L’ufficiale libico

Il caso Almasri e il guardasigilli Nordio. Cosa sta succedendo?

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, smentisce quanto riportato dai giornali sulla presunta richiesta di silenzio sul caso di Najim Almasri. Nel frattempo la Libia emette un ordine di comparizione ad Almasri

di Martina Amante

Caso Almasri, Magi (+Europa): "Nordio ha mentito al Parlamento si dimetta e Meloni venga a spiegare"

3' di lettura

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Dopo essere stato rilasciato dallo Stato italiano, Najim Osama Almasri, capo della milizia militare autonoma Rada, non è stato riaccolto con piacere in Libia. A causa di diversi scontri tra gruppi armati - che stanno portando conseguenze interne sulla stabilità della Libia - il presidente Abdul Dbeibeh ha ordinato lo smantellamento di quelli che ha definito gruppi armati irregolari, emettendo un ordine di comparizione ad Almasri che riguarda le accuse volte dalla Corte penale internazionale. La posizione mette in difficoltà il Governo italiano, che aveva consegnato (di fatto liberandolo) Almasri dopo essere stato arrestato a Torino. La vicenda ha visto indagati la premier Giorgia Meloni, il sottosegretario Alfredo Mantovano, e i ministri dell’Interno e della Giustizia, Matteo Piantedosi e Carlo Nordio. Ma è su quest’ultimo che la procura di Roma contesta l’omissione di atti d’ufficio.

Almasri, Tribunale autorizza visione atti a Bongiorno

Il Tribunale dei ministri ha autorizzato la legale Giulia Bongiorno a visionare gli atti dell’indagine sulla mancata consegna del comandante libico. L’organismo ha cosi accolto la richiesta della difesa dei 4 indagati: la premier Giorgia Meloni, il sottosegretario Alfredo Mantovano, i ministri Matteo Piantedosi e Carlo Nordio. Il Tribunale ha anche informato di aver formalizzato denuncia per la divulgazione di atti coperti da segreto, in seguito ad articoli di stampa. Atti che, ha precisato, sono «custoditi nella cancelleria della Corte d’assise all’interno di un armadio cassaforte, salvi i passaggi procedurali previsti dalle leggi costituzionali». Il Tribunale ha affermato anche che «nessun provvedimento conclusivo è stato ancora emesso» sull’indagine.

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Il caso della capo di gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nell’occhio del ciclone per il caso. A riaccendere la polemica sono le carte del Tribunale dei ministri di Roma, secondo gli atti al vaglio delle toghe, la capo di gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi, era al corrente di quanto stava accadendo e diede le indicazioni ai magistrati del Dipartimento degli affari di giustizia (Dag) di parlarsi con cautela. Quando Almasri era stato fermato da poche ore a Torino, il capo del Dag, Luigi Birritteri, scrisse a Bartolozzi una mail per indicare la mancanza dell’autorizzazione all’arresto del ricercato, attivandosi per trovare il modo di convalidare il fermo e procedere alla consegna del generale libico. Meno di un’ora dopo, Bartolozzi replicò di essere già informata, raccomandando prudenza e, in particolare, «massimo riserbo e cautela» nel passaggio delle informazioni, oltre che l’uso di Signal, un sistema che assicura maggiore riservatezza nelle comunicazioni. Circostanza che smentirebbe il ministro Nordio che aveva detto che soltanto lunedì 20 gennaio l’ufficio era stato avvisato dell’arresto del criminale libico. Da via Arenula e Palazzo Chigi non filtrano reazioni ufficiali. Ma da fonti di governo si apprende che l’avvocato Giulia Bongiorno sarebbe intenzionata a presentare una denuncia contro ignoti per divulgazione di atti coperti da segreto d’ufficio. Atti che non sono stati ancora resi noti alle parti interessate e in particolare ai soggetti indagati rappresentati dalla stessa senatrice della Lega: la premier Giorgia Meloni, il sottosegretario Alfredo Mantovano e i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi. Intanto, le opposizioni continuano a incalzare il governo chiedendo le dimissioni di Nordio e accusando la squadra di Meloni di aver mentito in maniera plateale.

Nordio, gli atti smentiscono la stampa

Lo ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio intervenendo al Question Time in Senato. «Se sarà necessario chiariremo al momento opportuno eventuali altre novità, che ora non si presentano - ha aggiunto - se non come eventuali violazioni di atti riservati di cui non si capisce come qualcuno sia entrato in possesso. Anche questo sarà eventualmente oggetto di chiarimento da parte dell’autorità giudiziaria».

Le accuse su Najim Osama Almasri

«Sul caso Almasri nessuna fuga, perché non c’è niente di nuovo sotto il sole. Quello che ho detto a suo tempo in Parlamento lo direi anche oggi: la situazione non è assolutamente mutata, il chiacchiericcio riportato dalla stampa è completamente infondato». I giudici dell’Aja, l’Alta corte suprema internazionale, ritengono Najim Osama Almasri un torturatore, imputato di crimini di guerra e capo e responsabile della gestione della prigione di Mitiga, prigione cruciale nello scacchiere dei flussi migratori. All’interno delle carceri avvengono stupri, omicidio e violenze d’ogni tipo.

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