra cui Homesh, Sa-Nur, Ganim e Kadim. E ce ne saranno altre in futuro», ha detto.

Il ministro ha poi esplicitato il significato politico del progetto: «La Samaria è nostra. È parte inseparabile della Terra d’Israele e dello Stato d’Israele: la cintura di sicurezza dello Stato d’Israele». E ha aggiunto che il governo sta rafforzando questa presenza «uccidendo l’idea di uno Stato palestinese» e affermando che «la Terra d’Israele è nostra per sempre».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti