Vino

Il vino sfuso resiste alla crisi e vale un terzo del prodotto mondiale

Ad Amsterdam la World Bulk Wine Exhibition: i principali produttori sono Spagna e Italia, i clienti sono soprattutto in Europa con Regno Unito e Germania

di Giorgio dell'Orefice

(Alamy Stock Photo)

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Il vino sfuso, snobbato da tanti, in realtà non solo resiste ma gode anche di buona salute. Il commercio di vino sfuso rappresenta tutt’ora un terzo del volume degli scambi vinicoli globali di vino. Ha il suo principale produttore ma anche principale player del commercio mondiale nella Spagna seguita a ruota da Italia, Nuova Zelanda, Australia, Cile e Francia.

Mentre i principali clienti sono soprattutto in Europa con Regno Unito e Germania. In particolare, la Gran Bretagna è il primo mercato in valore e la Germania il primo sbocco per volumi. Ma importano vino sfuso anche Italia, Francia e Stati Uniti.

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L’”altro terzo” dell’universo vitivinicolo, quello del vino sfuso, va in scena in questi giorni ad Amsterdam dove si tiene l’edizione 2025 della World Bulk Wine Exhibition con una panoramica sulle innovazioni, le tendenze e le opportunità per il mercato dello “sfuso”.

Il commercio di vino sfuso ha coinvolto tra giugno 2025 e giugno 2024 32,99 milioni di ettolitri di vino per un valore di 2,59 miliardi di euro ad un prezzo medio di 0,79 euro al litro.

Un settore che non se la passa male, infatti nonostante un leggero calo del volume su base annua (-2,3%), il segmento del vino sfuso rimane più stabile rispetto a quello dei vini in bottiglia (-4,8%) e dimostra di riuscire a resistere meglio alle fluttuazioni economiche globali.

Rispetto ad altre categorie di vino, il vino sfuso ha registrato risultati solidi nella prima metà dell’anno, con il calo minore (-0,3%), mentre nel complesso gli spumanti hanno registrato un calo del -0,4% e i vini fermi del -3,1%.

Nel segmento del vino sfuso, inoltre, alcune dinamiche sono diverse da quelle del vino in generale. Ad esempio, guardando alla sola Europa, durante la prima metà dell’anno, le esportazioni di vini rossi e rosati allo stato indifferenziato sono aumentate del 3,4 %, mentre quelle di vini bianchi sono diminuite dell’1,4%. Dinamiche inverse a quelle registrate nel vino nel complesso.

«In un contesto di instabilità economica e geopolitica – ha commentato Rodolphe Lameyse, ceo di Vinexposium che organizza la World Bulk Wine Exhibition – il vino sfuso emerge come un’eccezione degna di nota: resiste, innova e si posizione come leva strategica per ridefinire i modelli di produzione e distribuzione su scala globale. I cambiamenti in corso stanno ridisegnando le catene di approvvigionamento, la logistica, i formati e la sostenibilità economica del settore, dal vino ai distillati, comprese le alternative a bassa gradazione alcolica e analcoliche».

Ad Amsterdam sono attesi oltre 240 espositori provenienti da 25 paesi e buyer da 60 mercati, che rappresentano quasi l’80% del commercio globale di vino sfuso. Alla Wine Bulk World Exhibition, inoltre, non ci sarà solo vino sfuso ma anche distillati sfusi con distillerie come Distilleria de La Tour (Francia), Angus Dundee Distillers (Regno Unito), Casa Maestri Tequila (Messico), O’Neill Vintners & Distillers (Stati Uniti), Distilleria de Labourdonnais (Mauritius) o Gekkeikan (Giappone) che rappresentano un segmento che è alla ricerca di flessibilità, ottimizzazione dei trasporti e riduzione dell’impronta di carbonio.

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