Il vino sfuso resiste alla crisi e vale un terzo del prodotto mondiale
Ad Amsterdam la World Bulk Wine Exhibition: i principali produttori sono Spagna e Italia, i clienti sono soprattutto in Europa con Regno Unito e Germania
2' di lettura
2' di lettura
Il vino sfuso, snobbato da tanti, in realtà non solo resiste ma gode anche di buona salute. Il commercio di vino sfuso rappresenta tutt’ora un terzo del volume degli scambi vinicoli globali di vino. Ha il suo principale produttore ma anche principale player del commercio mondiale nella Spagna seguita a ruota da Italia, Nuova Zelanda, Australia, Cile e Francia.
Mentre i principali clienti sono soprattutto in Europa con Regno Unito e Germania. In particolare, la Gran Bretagna è il primo mercato in valore e la Germania il primo sbocco per volumi. Ma importano vino sfuso anche Italia, Francia e Stati Uniti.
L’”altro terzo” dell’universo vitivinicolo, quello del vino sfuso, va in scena in questi giorni ad Amsterdam dove si tiene l’edizione 2025 della World Bulk Wine Exhibition con una panoramica sulle innovazioni, le tendenze e le opportunità per il mercato dello “sfuso”.
Il commercio di vino sfuso ha coinvolto tra giugno 2025 e giugno 2024 32,99 milioni di ettolitri di vino per un valore di 2,59 miliardi di euro ad un prezzo medio di 0,79 euro al litro.
Un settore che non se la passa male, infatti nonostante un leggero calo del volume su base annua (-2,3%), il segmento del vino sfuso rimane più stabile rispetto a quello dei vini in bottiglia (-4,8%) e dimostra di riuscire a resistere meglio alle fluttuazioni economiche globali.









