Il vertice in Cina

Putin, Modi, Erdogan, Kim: tutti alla corte di Xi Jinping

Si apre a Tanjin il 25esimo vertice Shanghai Coopertation Organization, la “Nato alternativa” che riunisce 26 leader euroasiatici sotto l’ombrello cinese

di Rita Fatiguso

Il presidente dell'Azerbaigian Ilham Aliyev parla durante un incontro bilaterale con il presidente cinese Xi Jinping in vista del vertice dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO) del 2025 a Tianjin, Cina.  (Reuters)

3' di lettura

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La metà del globo con radici euroasiatiche e una precisa identità da Sud del mondo, una ventina di Paesi in tutto, è a Tianjin alla corte dell’imperatore Xi Jinping per disegnare la rotta comune dei prossimi dieci anni.

Un nuovo centro di gravità

Sotto l’ala del 25° Summit della Shanghai cooperation organisation Sco va di scena la ricerca un centro di gravità permanente alternativo nella sicurezza e nell’ economia, nelle relazioni internazionali, ma anche nella capacità di fare fronte comune in un contesto divisivo tra blocchi mondiali sempre più distanti e antitetici.

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Il vertice di quest’anno è il più grande dalla fondazione della Sco vent’anni fa tanto che Liu Bin, assistente del ministro degli Esteri cinese e sempre più in carriera nei ranghi del Ministero, ha definito il blocco una “forza importante nella costruzione di un nuovo tipo di relazioni internazionali”.

Lo stile, da pianificazione strategica cinese, è lontanissimo dalla “distruzione creativa” trumpiana, a Tianjin la Cina pensa in grande e punta “a un nuovo ordine economico e politico internazionale equo” coagulando interessi che spaziano dal Pil al peso specifico nucleare e militare.

L’asse con la Russia di Putin

Una sorta di “Nato parallela” che accelera il passo. C’è l’India di Narendra Modi ancora sotto shock per lo schiaffo dei dazi al 50% inflitto dagli Usa dell’amico Donald Trump, inopinatamente aperta a una bilaterale con la Cina in terra cinese che non si verificava da anni dopo le frizioni al confine del 2020.

C’è l’Iran attaccato militarmente da Israele e Stati Uniti che la Cina difende dalle sanzioni vecchie e nuove, dell’Onu e del blocco europeo.

C’è il presidente russo Vladimir Putin che anche dopo l’incontro di Anchorage con Donal Trump in Alaska per la pace in Ucraina professa la sua amicizia più forte della roccia con la Cina e fa dire a Vyacheslav Volodin, presidente della Duma, il Parlamento russo, in visita preliminare a Pechino, che la solidità dell’amicizia tra Cina e Russia non si tocca perché i rapporti bilaterali ora sono “i più stabili, maturi e strategicamente significativi tra le grandi potenze”.

Intanto, ribadito l’asse prioritario Cina-Russia, si accoda l’immarcescibile Bielorussia di Lukashenko.

Ci sono le strategiche potenze confinanti oltre alla Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan ma anche il Pakistan e alcuni Paesi Asean con i quali la stessa Cina cerca di compensare la pressione commerciale del negoziato con gli Usa sui dazi in una sorta di bacino alternativo alla perdita di quote di mercato in Nordamerica.

C’e l’Egitto, partner strategico in Africa, c’è la Turchia di Erdogan, porta d’Oriente sull’Europa.

Tianjing conta per la Cina, a differenza del Summit dei Brics in Brasile al quale il presidente Xi Jinping spedì il premier Li Qiang senza giustificare la propria assenza, quella di Tianjing è una partita doppia, da presenziare attivamente, non solo per verificare la stabilità della sua alleanza alternativa a quella occidentale ma per gestire in prima persona una due giorni di lavori in grado di rafforzare la leadership in casa propria.

La parata strategica

Non si può leggere infine il Summit Sco disgiunto dalla grande parata di mercoledì prossimo 3 settembre che celebrerà gli 80 anni dalla vittoria sul Giappone e sui nazifascisti. Una vetrina internazionale che fa da complemento al Summit strategico che si sarà chiuso a pochi chilometri a Nord della capitale cinese.

L’evento attirerà un gran numero di invitati stranieri, ma la gran parte proveniente da Tianjin che resterà in Cina per assistere alla parata militare per la fine della Seconda Guerra Sino-Giapponese e della Seconda Guerra Mondiale. Vladimir Putin, nel nome degli enormi sacrifici affrontati dalle due Nazioni contribuendo in modo decisivo alla vittoria contro il militarismo giapponese e il nazismo tedesco sarà sul palco restituendo la visita di Xi Jinping alle celebrazioni di Mosca.

Il viceministro degli esteri cinese Hong Lei, ha confermato la presenza di 26 leader mondiali tra cui Kim Jong Un, discusso leader della Nord Corea, la sua sola presenza in Cina in un simile contesto è un segnale molto forte lanciato al mondo intero. Kim è degno di stare sul palco d’onore sotto il quale sfilerà il meglio della dotazione bellica cinese. Wu Zeke, portavoce dell’Esercito di liberazione nazionale ha anticipato che ci saranno “capacità di combattimento di nuovo tipo”, più avanzate di quelle di un decennio fa che alla sfilata per i 70 anni spiazzarono il mondo intero.

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