Visita ufficiale

Il presidente bielorusso Lukashenko in Corea del Nord per colloqui con Kim Jong Un

Nonostante la prevedibile consonanza di vedute tra uomini forti, nessuno si aspetta grandi accordi tra i due Paesi

dal nostro corrispondente Marco Masciaga

Il leader nordcoreano Kim Jong Un e il presidente bielorusso Alexander Lukashenko a Pyongyang. (Belarus' Presidential Press Service via AP) APN

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NEW DELHI - Quando mercoledì il presidente bielorusso Alexander Lukashenko è arrivato a Pyongyang per il primo di due giorni di visita ufficiale, il leader nordcoreano Kim Jong Un non ha lesinato gli onori. Dai bambini che sventolavano le bandierine, ai soldati in alta uniforme sui cavalli bianchi fino ai 21 colpi sparati in aria come si conviene in occasione delle grandi visite di Stato, nulla è stato lasciato intentato pur di alzare il profilo della visita.

Nessuno si aspetta grandi accordi tra i due Paesi

Ma, nonostante la prevedibile consonanza di vedute tra uomini forti (Kim ha ereditato la guida della Corea del Nord da suo padre nel 2012; Lukashenko è stato eletto nel 1994 e non se n’è più andato), nessuno si aspetta grandi accordi tra i due Paesi. Neppure il fatto di essere entrambi sponsor dell’invasione russa dell’Ucraina (la Bielorussia ha fatto da testa di ponte; la Corea ha fornito artiglieria, missili, munizioni e carne da cannone) dovrebbe creare le condizioni per accordi più sostanziali dell’ennesimo Trattato di cooperazione e amicizia tra due Paesi poco propensi alla prima e ancora meno alla seconda.

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«Per la Bielorussia – spiega Valery Tsepako, un oppositore di Lukashenko in esilio – non verrà alcun vantaggio da questa visita. Idem per la Corea del Nord. Di fatto, non ci sono scambi commerciali tra i due Paesi». I leader, conclude «vogliono solo dimostrare di non essere isolati».

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Corea del Nord e Bielorussia sono un po’ meno ai margini

Nonostante la loro consolidata condizione di Stati-paria agli occhi della comunità internazionale, da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca, Corea del Nord e Bielorussia sono un po’ meno ai margini. Durante il suo primo mandato Trump aveva incontrato Kim per ben tre volte nel giro di due anni e, in un’occasione, aveva pure brevemente messo piede al di là confine tra il Nord e il Sud.

Nonostante i summit non abbiano dato alcun risultato, Trump ha detto più volte che sarebbe felice di rivedere il dittatore di Pyongyang. Ma per il momento Kim – che non è intenzionato a mettere in discussione il suo programma nucleare, un prerequisito per avviare i colloqui – ha rifiutato ogni avance. Kim si sente le spalle coperte, perché in questo momento Pyongyang è in buoni rapporti sia con Mosca sia con Pechino, mentre i suoi predecessori, padre e nonno, storicamente avevano privilegiato, a fasi alterne, i rapporti con uno dei due vicini a discapito dell’altro.

Lukashenko forse presto in visita a Trump

Chi invece potrebbe presto fare visita al presidente americano è Lukashenko. Gli Stati Uniti hanno rilassato le sanzioni nei confronti della Bielorussia in cambio della liberazione di centinaia di prigionieri politici e presto l’uomo forte di Minsk potrebbe essere addirittura ricevuto, se non alla Casa Bianca, almeno a Mar-a-Lago.

L’idea di Kim di ospitare Lukashenko in Corea del Nord risale allo scorso settembre quando i due si trovavano a Pechino per commemorare, insieme a diversi altri leader dalle dubbie credenziali democratiche, l’anniversario della resa giapponese al termine della Seconda guerra mondiale. Quella di Lukashenko è la prima visita di un capo di Stato a Pyongyang del 2026, dopo quelle fatte dai leader di altri due Paesi “d’area” come Laos e Vietnam lo scorso anno.

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