Verso le elezioni

Trump: a Musk una commissione sull’efficienza. E aliquote scontate per imprese del made in Usa

L’ex presidente affina il suo piano economico, compresi dazi commerciali, spinta a petrolio e gas, deregulation anche sull’edilizia, per contrastare Kamala Harris

di Marco Valsania

4' di lettura

4' di lettura

Donald Trump rilancia sull’economia: annuncia che formerà una Commissione speciale sull’efficienza del governo statunitense, affidandola a Elon Musk che gli aveva sottoposto l’idea. E prevede di tagliare le aliquote aziendali al 15% dal 21% per le imprese che si faranno paladine assolute del made in Usa, producendo in patria. Se piani di continua riduzione del carico fiscale già circolavano, la caratterizzazione in senso di America First è nuova. Poi ricette controverse già annunciate e difese a spada tratta come necessarie a fare di nuovo grande il Paese: dazi commerciali, gran spinta all’energia da fonti fossili, drastica deregulation.

Trump ha messo a fuoco i suoi progetti economici in occasione di un intervento all’Economic Club di New York. L’economia, alle prese ancora con inflazione e incertezze sulla crescita, è uno dei temi scottanti della campagna elettorale, forse il più scottante, sul quale Trump mantiene un vantaggio nei sondaggi. Ma la rivale democratica Kamala Harris incalza. Trump al momento stacca Harris di otto punti sulla gestione economica e di cinque sull’inflazione, stando al Wall Street Journal, meno di quanto non sopravanzasse Joe Biden.

Loading...

La “Efficiency commission” è l’ultimo asso nella manica. Era stata discussa da Musk durante una sua intervista a Trump su X, l’ex Twitter. “Sarei contento di offrire il mio aiuto ad una simile commissione”, aveva detto Musk. Nella versione ufficiale ora varata dall’ex – e aspirante – presidente sarà incaricata di effettuare una “completa verifica della performance e delle condizioni finanziarie dell’intero governo federale”, per poi rilasciare “raccomandazioni a favore di drastiche riforme” volte a combattere ed eliminare truffe, sprechi, pagamenti giudicati impropri.

Musk, su X, ha subito accettato la promessa nomina. “Non vedo l’ora di servire l’America se ci sarà l’opportunità. Nessun compenso, nessun titolo, nessun riconoscimento sono necessari”. Frutto dalla sua nuova, stretta amicizia con Trump, che sostiene ufficialmente, politicamente e con contributi in fondi elettorali. Un simile ruolo per Musk porterebbe tuttavia con sè una vasta rete di conflitti di interesse: controlla il re dell’auto elettrica Tesla e il gruppo spaziale SpaceX, colossi soggetti a regolamentazioni federali e con contratti governativi. Il social media X è da parte sua sotto la supervisione della Federal Trade Commission e la sua Neuralink, negli impianti cerebrali, della Food and Drug Administration.

Gli sconti fiscali alle imprese

Sul fronte fiscale, Trump ha offerto uno sconto sulle aliquote corporate “al 15% solo per aziende che facciano i loro prodotti in America. Il nostro messaggio è semplice: producete qui in America, solo qui in America”. Ha invece attaccato la rivale Harris come portatrice di “calamità economiche”, chiedendo agli elettori di “cambiare direzione” rispetto agli anni di Biden-Harris.

L’ex presidente ha anche promesso di rescindere ogni finanziamento che non sia stato ancora speso nell’ambito dell’ambizioso piano di Joe Biden Inflation Reduction Act, dedicato alla transizione energetica alla sanità e al manifatturiero, potenzialmente cancellando centinaia di miliardi di dollari da progetti di spesa federali.

Piuttosto Trump si è impegnato aggressivamente sulle fonti fossili a far sparire “ogni ostacolo burocratico alla rapida approvazione di permessi per nuove trivellazioni, oleodotti, raffinerie, centrali elettriche e reattori nucleari”. Ha promesso di dimezzare in questo modo i prezzi dell’energia, anche se in realtà gli Usa già producono quantità record di greggio e gas.

Tra le altre idee di Trump, già affiorate e adesso ribadite: una drastica deregulation ovunque, anche sull’edilizia e il territorio per abbassare i costi e stimolare le costruzioni di grandi strutture. Facilitazioni arriveranno alle valute digitali, divenute una sua passione. E ci saranno dazi commerciali generalizzati, su tutto l’import, pari forse al 10% o 20%, e più alti contro la Cina, forse il 60 per cento. L’esito della sua “dottrina”, ha insistito, alla fine sarà positivo.

“Dazi intelligenti non provocano inflazione – ha sostenuto – la combattono”. Una risposta ai numerosi economisti che affermano come i suoi piani aggraverebbero al contrario il carovita e cancellerebbero ogni vantaggio ottenuto dagli sgravi fiscali per i ceti medi. “Una combinazione di commercio corretto, tagli alle tasse, abbondanza energetica, consentirà di produrre meglio e a minor costo negli Usa”, ha affermato,

La ricetta economica di Harris

Harris non cede però affatto le armi a Trump sull’economia. E’ reduce da una proposta di tassare di più i capital gains, ma senza tartassarli. Ha aperto in questo modo al business mostrando un volto, e un piano, più moderato di Joe Biden sul delicato fronte fiscale. Si è smarcata dal “suo” presidente e ha corretto al ribasso proposte che nei fatti invocano un raddoppio delle imposte sui guadagni di capitale. Harris ha sollevato il sipario su un più contenuto progetto di rialzo complessivo delle aliquote al 33% dall’attuale 23,8%, a metà strada rispetto al 44,6% ipotizzato da Biden. L’imposta è comprensiva di una sovrattassa dal 3,8% oggi e che salirebbe al 5% nelle formule di Biden e Harris.

I piani fiscali, anche quando voluti dalla Casa Bianca, devono passare al vaglio del Congresso e la strada verso entrambi gli aumenti, oggi come in futuro, appare in salita. Ma il messaggio è fuor di dubbio: Harris tende la mano al business. La mossa sui capital gains rappresenta una svolta significativa per la stessa Harris: finora la candidata democratica aveva sostenuto per intero i progetti di budget di Biden. La comunità di business per tutta risposta ha moltiplicato le pressioni per ottenere flessibilità da Harris sulle strategie fiscali.

I consiglieri di Harris ritengono che la modifica della sua posizione rifletta adesso l’impegno a far pagare di più imprese e fasce abbienti senza però rischiare di penalizzare eccessivamente gli investimenti. La partita non è finita. In gioco è tuttora un balzello, al momento presente nei disegni democratici, che prende di mira il patrimonio di americani con grandi fortune: prescrive la tassazione di guadagni non realizzati oltre i 5 milioni al momento del decesso e oltre i cento milioni in vita.

Gli inviti da parte di grandi finanziatori del partito a ripensare la misura si sono di recente intensificati. Harris ha tuttavia mantenuto i riflettori puntati anche su misure dalla presa più popolare e progressista. Ha offerto facilitazioni a piccole startup, sotto forma di aumenti delle deduzioni fiscali per le spese sostenute, decuplicate a 50.000 dollari da 5.000.

“Il mio piano renderà il sistema fiscale più giusto e allo stesso tempo darà priorità a investimenti e innovazione” - ha dichiarato ad un comizio che ha mobilitato tremila persone sotto lo slogan “L’economia delle Opportunità”. Harris accusa invece Trump di avvantaggiare solo i più ricchi e le grandi aziende.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti