Dopo elezioni

Rimbalzo islamisti e flop affluenza: il voto di un Marocco a due velocità

Il riscatto del Pjd e il crollo della partecipazione rivelano alcune fragilità di Rabat, fra crescita record e tensioni irrisolte

dal nostro corrispondente Alberto Magnani

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Un’elettrice al seggio per le elezioni del 2026 EPA

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NAIROBI - L’impatto più immediato è la continuità. Quello più sostanziale dipenderà dagli equilibri interni alla coalizione e, soprattutto, dell’agenda lungo una data clou: il 2030, l’anno di approdo dei Mondiali di calcio Fifa e degli investimenti ancorati al loro successo.

Le elezioni parlamentari del Marocco dello scorso 23 settembre sono sfociate nella vittoria del Parti authenticité et modernité o Pam, la sigla centrista e filo-monarchica balzata a 97 seggi nelle ultima tornata: dieci in più rispetto agli 87 del 2021, imponendosi come primo partito nella coalizione formata insieme ai liberal-conservatori del Rassemblement National des Indépendants o Rni (scivolati da 102 a 66 seggi) e ai conservatori dell’Istiqlal (da 81 a 65 seggi).

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L’aspettativa è di un restyling della coalizione fra Pam, Rni e Istiqlal già al potere dopo le urne del 2021, in parallelo alla scelta di un primo ministro in quota Pam fra il numero uno della federazione calcistica Fouzi Lekjaa e l’attuale sindaca di Marrakech e ministra Fatima Ezzahra Mansouri. Ma le urne hanno fatto emergere - almeno - due segnali dirompenti sull’economia più industrializzata dell’Africa e le tensioni che dilagano sotto gli obiettivi macroscopici della monarchia di Mohammed VI.

Il primo è il rimbalzo degli islamisti moderati del Parti de la Justice et du Développement, tornati in auge con 54 seggi dopo il crollo a 13 seggi del 2021. Il secondo è il calo dell’affluenza, piombata dal 50% del 2021 al 38% di alcuni giorni fa: un termometro della disaffezione dell’elettorato verso le leadership politica dopo le proteste del 2025 della Gen Z, il blocco generazionale più ostile all’establishment di Rabat e alle disparità che incombono sulla «crescita record» del Marocco.

Il rimbalzo del PJD e le due velocità del Marocco

Le elezioni legislative di Rabat si sono consumate in un clima di - relativa - tranquillità, complice il ruolo secondario della Camera bassa marocchina rispetto al potere regale e all’entourage della Corona.

Lo scenario più accreditato è quello di un rinnovo della coalizione già al potere fra Pam, Rni e Istiqlal, forti di 228 seggi sui 365 del parlamento marocchino. Gli screzi pre-elettorali fra Pam e Rni hanno fatto vacillare lo scenario dell’intesa, ma gli analisti consultati dal Sole 24 Ore- Next Med propendono per un accordo a gerarchia variate della coalizione già in essere. Può essere più incisivo il dato del riscatto del Pjd, affossato dalle urne del 2021 e rivitalizzato da un voto che ne consacra il ruolo all’opposizione. «Si tratta di uno dei pochi partiti con un sostegno popolare effettivo e che non si regge sul supporto delle reti clientelari come gli altri» spiega Riccardo Fabiani dell’International Crisis Group. La fisionomia del partito, dice Fabiani, è quello di una forza che intercetta i voti della piccola e media borghesia conservatrice, religiosa e ostile alla normalizzazione dei rapporti con Israele sponsorizzata dai vertici di Rabat. L’opposizione a Tel Aviv, ricorda Fabiani, «è stato uno dei fattori chiave che ha permesso che questo partito recuperasse una parte dei voti perduti nel 2021».

Il rimbalzo del Pjd e il tonfo dell’affluenza sembrano nascere da un’origine comune, il dualismo fra la corsa record del Marocco e le fragilità sottostanti al suo tessuto economico e sociale. Su un versante ci sono gli investimenti da 20 miliardi di dollari su strade, aeroporti e stadi per i Mondiali di calcio Fifa, il rimbalzo del settore agricolo, la crescita della domanda e una reputazione consacrata da due promozioni chiave: la riconquista del grado di investimento del big del settore S&P Global Ratings nel settembre 2025 e il sorpasso sul Sudafrica nel tasso di industrializzazione calcolato dalla Banca africana di sviluppo. Sull’altro si mantengono un tasso di disoccupazione stimato al 37% nella fascia 15-24 anni, salari medi mensili schiacciati per il 50% della forza lavoro al di sotto dell’equivalente di 400 euro e una insoddisfazione per l’accesso ai servizi basilari sfociata -anche - nelle proteste della Gen Z di fine 2025.

«Si conferma l’immagine di un Marocco a due velocità - spiega Aldo Liga dell’osservatorio Mena dell’Ispi - C’è un Marocco che si modernizza e impone sulla scena internazionale e un Marocco dominato dal malessere, lasciato indietro rispetto ai progetti dia Rabat». Gli stessi Mondiali del 2030, dice Liga, sono «l’emblema» di un dualismo affrontato più negli annunci che nei fatti dal governo in uscita.

L’altra incognita, ricorda Liga, sono gli strascichi della crisi di Ceuta e la frattura con uno dei tre Paesi coinvolti negli stessi mondiali del 2030: la Spagna, co-organizzatrice insieme allo stesso Marocco e al Portogallo. Lo strappo potrebbe «assorbire parecchia energia» al nuovo governo, dice Liga. Forse lo scenario di un’esclusione del Marocco può essere tranchant e il ruolo di Rabat nell’emergenza dell’exclave resta da definirsi. «Ma l’immagine del Marocco come partner affidabile ne è uscita indebolita - dice Liga - E dovrà essere ricostruita in questa legislatura».

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  • Alberto Magnani

    Alberto MagnaniCorrispondente

    Luogo: Nairobi

    Lingue parlate: inglese, tedesco

    Argomenti: Lavoro, Unione europea, Africa

    Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"

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