Il re Mohammed VI ha nominato Fatima Ezzahra El Mansouri capo del governo marocchino, affidandole l’incarico di formare il nuovo esecutivo. La decisione, annunciata oggi dal ministero della Casa Reale, del Protocollo e della Cancelleria, segna un passaggio istituzionale senza precedenti: El Mansouri è la prima donna chiamata a guidare un governo in Marocco.
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La nomina è avvenuta al Palazzo Reale di Rabat, in applicazione dell’articolo 47 della Costituzione marocchina. El Mansouri, 50 anni, è coordinatrice della direzione collegiale del Partito Autenticità e Modernità (Pam), una delle principali forze politiche del Paese.
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Nel primo intervento dopo l’udienza reale, la nuova premier ha dichiarato che lavorerà per proporre «un governo all’altezza delle aspettative di Sua Maestà il Re e delle cittadine e dei cittadini». Ha aggiunto che avvierà immediatamente consultazioni sia all’interno del Pam sia con le altre forze politiche, con l’obiettivo di elaborare un programma basato su «soluzioni realistiche e concrete», rivolto in particolare alle attese delle giovani generazioni.
Dalla guida di Marrakech all’incarico nazionale
Nata a Marrakech il 3 gennaio 1976, Fatima Ezzahra El Mansouri unisce un profilo giuridico a una lunga esperienza amministrativa e politica. È laureata in diritto privato all’Università Mohammed V di Rabat, ha conseguito un diploma di studi approfonditi in diritto dei contratti d’impresa all’Università di Montpellier e un certificato in diritto anglosassone presso la Pace University negli Stati Uniti.
Avvocata iscritta al Foro di Marrakech dal 2005, ha iniziato il suo percorso politico nel 2007, aderendo al Movimento di tutti i democratici e partecipando, l’anno successivo, alla fondazione del Partito Autenticità e Modernità.
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La sua notorietà nazionale è legata soprattutto alla città di Marrakech. Tra il 2009 e il 2015 ha presieduto il Consiglio comunale della città, diventando una delle figure più visibili della nuova classe dirigente locale marocchina. È poi tornata alla guida del Comune nel 2021, incarico previsto fino al 2027.
Sul piano parlamentare, è stata deputata dal 2011 al 2016 e nuovamente dal 2016 al 2021. All’interno del Pam ha ricoperto la presidenza del Consiglio nazionale dal 2015 al 2024; dal 2024 coordina la direzione collegiale della formazione.
Tra il 2021 e il 2026 ha inoltre guidato il dicastero dell’Assetto del territorio nazionale, dell’Urbanistica, dell’Edilizia abitativa e della Politica della città, un portafoglio centrale per la pianificazione urbana, gli investimenti immobiliari, le infrastrutture locali e le politiche abitative del Paese.
Il significato politico della nomina
La scelta di El Mansouri assume rilievo sotto almeno tre profili: istituzionale, politico e simbolico.
Sul piano istituzionale, la nomina mette per la prima volta una donna alla guida dell’esecutivo marocchino. In un sistema nel quale il sovrano conserva prerogative decisive e il governo svolge una funzione essenziale nell’attuazione delle politiche pubbliche, l’incarico attribuito a El Mansouri la colloca al centro del coordinamento dell’azione esecutiva e della futura maggioranza parlamentare.
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Sul piano politico, l’incarico apre una fase di consultazioni per definire la composizione del governo, gli equilibri fra partiti e le priorità programmatiche. La nuova premier dovrà trasformare il mandato ricevuto dal sovrano in una squadra di governo in grado di rispondere alle aspettative sociali, economiche e territoriali del Paese.
Il riferimento esplicito ai giovani, alle «grandi attese» dei cittadini e alla necessità di soluzioni concrete lascia intravedere un’agenda orientata ai temi dell’occupazione, dell’accesso ai servizi, dell’abitazione, dello sviluppo urbano e della coesione territoriale: ambiti sui quali El Mansouri ha maturato esperienza diretta sia come sindaca sia come ministra.
Il percorso dell’emancipazione femminile
La nomina si inserisce nel più ampio percorso di trasformazione della condizione femminile in Marocco durante il regno di Mohammed VI, salito al trono nel 1999. Il cambiamento ha riguardato il diritto di famiglia, la rappresentanza politica, l’accesso alle responsabilità amministrative e la presenza delle donne nella diplomazia.
Uno dei passaggi più rilevanti è stata la riforma della Moudawana, il Codice della famiglia, approvata nel 2004. La riforma ha introdotto il principio della responsabilità congiunta dei coniugi nella gestione familiare, fissato a 18 anni l’età legale per il matrimonio sia per le donne sia per gli uomini e rafforzato i vincoli relativi alla poligamia attraverso condizioni più stringenti e il controllo giudiziario.
Il nuovo quadro normativo ha inoltre ampliato le possibilità di scioglimento del matrimonio e riconosciuto alla donna maggiorenne la facoltà di concludere autonomamente il proprio matrimonio. La revisione della Moudawana è oggi nuovamente al centro del dibattito pubblico, con particolare attenzione alla parità, alla tutela dell’infanzia e alla certezza giuridica delle famiglie.
Donne nelle istituzioni e nella diplomazia
L’avanzamento femminile ha interessato anche le strutture dello Stato e la rappresentanza internazionale del Marocco. Negli ultimi anni, donne marocchine hanno assunto incarichi diplomatici e dirigenziali di primo piano.
Mounia Boucetta è stata nominata ambasciatrice e segretaria generale del ministero degli Esteri nel 2020. Nello stesso anno Nabila Freidji è stata designata ambasciatrice in Norvegia, Bouchra Kadiri Boudchich ambasciatrice a Panama e Wissane Zailachi ambasciatrice in Australia. Nel 2025 Nezha Alaoui M’Hamdi è stata nominata ambasciatrice in Ruanda.
La presenza femminile nelle sfere più elevate dello Stato era già stata rappresentata da Zoulikha Nasri, prima donna a ricoprire il ruolo di consigliera reale. Il suo percorso, maturato tra amministrazione, economia e politiche sociali, aveva mostrato la possibilità per una donna di accedere a una funzione di vertice nel sistema istituzionale marocchino.
La nomina di Fatima Ezzahra El Mansouri alla guida del governo rafforza ora questa traiettoria. Il suo valore, tuttavia, va oltre il primato simbolico: la prova decisiva sarà la capacità di comporre un esecutivo politicamente solido, definire priorità operative e tradurre l’avanzamento della rappresentanza femminile in politiche capaci di incidere su lavoro, istruzione, protezione sociale, sviluppo territoriale e pari opportunità.