Norme

I vini senz’alcol e low alcol si potranno produrre anche in Italia: presentato il decreto

La bozza illustrata dal ministro Lollobrigida prevede la produzione in aree non doc e la dicitura in etichetta di «vino dealcolizzato»: sarà vietato aumentare il tenore zuccherino del mosto e aggiungere acqua o aromi al prodotto

di Giorgio dell'Orefice

Anche in Italia si potranno produrre vini dealcolati

3' di lettura

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Presto il vino senz’alcol o a basso tenore alcolico si potrà produrre anche in Italia. Con la bozza di decreto presentata dal ministro Lollobrigida alla filiera del vino finalmente un chiarimento, si spera, definitivo sul fronte dei vini dealcolati. Un mercato in forte crescita in particolare all’estero ma col quale i produttori italiani non potevano confrontarsi. Nonostante in Europa tali prodotti siano già stati regolamentati in Italia l’attuale impianto normativo vietava che si potesse chiamare “vino” una bevanda con un tenore alcolico inferiore agli 8,5 gradi. Pertanto, la produzione di vini a basso tenore alcolico o alcohol free era finora impossibile. L’unica chance che i produttori italiani avevano per lanciarsi in questo segmento di mercato era andare a produrre i loro “NoLo” ovvero vini no alcohol o low alcohol, fuori dei confini nazionali. Adesso invece il cambio di paradigma.

Le pressioni del mondo produttivo dei mesi scorsi sono riuscite quindi ad aprire una breccia nelle resistenze soprattutto di parte del mondo agricolo. D’altro canto, i vini dealcolati sono già una realtà nei principali competitors Ue, Spagna e Francia. Anzi in Francia sono stati autorizzati anche per le Aoc, ovvero per le denominazioni d’origine. In Italia continueranno a essere vietate nelle aree Doc ma si potranno realizzare e – soprattutto – tali bevande potranno riportare in etichetta la dicitura “vino dealcolizzato”.

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Soddisfazione è stata espressa dall’Unione italiana vini, dal primo momento in prima fila perché si possa avviare tale produzione in Italia. «La bozza illustrata oggi al Masaf – commentano dall’Uiv – definisce un quadro chiaro e dettagliato, in grado di tutelare la qualità del prodotto e l’informazione al consumatore. Siamo convinti che l’introduzione di queste nuove categorie di prodotti da una parte possa rappresentare per il settore un allineamento con i competitor europei a 3 anni di distanza dalla pubblicazione del regolamento comunitario, dall’altra offrire nuove opportunità per il settore vitivinicolo italiano, aprendo a nuovi mercati e target di consumatori complementari a quelli convenzionali».

Tra gli elementi salienti di un Dm che ricalca in larga parte le linee tracciate dalla normativa Ue, la definizione e classificazione dei vini dealcolizzati (titolo alcolometrico non superiore a 0,5%) e parzialmente dealcolizzati (titolo alcolometrico superiore a 0,5% ma inferiore al minimo della categoria originale). Definizioni, queste, che dovranno essere riportate nelle nuove etichette a seguito della categoria vino.

La dealcolizzazione, come già accennato, non sarà consentita ai prodotti Dop e Igp, e dovrà avvenire esclusivamente tramite i processi stabiliti dall’Ue utilizzati singolarmente o congiuntamente secondo le modalità di parziale evaporazione sottovuoto, tecniche a membrana e distillazione.

Sarà vietato aumentare il tenore zuccherino del mosto e aggiungere acqua o aromi al prodotto, mentre sarà consentito il recupero e riutilizzo dell’acqua e degli aromi esogeni dalla soluzione idroalcolica derivante dal processo, a condizione che avvenga in un circuito chiuso e automatico.

Secondo Uiv, che comunque valuta positivamente lo schema di decreto, gli aspetti migliorabili si legano alla possibilità di consentire che le operazioni di dealcolizzazione possano avvenire nello stesso stabilimento dove avvengono le operazioni di vinificazione/imbottigliamento e non in ambienti separati come indicato dall’Istituto Repressione Frodi; all’inclusione delle distillerie tra i soggetti che possono effettuare le operazioni di dealcolizzazione nell’ambito degli stabilimenti di distillazione e, infine, al trattamento come rifiuto - anziché sottoprodotto - delle sostanze idroalcoliche ottenute con tecnica a membrana. I produttori auspicano il varo del decreto già entro la fine dell’anno.

«Il decreto - ha commentato il vicepresidente di Federvini, Piero Mastroberardino - da un lato punta a ristabilire condizioni di parità competitiva con gli altri Paesi produttori, per altro verso ha lo scopo di integrare, non sostituire, le tipologie di prodotto che rappresentano gli output della filiera nazionale, che deve proseguire l’opera di consolidamento del proprio ruolo guida nella crescita di valore e nel contempo sostenere il potenziale produttivo e il rapporto con i mercati».

«Grazie all’operato del ministero - hanno commentato dal Masaf - le aziende italiane potranno competere con gli altri produttori europei già presenti sul mercato del dealcolizzato, senza diminuire le azioni di tutela nei confronti del comparto vitivinicolo di qualità ne nella promozione del suo valore culturale e di rappresentanza del Made in Italy».

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