Lo scenario più accreditato è quello di un rinnovo della coalizione già al potere fra Pam, Rni e Istiqlal, forti di 228 seggi sui 365 del parlamento marocchino. Gli screzi pre-elettorali fra Pam e Rni hanno fatto vacillare lo scenario dell’intesa, ma gli analisti consultati dal Sole 24 Ore- Next Med propendono per un accordo a gerarchia variate della coalizione già in essere. Può essere più incisivo il dato del riscatto del Pjd, affossato dalle urne del 2021 e rivitalizzato da un voto che ne consacra il ruolo all’opposizione. «Si tratta di uno dei pochi partiti con un sostegno popolare effettivo e che non si regge sul supporto delle reti clientelari come gli altri» spiega Riccardo Fabiani dell’International Crisis Group. La fisionomia del partito, dice Fabiani, è quello di una forza che intercetta i voti della piccola e media borghesia conservatrice, religiosa e ostile alla normalizzazione dei rapporti con Israele sponsorizzata dai vertici di Rabat. L’opposizione a Tel Aviv, ricorda Fabiani, «è stato uno dei fattori chiave che ha permesso che questo partito recuperasse una parte dei voti perduti nel 2021».
Il rimbalzo del Pjd e il tonfo dell’affluenza sembrano nascere da un’origine comune, il dualismo fra la corsa record del Marocco e le fragilità sottostanti al suo tessuto economico e sociale. Su un versante ci sono gli investimenti da 20 miliardi di dollari su strade, aeroporti e stadi per i Mondiali di calcio Fifa, il rimbalzo del settore agricolo, la crescita della domanda e una reputazione consacrata da due promozioni chiave: la riconquista del grado di investimento del big del settore S&P Global Ratings nel settembre 2025 e il sorpasso sul Sudafrica nel tasso di industrializzazione calcolato dalla Banca africana di sviluppo. Sull’altro si mantengono un tasso di disoccupazione stimato al 37% nella fascia 15-24 anni, salari medi mensili schiacciati per il 50% della forza lavoro al di sotto dell’equivalente di 400 euro e una insoddisfazione per l’accesso ai servizi basilari sfociata -anche - nelle proteste della Gen Z di fine 2025.
«Si conferma l’immagine di un Marocco a due velocità - spiega Aldo Liga dell’osservatorio Mena dell’Ispi - C’è un Marocco che si modernizza e impone sulla scena internazionale e un Marocco dominato dal malessere, lasciato indietro rispetto ai progetti dia Rabat». Gli stessi Mondiali del 2030, dice Liga, sono «l’emblema» di un dualismo affrontato più negli annunci che nei fatti dal governo in uscita.
L’altra incognita, ricorda Liga, sono gli strascichi della crisi di Ceuta e la frattura con uno dei tre Paesi coinvolti negli stessi mondiali del 2030: la Spagna, co-organizzatrice insieme allo stesso Marocco e al Portogallo. Lo strappo potrebbe «assorbire parecchia energia» al nuovo governo, dice Liga. Forse lo scenario di un’esclusione del Marocco può essere tranchant e il ruolo di Rabat nell’emergenza dell’exclave resta da definirsi. «Ma l’immagine del Marocco come partner affidabile ne è uscita indebolita - dice Liga - E dovrà essere ricostruita in questa legislatura».