Elezioni Usa

Harris inchioda Trump sulla difensiva nel primo dibattito presidenziale

La candidata democratica è parsa più preparata e agile. Trump spesso ha mostrato irritazione. Possibili ulteriori faccia a faccia. A Harris l’appoggio di Taylor Swift

di Marco Valsania

U.S. President Joe Biden and Democratic presidential nominee and Vice President Kamala Harris attend a ceremony marking the 23rd anniversary of the September 11, 2001 attacks on the World Trade Center at the 9/11 Memorial and Museum in the Manhattan borough of New York City, U.S., September 11, 2024. REUTERS/Mike Segar

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Il primo dibattito tra i due candidati alla presidenza americana ha avuto un protagonista, anzi una protagonista indiscussa: Kamala Harris ha preso l’iniziativa e attaccato Donald Trump fin dalle prime battute dell’attesissimo duello televisivo - a cominciare dal gesto iniziale con il quale con determinazione si è avvicinata a lui per presentarsi e obbligarlo a stringerle la mano. Trump, subito a disagio, è poi parso inchiodato sulla difensiva per gran parte dei 90 minuti, spesso irritato o irato, e a volte confuso, da frecciate che lo hanno dipinto come “debole” oltre che come leader sbagliato.

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Prevale Harris

Portavoce di Trump, al termine, hanno criticato i giornalisti della rete Abc che hanno moderato il dibattito, affermando che avrebbero avuto pregiudizi contro il candidato repubblicano. La lettura dello scontro è però evidente anche per due grandi quotidiani statunitensi: “Harris mette Trump sulla difensiva in un acceso dibattito”, ha titolato in New York Times online. Quasi identico il Washington Post: “Harris tiene Trump sulla difensiva”. Più neutro il Wall Street Journal: “I candidati si scambiano accuse in un duro dibattito”. Ma a Wall Street, i titoli del Trump Media and Technlogy Group, che controlla il suo Truth Social e agiscono spesso da barmetro delle sue fortune, nel pre-mercato hanno dato il loro verdetto: un calo del 15 per cento.

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L’impatto sull’elettorato, soprattutto sulle piccole e decisive fasce di indecisi in una manciata di stati, resta tutto da verificare, in una battaglia che nei sondaggi è oggi, a meno di due mesi da voto, testa a testa. Entrambi i campi, unico momento di accordo, hanno indicato che potrebbero concordare almeno un ulteriore dibattito. Nel giudizio dei primi commentatori a caldo, è stata notata l’assenza di colpi da KO vero e proprio, che lascia spazio alla ricerca di rivincite.

Harris-Trump, tutti i volti del dibattito tv

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L’appoggio di Taylor Swift a Harris

Subito dopo il dibattito, a Harris è tuttavia arrivato di sicuro almeno un nuovo appoggio, esplicito e desiderato: quello della stella della musica Taylor Swift. L’ha definita, in un post su Instagram, una “leader sicura e di talento”, che può guidare il Paese “con la calma e non il caos”.

Harris, dal podio sotto i riflettori, ha puntato su due grandi elementi nel faccia a faccia. Ha presentato Trump come estremista, anzitutto sull’aborto, dove ha mostrato chiara passione e invocato il ritorno per legge di protezioni ai diritti delle donne. Ma anche sul protezionismo e i dazi diffusi, che ha definito una tassa sui consumatori. Sull’autoritarismo antidemocratico e le incriminazioni dell’ex Presidente, ricordando come avesse incitato l’insurrezione del 6 gennaio e complimentato manifestanti nazisti e razzisti. E sull’isolazionismo, che mina gli alleati e incoraggia nemici pericolosi quali Vladimir Putin. Il secondo elemento centrale per Harris è stato un appello al centro e a guardare al futuro, scegliendo un leader di nuova generazione come lei: ha detto di voler essere Presidente di tutti gli americani, ha condannato quella che ha definito la politica delle divisioni e dell’odio e chiesto agli elettori di “voltare pagina”, di archiviare l’immagine da “carneficina americana” evcata dal rivale.

Non è stata timida, mai. Ripetutamente ha incalzato il rivale come una “disgrazia”, citando l’opinione di suoi ex collaboratori militari e politici, che svende la sicurezza e i valori nazionali in cambio di adulazione e favori da parte di dittatori. Parlando di Putin, ha detto che “si mangia a colazione” Trump. Non ha mancato neppure battute sulle folle ai suoi comizi: “Spesso si dileguano prima della fine per la noia”. Nel suo appello finale ha poi invocato un netto contrasto di carattere e visione: “Da magistrato, senatore e vicepresidente io ho sempre avuto un solo cliente, gli americani. E non ho mai chiesto le loro preferenze di partito, ho sempre solo fatto loro una domanda: state bene?”. Ha sottolineato le sue proposte di aiuti, sgravi fiscali e incentivi per famiglie e piccoli business, rispetto agli sgravi per miliardari che, ha detto, vorrebbe invece Trump.

Trump: gli immigrati mangiano animali domestici

Trump, da parte sua, ha raccolto in modo scomposto molte delle provocazioni preparate da Harris con accortezza da procuratore, e rilanciato una litania di accuse personali a Harris, di essere una radicale, “tutti sanno che è marxista”, ha detto. Nell’intervento conclusivo non ha menzionato alcun nuovo progetto per una sua futura amministrazione per concentrarsi anche qui su critiche a Harris e alle sue promesse di piani per i ceti medi e popolari, chiedendo retoricamente “perché non l’ha già fatto” dato che è già da tre anni vicepresidente?”.

Durante il dibattito, ha rivendicato di saper costruire la miglior economia al mondo e accusato Harris e i democratici di aver provocato inflazione e declini. In risposta alle critiche quale leader inaffidabile sul palcoscenico mondiale, non ha saputo far di meglio che citare la fiducia datagli dall’uomo forte ungherese Viktor Orban.

Le sue offensive su temi specifici a lui cari, quali l’immigrazione, sono parse spesso a loro volta meno efficaci del solito: ha definito, con toni xenofobi, i migranti come orde di illegali e criminali della peggior specie da espellere in massa. E si è dilungato a raccontare false voci di haitiani che rubano e mangiano gatti e cani a Springfield in Ohio – attirando le smentite dagli stessi moderatori. Gli immigrati da Haiti sono in gran parte legali e hanno in realtà rivitalizzato l’altrimenti morente cittadina, stando alle autorità locali. Harris, mostrando incredulità davanti all’insistenza di Trump, è scoppiata a ridere.

Sull’energia nn ha fatto molto meglio: Harris, che ha cambiato posizione sul fracking per greggio e gas e non è più per un divieto, ha semplicemente detto di essere a favore di fonti diversificate. Trump ha assicurato che Harris da Presidente lo vieterebbe in un stat quale Pennsylvania, lo stato che ha ospitato il dibattito, ma in realtà non potrebbe neppure se volesse perchè avviene interamente su terreni statali e non federali.

I temi internazionali

Sull’aborto, Trump ha asserito che in alcuni stati governati da democratici i neonati potrebbero essere uccisi, “giustiziati” ha detto, in nome dell’aborto: i moderatori hanno anche qui subito rimarcato che in nessuno stato è legale ammazzare un bambino dopo la nascita. Harris ha risposto definendo piuttosto i draconiani divieti all’aborto scattati in numerosi stati sull’onda di decisioni della Corte Suprema volute da Trump come “immorali”. E descritto con toni commossi i drammi di donne alle quali viene rifiutata l’assistenza e la scelta, anche in caso di maternità difficile e di stupri e incesto, quale esito delle nuove legislazioni.

Sulla politica estera, Trump ha affermato che nessuna guerra sarebbe mai scoppiata, in Ucraina come in Medio Oriente, se lui fosse stato Presidente e ha asserito che se rieletto porrà fine subito ai conflitti, senza spiegare come. Ha evitato di dire se sostiene un successo dell’Ucraina. Harris ha al contrario ribadito il sostegno all’Ucraina contro l’invasione scatenata dalla Russia, che avrebbe mire ulteriori in Europa, e a sforzi per immediati accordi di cessate il fuoco e rilasci degli ostaggi a Gaza, con una futura soluzione per la regione legata a due stati, Israele e un stato palestinese.

Il dibattito è avvenuto al National Constitution Center, nel cuore della parte vecchia di Philadelphia, la Old City, nella sala del primo e unico museo dedicato alla Costituzione americana, firmata dai padri fondatori a pochi passi di distanza. La Pennsylvania, teatro del dibattito-scontro, non a caso, è tra i grandi stati incerti alle elezioni di novembre.

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