Tendenze beverage

I primi 50 anni di Heineken in Italia: sua 1 birra su 3. Il futuro? Green, light e sociale

L’ad Italia Alexander Koch: mercato unico con ancora molte possibilità di sviluppo. Anche attraverso la prosecuzione del percorso di valorizzazione di marchi storici e legati al territorio come Moretti, Ichnusa, e Messina

di Emiliano Sgambato

Pratolongo "Heineken impegnata nella riduzione dei consumi idrici"

5' di lettura

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Heineken celebra 50 anni di produzione in Italia e guarda al futuro, delineando i trend da seguire per continuare il percorso di crescita in un mercato che negli ultimi anni (e ancora più ovviamente in mezzo secolo) è cambiato radicalmente. Con gli italiani sempre più esigenti e conoscitori dei diversi tipi di birra, declinata in sempre più versioni, formati e “ricette”. Sembra ormai definitivamente superato il limite del pur prezioso binomio “pizza e birra”: la presenza a tavola è molto più varia e consapevole negli abbinamenti. Quest’ultimo è un aspetto cruciale nel mercato italiano, in cui il consumo abbinato ai pasti resta fondamentale; e comunque sicuramente di maggiore importanza rispetto a molti altri paesi. Nel futuro quindi, secondo Heineken, la birra sarà «sempre più versatile e sostenibile, protagonista di una nuova socialità e di nuove occasioni di consumo, evoluta per un consumatore più consapevole ed esigente».

Ottimismo di lungo periodo dopo la frenata

Nel 2023 il mercato della birra italiana ha registrato una frenata e i primi mesi del 2024 non hanno dato segnali di una vera inversione di tendenza. In attesa dei dati estivi (che valgono più del 50% dei consumi) dal colosso olandese (che a livello globale ha regsitrato un primo semestre al di sotto delle attese) sottolineano però come la birra arrivi da anni di crescita continua e che ha ormai superato stabilmente da oltre 10 anni l’asticella dei 30 litri annui di consumo pro-capite. La produzione inoltre è quasi triplicata, passando da 6,4 a 17,4 milioni di ettolitri.

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Tra i protagonisti di questa tendenza c’è certamente Heineken, che è il primo produttore del paese e produce una bottiglia di birra su tre tra quelle bevute in Italia. Con i suoi quattro birrifici dislocati su tutto il territorio nazionale - Comun Nuovo (Bg), Pollein (Ao), Massafra (Ta) e Assemini (Ca) - e Partesa (leader della distribuzione e della formazione nel canale horeca con 40 depositi e 37.000 clienti), Heineken Italia occupa direttamente oltre 2mila persone e genera 64.800 i posti di lavoro nell’indotto (retail, hospitality e fornitori) per un impatto economico totale stimato in 4,5 miliardi di euro.

Il nuovo ad Italia, arrivato a luglio, non ha dubbi che il futuro sarà ancora positivo e ricco di novità: «L’Italia ha un consumo più basso di birra rispetto ad altri Paesi come la Francia o la Grecia, perché ha una cultura molto forte del vino - dice Alexander Koch - ma la buona notizia è che questo dato può crescere in Italia e ci sono quindi molte opportunità. Il mercato italiano è molto speciale, è uno dei principali in Europa per noi ed è unico. Il futuro della birra in Italia sarà più radioso anche più se più difficile perché i consumatori sono molto esigenti: per questo innoviamo continuamente. Nei prossimi cinquant’anni vogliamo continuare a favorire la crescita della categoria senza compromessi sulla qualità, per essere protagonisti dei momenti di socialità degli italiani con i nostri brand. Proseguiremo nel mettere sempre le persone al centro, nell’investire sui marchi e in innovazione, con nuovi prodotti e nuove campagne sempre più connesse con i consumatori, con i loro bisogni e le diverse occasioni di consumo. Puntiamo sul consumo responsabile e lotteremo sempre contro l’abuso di alcol».

Si tratta di risultati (e potenzialità future) che hanno radici anche nel lungo lavoro di valorizzazione di brand storici italiani come Ichnusa, Messina e Dreher. Birra Moretti - ricordano dall’azienda - al momento dell’acquisizione, nel ’96, produceva 0,5 milioni di ettolitri, ora ne produce 2,7, ed è per il 47% degli italiani il marchio di birra più rappresentativo dell’italianità, è inoltre molto apprezzata all’estero, ad esempio nelle “spine” londinesi; da un solo tipo prodotto oggi è declinata in 19 varietà.

Quale birra nel futuro?

Dopo gli anni in cui Heineken e gli altri produttori (con il forte contributo del fenomeno più recente delle birre artigianali) hanno lavorato a costruire una cultura brassicola e a consolidare il valore conviviale delle birre, legato alla socializzazione e a momenti di svago (basti ricordare come esempi l’Heineken Jammin Festival per la musica e il Trofeo Birra Moretti per il calcio), ultimamente l’attenzione si è più concentrata sulla differenziazione dei prodotti, con la clientela sempre più attenta al gusto e alle diverse occasioni di consumo.

E l’evoluzione della birra nei prossimi anni? Secondo lo studio “Future Concept Lab” sarà sempre più green, leggera e sociale. «Una socialità con consumi sempre più green e veg privilegerà il gusto naturale della birra: quindi esperienze di consumo che rimandano alla natura nel segno di una produzione sempre più sostenibile», si legge nello studio. Nei prossimi decenni «esploderà il fenomeno della rivalorizzazione degli spazi urbani, con momenti di crescita e divertimento conviviale. La birra bevanda sociale per eccellenza sarà quindi un propellente per questi momenti, all’interno di pubblici esercizi su misura per ogni cliente».

«La nuova dimensione conviviale dei consumi urbani è un orientamento ormai consolidato e che esploderà nei prossimi decenni - afferma Francesco Morace, presidente di Future Concept Lab -. I futuri luoghi di aggregazione dovranno promuovere la potenza dell’incontro, le connessioni e la relazione fisica. Rivalorizzeremo gli spazi urbani da non-luoghi anonimi a luoghi di incontro e convivialità come serbatoi culturali di esperienza e divertimento».

«Questi 50 anni li vogliamo ripercorre parlando di futuro - ha aggiunto Alfredo Pratolongo, corporate affairs director Heinken Italia -. La birra nel 1974 era una sorta di comprimario, non era protagonista delle realtà sociale e conviviale in Italia come oggi. Vogliamo proseguire nello spirito di “Heineken incontra”, che il nostro modo per stare insieme alle persone».

Dal punto di vista del prodotto Heineken punterà su «ingredienti, sapori e servizio», continuerà a sviluppare birre caratterizzate (ma non troppo), con sapori individuabili e brand dalla forte identità. Sarà molta l’attenzione al modo in cui viene raccontata e trattata la birra nei luoghi di consumo e di vendita. Quindi «birre che hanno una storia o un territorio da raccontare, di carattere, ma non esageratamente complesse». Con i trend «dei consumi light e delle scelte consapevoli si intrecceranno con la crescita delle birre low e no alcol, che diventeranno sempre più parte integrante del bere la birra, come valida alternativa di qualità in occasioni di consumo ancora di fatto inesplorate in Italia».

Sostenibilità al centro dello sviluppo

In un ottica di sviluppo futuro, non poteva mancare l’attenzione alla sostenibilità, già molto presente nella storia della multinazionale che punta a implementare il programma Brewing a Better World, con l’obiettivo di arrivare a zero emissioni nette in produzione entro il 2030, e raggiungere la carbon neutrality sulla catena del valore entro il 2040. «Oggi in Italia il 100% dell’energia elettrica utilizzata in produzione proviene da fonti rinnovabili - comunicano dall’azienda - e nei prossimi anni verranno azzerate anche le emissioni di CO2 da energia termica che, dal 2010 al 2023, Heineken ha ridotto del 72%. Inoltre, dall’avvio del proprio percorso nel 2010 al 2023, l’azienda ha ridotto del 57% i consumi di acqua per ettolitro di birra prodotta, per un totale di 12,8 milioni di ettolitri risparmiati».  

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