Manovra e riforma

Il nuovo Fisco per le aziende: dal maxi sconto Ires ai tax credit, i requisiti per pagare di meno

Chance di tassazione ridotta per le aziende che puntano sulla trasformazione digitale, con tax credit potenziati e regole più semplici. Riassetti societari favoriti dalle nuove norme sulle operazioni straordinarie

di Dario Aquaro e Giovanni Parente

Ires ridotta, bonus elettrodomestici, autostrade: le novita' della manovra

3' di lettura

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Investire per ridurre il carico tributario. E cogliere le chance di innovazione e riorganizzazione societaria. Le modifiche introdotte nell’iter parlamentare della manovra e la piena operatività del decreto Irpef-Ires (Dlgs 192/2024), attuativo della delega, provano a delineare un nuovo scenario per il fisco delle imprese. Creando le condizioni per un cambio di passo, all’incrocio tra legge di Bilancio e riforma fiscale.

L’opportunità di agganciare l’aliquota dell’Ires premiale, ridotta al 20%, è vincolata a una serie di condizioni: dal reinvestimento degli utili all’incremento occupazionale. Ma è anche l’occasione per spingere l’innovazione, soprattutto in virtù del legame con gli investimenti della Transizione 5.0, per la trasformazione digitale ed energetica. In quest’ambito, con la manovra sono arrivati ritocchi che – pur non estendendo il termine per gli investimenti agevolati (la deadline resta al 31 dicembre 2025) – potenziano i bonus e semplificano i calcoli di riduzione dei consumi: aprendo qualche spiraglio in più, anche se il meccanismo rimane comunque caratterizzato da tanti paletti e dal rischio di elevati costi di compliance (le prenotazioni sono a circa il 5% dei 6,23 miliardi di fondi Pnrr disponibili).

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Di certo, un ingiusto limite sarebbe stato vietare il cumulo con il credito d’imposta per investimenti nella Zona economica speciale del Mezzogiorno e con le altre agevolazioni europee. Il via libera è arrivato durante l’iter: basta che il sostegno non copra le stesse quote di costo dei singoli investimenti del progetto di innovazione e che il beneficio non superi la spesa sostenuta (regola che vale anche per il piano Transizione 4.0).

Assetti e valori di bilancio

Il tentativo di spinta delle agevolazioni va però inquadrato, come detto, nella nuova cornice fiscale disegnata dal decreto Irpef-Ires. La lunga gestazione del Dl 192, iniziata con l’approvazione preliminare nel Consiglio dei ministri del 30 aprile e terminata con la pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale» il 16 dicembre (l’ultimo giorno utile per l’entrata in vigore nel 2024), ha consentito agli addetti ai lavori di prepararsi e confrontarsi in anticipo sulle possibili ricadute delle misure.

Sono almeno due le tendenze di fondo. Da un lato, l’obiettivo di rendere più omogeneo il trattamento della fiscalità delle operazioni straordinarie, per le quali le modifiche giunte negli ultimi anni (in particolar modo quelle per disciplinare gli assetti a rischio di abuso del diritto) hanno finito per generare maggiori incertezze e addirittura a frenare assetti che potevano essere più funzionali a incrementare la produttività e cogliere le sfide richieste dai cambiamenti globali. Dall’altro lato, un ulteriore sforzo (forse però non del tutto risolutivo) per accorciare sempre più le distanze tra i dati contabili e quelli fiscali: la derivazione rafforzata può rivelarsi la leva per rendere più “sostanziale” il lavoro dei professionisti e dei consulenti d’azienda.

Lo slalom per l’Ires

Proprio il ruolo dei consulenti diventa essenziale nel suggerire alle imprese investimenti che sfruttino al massimo il tax planning offerto dalla manovra. Perché se è vero che l’Ires premiale richiede uno slalom tra cinque condizioni, una volta ottenuto l’accesso bisogna anche rispettare i due criteri per non incappare nel recapture. Primo: fino al 31 dicembre 2026 (secondo esercizio successivo al 2024) l’utile trattenuto nella riserva ad hoc non può essere distribuito. Secondo: i beni oggetto degli investimenti minimi non devono essere ceduti, dismessi, o delocalizzati all’estero fino al termine del quinto esercizio successivo a quello di investimento.

In questo modo si punta a premiare la capacità di guardare nel medio periodo, creando le condizioni per competere sui mercati internazionali. I professionisti avranno l’onere e l’onore di accompagnare le imprese in questo processo e nelle sfide dell’innovazione nei processi produttivi, determinate anche dall’intelligenza artificiale. Per ora le stime della relazione tecnica alla manovra parlano di una platea potenziale di 18mila imprese interessate all’Ires premiale, che effettueranno 11 miliardi di investimenti nel biennio 2025-2026 e 109mila assunzioni. Numeri (non elevati) che si spera possano attivare un circolo virtuoso.

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