Soldati israeliani sorvegliano alcuni palestinesi durante un'incursione nella città di Qusra, a sud di Nablus, in Cisgiordania, il 13 agosto 2026. L’esercito israeliano è entrato a Qusra dopo giorni di assedio da parte dei coloni alle abitazioni palestinesi e ha dichiarato l’area zona militare chiusa per smantellare l’avamposto illegale dei coloni, costringendo al contempo i residenti locali ad abbandonare le loro case per istituire postazioni militari.  EPA/ALAA BADARNEH EPA

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Guerra ultime notizie. Ambasciatore Usa in Israele: «Assedio coloni a case palestinesi è terrorismo»

«Le azioni di coloro che hanno compiuto questo orribile atto di terrorismo, volto a intimidire e molestare questa famiglia, sono ripugnanti»: lo scrive su X l’ambasciatore statunitense in Israele

a cura di Giulia Riva
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13 agosto 2026Aggiornamento fissato

Ambasciatore Usa in Israele: «Assedio coloni a case palestinesi è terrorismo»

«Le azioni di coloro che hanno compiuto questo orribile atto di terrorismo, volto a intimidire e molestare questa famiglia, sono ripugnanti»: lo scrive su X l’ambasciatore statunitense in Israele, riferendosi ai coloni israeliani che assediano l’abitazione di due famiglie palestinesi a Qusra, in Cisgiordania. «Non ci sono scuse per un comportamento così violento», ha scritto Mike Huckabee su X. Tra le abitazioni nel mirino c’è anche una di proprietà di un cittadino statunitense.

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Idf, ucciso oggi a Gaza comandante Hamas che prese parte al 7 ottobre

L’Idf comunica che oggi, sotto la direzione dello Shin Bet, ha condotto un attacco nell’area di Gaza City, eliminando il terrorista Jamal Mahmoud Abu Kamil, comandante di Hamas, che si era infiltrato in territorio israeliano durante il massacro del 7 ottobre. In precedenza i media di Gaza hanno dato notizia dell’uccisione di Kamil, definendolo capo della polizia. “Durante la guerra e negli ultimi mesi, Kamil avrebbe portato avanti attacchi terroristici contro le truppe dell’Idf e civili israeliani. È stato eliminato con un attacco aereo al fine di rimuovere la minaccia”, scrive l’esercito in una nota, “le truppe del Comando Meridionale restano schierate nell’area in conformità con l’accordo di cessate il fuoco e continueranno a operare per eliminare qualsiasi minaccia”.

13 agosto 2026

Wp, da inizio guerra gli Usa hanno perso 25% flotta droni Reaper

Gli Stati Uniti hanno perso almeno 45 droni Mq-9 Reaper dall’inizio della guerra con l’Iran, circa il 25% dell’intera flotta a disposizione delle forze armate americane. Lo riferisce il Washington Post, citando tre funzionari statunitensi a conoscenza dei dati. Considerando che ogni Reaper può costare tra i 30 e i 50 milioni di dollari a seconda dei sensori e degli armamenti installati, il valore complessivo delle perdite supera gli 1,3 miliardi di dollari. I droni sono stati impiegati principalmente per missioni di sorveglianza e attacchi mirati, in particolare nell’area dello Stretto di Hormuz, ma la loro bassa velocità e le quote operative li rendono bersagli relativamente facili per l’Iran e i suoi alleati regionali. Non tutti, tuttavia, sarebbero stati abbattuti: alcuni sarebbero precipitati dopo la perdita del collegamento con gli operatori.

Prima dell’inizio del conflitto, il 28 febbraio, le forze armate americane disponevano di circa 185 Reaper, 165 dell’Air Force e 20 dei Marines. Le perdite si aggiungono alla crescente pressione sulle scorte militari statunitensi, già consumate dagli anni di sostegno all’Ucraina e dall’elevato consumo di munizioni nella guerra con l’Iran. L’amministrazione Trump sta chiedendo al Congresso un finanziamento supplementare da 67 miliardi di dollari per sostenere i costi del conflitto e ricostituire gli arsenali, mentre il Pentagono continua a negare che le proprie scorte stiano raggiungendo livelli critici.

13 agosto 2026

WSJ, Usa sostituiranno la portaerei Lincoln, in mare da oltre 250 giorni

Sostituire la portaerei USS Abraham Lincoln, che si trova nel Mar Arabico, con la USS George Washington, generalmente basata in Giappone. E’ quanto intendono fare gli Stati Uniti mentre montano le polemiche sulle condizioni (anche di salute mentale) dei marinai a bordo della nave al centro della campagna militare contro l’Iran. La Lincoln è in mare da oltre 250 giorni e non ha chiamato un porto da 200 giorni, un record. Ad anticipare il cambio di guardia tra le due portaerei è il Wall Street Journal, che citando funzionari statunitensi spiega che il cambio stesso era stato pianificato prima che montasse il pressing sul Pentagono e sulla Marina Militare affinché forniscano chiarimenti sulle condizioni di salute mentale di chi è a bordo successivamente a indiscrezioni secondo cui diversi marinai avrebbe tentato di gettarsi in mare. Citata anche una carenza di cibo, sapone e dentifricio.

13 agosto 2026

Wsj: portaerei Washington presto in Medio Oriente per sostituire Lincoln

Gli Stati Uniti si preparano a inviare in Medio Oriente la portaerei Uss George Washington per sostituire la Uss Abraham Lincoln, impegnata da oltre 250 giorni e sottoposta a un intenso ritmo operativo nella guerra contro l’Iran. Lo riferiscono al Wall Street Journal funzionari americani, precisando che l’avvicendamento rientra in un piano di rotazione già programmato prima delle recenti polemiche sulle condizioni a bordo della Lincoln. Partita a novembre per una missione nel Pacifico, la portaerei era stata dirottata in Medio Oriente a gennaio, partecipando alla campagna di bombardamenti dell’operazione Epic Fury e, successivamente, al blocco statunitense dei porti iraniani.

13 agosto 2026

Libano smentisce accordo con Israele su verifica disarmo Hezbollah

Un funzionario libanese ha smentito una notizia di Reuters secondo cui Beirut avrebbe raggiunto un accordo con Israele su una lista ristretta di Paesi che potrebbero inviare truppe in Libano per verificare il disarmo di Hezbollah, dopo un’analoga smentita da parte israeliana. Un accordo del 26 giugno, mediato dagli Stati Uniti, collegava il graduale ritiro delle truppe israeliane dal Libano meridionale al «disarmo verificato» da parte del governo libanese di tutti i gruppi armati non statali, compresa l’organizzazione Hezbollah, sostenuta dall’Iran. Hezbollah, che non è parte dell’accordo, ha respinto l’ipotesi di deporre le armi.

La scorsa settimana Reuters aveva riferito che Libano e Israele avevano concordato una lista ristretta e mercoledì, citando tre fonti, aveva riferito che tale lista comprendeva Regno Unito, Italia, Svizzera e Indonesia come potenziali Paesi partecipanti al meccanismo di verifica. Un funzionario libanese ha dichiarato oggi che non esiste alcun accordo di questo genere e che le autorità di Beirut sono ancora in trattative con quelle degli Stati Uniti sulla questione.

13 agosto 2026

Iran chiede risarcimenti per danni ambientali nello Stretto di Hormuz

L’Iran ha denunciato danni ambientali nello Stretto di Hormuz dopo che una chiazza di petrolio ha raggiunto le coste meridionali dell’isola di Qeshm, chiedendo un risarcimento ai responsabili. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha affermato che la fuoriuscita ha «degradato le acque» del Golfo e del Mare di Oman e che «e prove preliminari indicano una nave portarinfuse straniera come fonte» dell’inquinamento. Secondo Tanker Trackers, tuttavia, la perdita sarebbe stata provocata dall’attacco iraniano del 3 agosto nelle acque dell’Oman contro la portarinfuse Minoan Pioneer, da cui il petrolio si sarebbe poi spostato attraverso lo stretto fino alle coste iraniane.

Baghaei ha scritto su X che episodi di questo tipo hanno «causato negli ultimi decenni danni per migliaia di dollari alle zone costiere dell’Iran». «Ogni parte che trae beneficio dalla navigazione commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz ha l’obbligo, sia giuridico che morale, di porre rimedio ai danni ambientali provocati», ha aggiunto. Secondo Habib Masihi, responsabile della protezione ambientale della provincia di Hormozgan, la chiazza ha interessato circa 32mila metri quadrati di costa e 90mila metri quadrati di mare, ma entro ieri sera era stata «quasi completamente ripulita».

13 agosto 2026

Iran: situazione critica a bordo portaerei Lincoln, dem al Congresso chiedono risposte

Carenze di cibo e beni essenziali, muffa nelle docce, servizi igienici fuori uso e una crescente crisi psicologica tra i circa 5mila marinai e Marines a bordo. I democratici al Congresso americano chiedono risposte sulle condizioni della Uss Abraham Lincoln, la portaerei impegnata nelle operazioni contro l’Iran e ormai al nono mese di dispiegamento. In una lettera al capo del Pentagono Pete Hegseth e al segretario ad interim della Marina Hung Cao, il senatore Richard Blumenthal ha denunciato «diffuse segnalazioni di carenze di forniture di base, contaminazione dell’acqua, problemi idraulici, deterioramento della salute mentale e problemi di sicurezza sul ponte».

La Lincoln è in missione da oltre 250 giorni e, secondo Blumenthal, non tocca terra da più di 200, stabilendo un record di permanenza consecutiva in mare. A destare particolare allarme sono le notizie, riportate da Navy Times e Stars and Stripes, di diversi marinai che sarebbero stati fermati nel tentativo di gettarsi in mare. Durante un recente e teso incontro a San Diego, circa 200 familiari dei militari a bordo hanno espresso le loro preoccupazioni direttamente ai vertici della Marina, tra cui Cao e i viceammiragli Douglas Verissimo e Joseph Cahill, denunciando il forte stress psicologico provocato dal continuo prolungamento della missione. Una donna ha accusato i vertici di aver «spezzato il rapporto di fiducia tra noi e la leadership», mentre un’altra ha raccontato in lacrime che il marito le aveva scritto quello stesso giorno di sperare di «non svegliarsi domani». Annabelle Loma ha riferito al Navy Times che il marito avrebbe tentato di gettarsi dalla nave: «Ha paura. Pensa che sarà congedato con disonore e che, solo perché era esausto, la sua carriera di 13 anni sia rovinata».

Il deputato democratico Mike Levin ha descritto condizioni segnate da «docce ammuffite, bagni rotti, lavanderia fuori uso per settimane, lunghi periodi senza acqua calda» e pasti ridotti, in alcuni casi, a «mezza tazza di riso e due tortillas». Contattata da Cbs News, la Marina americana ha tuttavia ridimensionato l’allarme. Un funzionario ha dichiarato che, sulla base delle informazioni disponibili, «non abbiamo riscontrato un aumento delle segnalazioni di ideazione suicidaria o di tentativi di suicidio a bordo», assicurando la presenza di consulenti, cappellani e personale medico e psicologico. Ai familiari, i vertici della Marina hanno inoltre assicurato di essere al lavoro per inviare altri professionisti della salute mentale sulla portaerei. La Marina ha riconosciuto che la guerra ha interrotto i tradizionali canali di rifornimento in Medio Oriente, imponendo di dare priorità prima al cibo, poi ai prodotti per l’igiene e infine alla posta. Secondo il funzionario, tuttavia, le informazioni provenienti dalla nave confermano attualmente «accesso continuo ad acqua pulita, aria condizionata funzionante e opzioni alimentari salutari».

13 agosto 2026

Idf: «Ucciso a Khan Younis comandante Hamas»

«L’Idf ha attaccato oggi nella zona di Khan Yunis e colpito un comandante di compagnia dell’ala militare di Hamas». Lo riferisce il portavoce dell’Idf in una nota. «Il terrorista stava pianificando un attacco contro le truppe israeliane operanti nella Striscia di Gaza e operando per via aerea l’Idf ha eliminato la minaccia. Prima dell’attacco, sono state adottate misure per ridurre al minimo i danni ai civili, tra cui l’utilizzo di munizioni di precisione e la sorveglianza aerea», aggiunge la nota.

13 agosto 2026

13 agosto 2026

Oltre 10mila firme per Nobel a bimbi Gaza

Ha superato le 10mila adesioni la mobilitazione lanciata dal professor Eugenio Mazzarella, sulle pagine di Avvenire, il 4 agosto scorso: dare ai bambini di Gaza il Nobel per la pace. Ad aderire all’appello sindaci, consiglieri comunali, suore, avvocati, «perfino un’attrice», ambasciatori in pensione e in servizio, impiegati e professori, associazioni e organizzazioni come Neve Shalom-Wahat al Salam, riporta il quotidiano. Tanti i ’sì’ della gente comune.

In campo pure la politica, con il sostegno di Pd, Avs e M5S. Dal centrodestra - in cui nei mesi scorsi Salvini aveva caldeggiato la proposta di conferire il premio a Trump, e Meloni aveva detto di sperare di poterglielo attribuire - il primo e finora unico a esprimersi è il cattolico Maurizio Lupi (Nm), proprio dalle colonne del quotidiano dei vescovi.

Lupi invita a dare il premio ai bambini vittime di tutti i conflitti «per evitare - dice - qualsiasi strumentalizzazione», «pensiamo alle altrettante migliaia di bimbi vittime in Ucraina o deportati in Bielorussia e Russia. A quelli uccisi dai terroristi di Hamas il 7 ottobre. Alle vittime innocenti prese di mira nelle scuole cattoliche in Nigeria...Per questo potrebbe essere simbolico dare il Nobel non ai bimbi di una sola parte del mondo. Dall’Ucraina all’Africa, dalla Palestina a Israele, dovunque vengono uccisi è il segno del futuro che viene a mancare», sottolinea.

Nel centrosinistra, la prima leader ad aderire qualche ora dopo Pier Luigi Bersani, è stata la segretaria dem Elly Schlein perché «nonostante la tregua» a Gaza «si continua a morire sotto le armi dell’esercito israeliano e i crimini di Netanyahu, ma pure di mancanza di cibo, acqua e medicine». Dunque per «non far cadere il silenzio». A stretto giro è stata seguita da Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Avs. Il M5S fa sapere di essere in campo, anche se il presidente Giuseppe Conte non si è espresso in prima persona.

Fratoianni, che torna sul tema nell’edizione del giornale di oggi, auspica che la convergenza nella coalizione del centrosinistra «sia la più larga possibile». E difende la scelta dei bambini di Gaza in quanto simbolo di fronte ad una tregua che dura da 300 giorni e che ha visto morire un bimbo al giorno. «Non c’è dubbio che ogni bambino, fosse anche uno solo, è una vittima insopportabile della guerra, della violenza, dello sterminio» ma, aggiunge Fratoianni, la scelta di Gaza è simbolica «perché parla di tutti i bambini vittime di guerra e con Gaza indica una punta dell’orrore che si è conficcata nella testa di chiunque abbia voluto vedere». E poi, il Nobel ai bambini di Gaza, prosegue, «parla anche a una comunità internazionale che in questa vicenda ancora più che altrove, ha mostrato la sua debolezza, la sua ipocrisia di fronte alla violazione sistematica del diritto internazionale».

Tanti gli amministratori locali che hanno aderito all’appello. Tra loro, la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi, delegata dell’Anci nazionale alla Pace, che invita «sindache e sindaci» a sostenere la candidatura dei bambini di Gaza per «trasformare un gesto simbolico in una grande voce collettiva delle città italiane». Il Nobel ai bambini di Gaza, sostiene, «avrebbe una forza straordinaria» per il «riconoscimento del diritto di ogni bambino a vivere in pace, prima di ogni confine, appartenenza e ragione della guerra». «Ci sono momenti nei quali i simboli servono a ricordare alla politica e alla comunità internazionale quale debba essere la prima responsabilità di tutti, proteggere la vita», osserva.

Khuloud Abu Sahmoud, 33 anni, malata di cancro e sfollata palestinese, è seduta con i suoi figli in una scuola dell’UNRWA dove ha trovato rifugio, a Khan Younis, nella parte meridionale della Striscia di Gaza, l’8 agosto 2026. REUTERS/Ramadan Abed

13 agosto 2026

Raid israeliano a Gaza uccide un palestinese

Un attacco aereo israeliano ha ucciso oggi un uomo palestinese nella Striscia di Gaza, segnando la prima uccisione da oltre una settimana, mentre l’esercito israeliano ha ridotto gli attacchi mirati nell’enclave sotto la pressione degli Stati Uniti.

Secondo i medici palestinesi, ripresi da Reuters, il raid ha colpito due persone che viaggiavano in motocicletta in un’area occidentale di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza. L’altra persona è rimasta ferita.

13 agosto 2026

Teheran smantella cellule di terroristi legate a servizi segreti Usa e Israele

Il ministero dell’Intelligence iraniano ha annunciato che le forze di sicurezza hanno smantellato due cellule terroristiche legate ai servizi segreti statunitensi e israeliani, mentre tentavano di entrare nel Paese attraverso la città di Khash, nella provincia del Sistan e Baluchistan, nel sul del Paese. Lo scrive Al Mayadeen nel suo account X in inglese.

Durante l’operazione, quattro terroristi sono stati arrestati e altri due sono stati uccisi negli scontri con le forze di sicurezza. Secondo il ministero, le cellule stavano pianificando di destabilizzare la sicurezza nella provincia e di colpire infrastrutture economiche chiave nelle sue regioni meridionali.

13 agosto 2026

Idf fa marcia indietro, niente sgombero per famiglie palestinesi a Qusra

L’esercito israeliano (Idf) ha fatto marcia indietro sulla decisione di sgomberare per alcuni giorni le famiglie palestinesi le cui abitazioni sono assediate dai coloni nel villaggio di Qusra, vicino Nablus, in Cisgiordania. Lo ha riferito l’emittente pubblica Kan, precisando che il comandante del Comando centrale delle Idf, generale Avi Blot, ha ordinato che i militari entrino esclusivamente nelle abitazioni non occupate.

La decisione, sottolinea Kan, segue le critiche rivolte a Israele per la gestione della situazione a Qusra. Le Idf avevano inizialmente chiesto agli abitanti delle case assediate, così come ai residenti di altre abitazioni, di lasciare le proprie case per alcuni giorni in vista di un’operazione militare nella zona. Nella notte, le forze israeliane hanno smantellato due avamposti illegali alla periferia di Qusra e nel vicino villaggio di Jalud, nell’area B della Cisgiordania.

Un israeliano è stato fermato e sono state sequestrate alcune attrezzature. Nonostante lo smantellamento degli avamposti, gli abitanti riferiscono che alcuni coloni sono ancora presenti nell’area.

13 agosto 2026

Media: per Save the Children ancora 2mila minori a Ceuta senza protezione

Giovani migranti arrivati a Ceuta, in Spagna, siedono nei pressi del Centro di accoglienza temporanea per immigrati (CETI), 4 agosto 2026..  EPA/REDUAN EPA

Secondo l’ong Save the Children, a due settimane dall’arrivo in massa di oltre 70.000 persone che hanno attraversato illegalmente il confine con il Marocco, a Ceuta ci sono circa 2mila minori privi di protezione o di un sostegno adeguato. Lo specifica Save the children dopo che il quotidiano spagnolo El Pais ha scritto che per l’organizzazione il numero totale di bambini e adolescenti al di fuori del sistema di protezione era di 4.000 minori.

Save The Children ricorda che sebbene il numero esatto sia ancora sconosciuto, le organizzazioni che già operano sul campo hanno riferito che si tratta probabilmente di circa 2 mila. Molti di questi bambini e adolescenti, riferisce l’organizzazione per l’infanzia, vivono ancora per strada, senza un luogo sicuro dove dormire o un accesso adeguato ai servizi di base. Circa 1.500 di loro sono attualmente sotto la tutela della ong, che precisa che il numero di coloro che attendono l’identificazione è una stima a causa della difficoltà di localizzare tutti quelli che sono sparsi in diverse zone della città. Un team di Save the Children si trova attualmente a Ceuta per valutare le condizioni in cui vivono i bambini e gli adolescenti, individuare i bisogni di protezione più urgenti ed eventuali situazioni di vulnerabilità.

13 agosto 2026

Sindaco Cisgiordania: «Polizia non fa abbastanza per contrastare violenza»

«Sono uno dei più anziani tra i capi delle autorità in Giudea e Samaria (Cisgiordania), ho riconosciuto questo fenomeno fin dal suo inizio, molti anni fa. Ho detto allora che lo Stato d’Israele non sta facendo abbastanza per affrontarlo». Lo ha affermato in una intervista a Ynet Shai Alon, sindaco di Beit El, insediamento nel nord della Cisgiordania, in riferimento alla violenza dei coloni estremisti, dopo gli ultimi eventi nel villaggio palestinese di Qusra.

«Secondo i dati delle agenzie di sicurezza, si tratta di 300, 400 giovani sbandati, e il problema va affrontato innanzitutto a livello di istruzione e welfare», ha aggiunto, puntando il dito contro la gestione della polizia sotto il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir.

«Ho molto rispetto per la polizia locale, ma non sta facendo abbastanza. Soldati che partecipano a quanto accade, devono immediatamente togliersi l’uniforme ed essere congedati dall’esercito», ha affermato. «Lo Stato deve agire con determinazione contro questo fenomeno criminale, perché è un danno irreversibile».

13 agosto 2026

Katz su Qusra: «Siamo contro violenza»

«Siamo contrari ai disordini violenti, lo dico senza mezzi termini. Noi, in quanto autorità, siamo gli unici autorizzati ad agire, e nessun altro. La violenza causa gravissimi danni, anche tra i nostri amici». Lo ha affermato il ministro della Difesa Israel Katz, riportato da Ynet, in merito a quanto sta avvenendo nel villaggio palestinese di Qusra, durante un discorso alla cerimonia per la rifondazione dell’insediamento Ganim, nel nord della Cisgiordania.

Nello stesso discorso, Katz ha anche fatto riferimento alla violenza dei coloni come a un «fenomeno emarginale» sostenendo che «non esiste la violenza dei coloni». L’insediamento Ganim fu evacuato nel 2005, insieme ad altri tre insediamenti israeliani nel nord della Cisgiordania, nell’ambito del più ampio disimpegno dalla Striscia di Gaza voluto dall’allora premier Ariel Sharon.

Soldati israeliani sorvegliano alcuni palestinesi durante un’incursione nella città di Qusra, a sud di Nablus, in Cisgiordania, il 13 agosto 2026. L’esercito israeliano è entrato a Qusra dopo giorni di assedio da parte dei coloni alle abitazioni palestinesi e ha dichiarato l’area zona militare chiusa per smantellare l’avamposto illegale dei coloni, costringendo al contempo i residenti locali ad abbandonare le loro case per istituire postazioni militari. EPA/ALAA BADARNEH

13 agosto 2026

Cisgiordania, Idf sgomberano 15 case nel villaggio di Qusra

Un abitante del villaggio di Qusra, a sud di Nablus, ha detto al Times of Israel che i militari israeliani hanno fatto sgomberare gli abitanti di 15 case del villaggio, dicendo loro che la misura rientra in un’operazione militare di tre giorni, apparentemente volta a smantellare gli avamposti creati dai coloni che da domenica scorsa bloccano le case di due famiglie alla periferia di Qusra.

Interpellate dal quotidiano le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno dichiarato che i soldati «si stanno schierando nelle case del villaggio in posizione difensiva per mantenere una presenza nel villaggio e proteggere i residenti, anche in una delle case palestinesi i cui abitanti sono sotto assedio, al fine di proteggerli».

13 agosto 2026

Libano, premier denuncia «distruzione sistematica» da parte di Israele

Le forze israeliane continuano a demolire case e infrastrutture nel sud del Libano, in quella che il premier Nawaf Salam ha definito una «sistematica distruzione di case, quartieri residenziali, infrastrutture, edifici governativi e luoghi di culto» che viola il diritto internazionale.

Stando a quanto riportato oggi dal quotidiano L’Orient Le Jour, ieri le forze israeliane hanno condotto operazioni di demolizione in nove località, distruggendo case e infrastrutture, in particolare a Zawtar el-Charkiyeh, dove sono stati demoliti edifici pubblici e una scuola. In altre due località sono state incendiate delle case, mentre in un’altra strade e abitazioni sono state rase al suolo con i bulldozer. Droni israeliani hanno inoltre sganciato bombe ed esplosivi su quattro località.

13 agosto 2026

Capo Basiji: «Hormuz è sotto controllo iraniano»

Hojjatoleslam Hossein Taeb, comandante dell’organizzazione paramilitare Basij affiliata ai Pasdaran, ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz è «sotto il controllo e la gestione dell’Iran». Lo riferisce al Jazeera.

«Oggi si può constatare che lo Stretto di Hormuz è sotto la gestione e il controllo della Repubblica Islamica, e il nostro Paese prosegue il proprio cammino in totale sicurezza», ha dichiarato Taeb in un intervento riportato dall’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Fars.

Ieri il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha scritto sulla sua piattaforma Truth Social che il suo Paese aveva il «controllo totale» di quella via navigabile strategica.

13 agosto 2026

Iran, dagli Usa errori di valutazione per fallimenti dell’intelligence

«Gli Stati Uniti hanno a lungo commesso errori di valutazione a causa di fallimenti dell’intelligence. Un esempio lampante: la guerra contro l’Iran. Ora, un errore di valutazione ancora più grave sullo Stretto di Hormuz. Peggio delle fake news è la disinformazione. Fate attenzione». Lo scrive il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi su X.

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13 agosto 2026

L’Odissea dei marinai sulla Lincoln: «Sventati tentativi suicidio a bordo»

È sempre più preoccupante la situazione per gli oltre 5.000 marinai bordo della Uss Abraham Lincoln, in mare da nove mesi, di cui cinque in guerra contro l’Iran. Il Guardian, citando il Navy Times e altri outlet del settore, riferisce di almeno due tentati suicidi.

In un caso, la moglie di un marinaio ha raccontato che suo marito ha cercato di gettarsi in mare dopo che il suo periodo di servizio in mare continuava a essere prolungato. «Ha paura. Pensa che verrà congedato con disonore e che, solo perché era esausto, la sua carriera di 13 anni sia rovinata, proprio così».

In un altro caso, anche questo rivelato dalla moglie di un militare, secondo la quale il marito è stato coinvolto in un altro incidente a bordo della Lincoln, durante il quale ha impedito a un membro dell’equipaggio di gettarsi in mare, afferrandolo e riportandolo sul ponte.

13 agosto 2026

Libano: «Idf fa saltare in aria e incendia case nel sud»

Le forze israeliane hanno condotto operazioni per far saltare in aria e incendiare abitazioni nelle città libanesi meridionali di Majdal Zoun e Al-Mansouri, nonché nelle valli limitrofe. Lo riporta l’Agenzia nazionale di stampa libanese, aggiungendo che aerei da guerra israeliani hanno colpito la città di Al-Mansouri in due ondate successive durante la notte, e che il suono delle esplosioni è stato udito a Tiro. La scorsa settimana l’esercito israeliano ha emesso un ordine di evacuazione forzata per la città di Al-Mansouri, la prima direttiva di sfollamento da diverse settimane.

13 agosto 2026

«Chiazze di petrolio dalle navi colpite»: a Hormuz allarme ambientale

L’Iran sta combattendo contro una fuoriuscita di petrolio al largo dell’isola di Qeshm. Le immagini satellitari, scrive Bloomberg sul suo sito, mostrano una scia scura e allungata nelle acque al largo del villaggio costiero di Shib Deraz, un’area di riproduzione per le tartarughe marine embricate in via di estinzione, oltre a depositi neri sulle spiagge. L’agenzia iraniana Isna ha riferito che sono in corso le operazioni di bonifica, ma non ha specificato la fonte dell’inquinamento. Ha affermato però che i soccorritori stanno utilizzando teli assorbenti per contenerlo e raccoglierlo.

TankerTrackers.com ha commentato la fuoriuscita in un post su X, suggerendo che sia il risultato di un attacco iraniano a una nave portarinfuse all’inizio di questo mese. La fuoriuscita di petrolio segnalata si verifica proprio mentre l’Oman, a sud dell’Iran, sta affrontando un’altra chiazza di petrolio vicino alla sua costa sud-orientale, dopo che una petroliera si è incagliata. Anche l’area colpita ospita una ricca fauna marina, tra cui tartarughe, delfini e balene.

Scrive Reuters che la vasta fuoriuscita ha iniziato a raggiungere la costa dell’Oman, come ha confermato l’agenzia ambientale del paese, e rischia di diventare uno dei peggiori disastri al mondo degli ultimi anni, dopo essersi diffusa in gran parte incontrollata per settimane.

La petroliera Caroline Bezengi, che trasportava circa 800.000 barili di petrolio russo ed era soggetta a sanzioni internazionali, si è arenata il 30 giugno. Si sta verificando una perdita vicino a un’isola che fa parte di una riserva naturale marina dell’Oman che ospita animali selvatici tra cui le megattere del Mar Arabico e i cormorani di Socotra.

La nave cisterna ha segnalato per la prima volta difficoltà al largo dello Yemen l’8 giugno, dopo che fonti marittime avevano detto che sembrava essere un’esplosione. Ad aprile era salpata dal porto russo di Novorossiysk sul Mar Nero, punto critico della guerra Russia-Ucraina. L’Ucraina ha assalito la cosiddetta flotta ombra che trasportava petrolio russo, di cui fa parte la Caroline Bezengi. Secondo l’agenzia, la fuoriuscita di petrolio potrebbe interessare un tratto di costa di 40 km (25 miglia) vicino a Ras Madraka e l’isola di Masirah; la chiazza copre un’area di oltre 2.000 chilometri quadrati, secondo uno specialista consultato da Reuters.

13 agosto 2026

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Guerra in Medio Oriente - 13 agosto 2026

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Guerra in Medio Oriente - 13 agosto 2026

13 agosto 2026

Teheran chiede un risarcimento per la fuoriuscita di petrolio nel Golfo

Teheran chiede un risarcimento per la fuoriuscita di petrolio che ha danneggiato le acque del Golfo Persico e delle aree circostanti. Lo dichiara Esmaeil Baqaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano. «Ogni soggetto che trae beneficio dal traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz - scrive su X - ha l’obbligo, sia legale che morale, di porre rimedio al danno ambientale arrecato al Golfo Persico e al Mar d’Oman».

In base a un video della Cnn ieri una spessa chiazza di petrolio si è riversata su una spiaggia nei pressi dell’isola iraniana di Qeshm, vicino allo Stretto di Hormuz.

13 agosto 2026

Iran, Araghchi accusa la Francia: ipocrita sui diritti umani

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha accusato la Francia di «ipocrisia» sui diritti umani, dopo che Parigi e altri 26 Paesi hanno condannato Teheran per la presunta esecuzione di manifestanti coinvolti nelle proteste scoppiate alla fine dello scorso dicembre.

«Paesi come la Francia dovrebbero smettere di dare lezioni al mondo sui “diritti umani” e sul diritto internazionale. L’ipocrisia è evidente e vergognosa», ha scritto Araghchi su X.

Secondo il capo della diplomazia iraniana, il sostegno francese a quello che Teheran definisce il «genocidio» israeliano a Gaza e all’«aggressione contro l’Iran» avrebbe «distrutto qualsiasi autorità morale» che Parigi potesse avere.

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Le autorità iraniane hanno riconosciuto 3.117 morti durante le proteste, attribuendoli ad «atti terroristici sostenuti dal regime israeliano e dagli Stati Uniti»; secondo la Fondazione statale dei veterani e dei martiri, 2.427 delle vittime erano civili e membri delle forze di sicurezza. Il presidente della commissione parlamentare per la sicurezza nazionale Ebrahim Azizi ha inoltre indicato in circa 3.700 il numero dei feriti.

Organizzazioni iraniane per i diritti umani attive dall’estero forniscono invece bilanci molto più elevati, parlando di oltre 6.900 morti documentati, circa 11.000 feriti e quasi 51.600 arresti, con altre migliaia di decessi ancora da verificare.

13 agosto 2026

Cia scettica sul fatto che l’Iran volesse uccidere Trump

Funzionari dell’intelligence statunitense erano scettici sulla presunta minaccia iraniana di assassinare Donald Trump segnalata da Israele e che contribuì alla decisione di organizzare la complessa operazione segreta per far lasciare al presidente la Turchia su un aereo militare diverso dall’Air Force One. Lo riferisce il Washington Post, citando funzionari ed ex funzionari americani a conoscenza delle informazioni.

Secondo il quotidiano, l’allarme fu trasmesso dal governo israeliano alla Cia, ma gli analisti dell’agenzia non considerarono le informazioni particolarmente convincenti e comunicarono i propri dubbi all’amministrazione. Un funzionario le ha definite informazioni «di origine israeliana, non generate dagli Stati uniti, e valutate a bassa attendibilità».

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e John Ratcliffe, direttore della Central Intelligence Agency (CIA), rilasciano alcune dichiarazioni mentre si allontanano al termine di una riunione di gabinetto a Camp David, a Thurmont, nel Maryland (Stati Uniti), il 31 luglio 2026. REUTERS/Nathan Howard/Pool

13 agosto 2026

Fosforo bianco dell’Idf sulla collina strategica del sud Libano

La distanza tra il tavolo negoziale israelo-libanese di Roma e il terreno del Libano meridionale si allarga di giorno in giorno con l’esercito dello Stato ebraico che mette a ferro e fuoco il sud del Libano con raid aerei, di artiglieria e con l’uso di bombe al fosforo, mentre il premier libanese Nawaf Salam denuncia le violenze di Israele come una violazione del diritto internazionale. L’esercito israeliano dal canto suo afferma di essere impegnato nell’annientamento delle infrastrutture di Hezbollah, il partito libanese alleato dell’Iran.

La battaglia da giorni si combatte nel distretto di Nabatiye, sulla collina di Ali Taher. Per la prima volta dal fronte filtrano, tramite media regionali, dettagli sull’uso combinato di robot da ricognizione e di gas tossici iniettati nei tunnel scavati sotto la collina. Il fosforo bianco, arma proibita dal diritto internazionale ma ripetutamente usata da Israele in aree abitate da civili, è stato usato stamani proprio sulle alture di Ali Taher. Secondo l’esercito israeliano, il sito ospita una struttura del “partito di Dio”, con gallerie di comando e deposito di armamenti. Le forze israeliane hanno finora tentato senza successo di conquistarla.

Intanto vigili del fuoco e residenti del Libano meridionale tornano ad accusare l’esercito israeliano di appiccare incendi nella regione. Secondo il Guardian dall’ultimo “cessate il fuoco” di metà giugno circa il 30-40% del territorio vicino alla linea del fronte è stato colpito volontariamente dalle fiamme. Nelle ultime ore razzi illuminanti sganciati su un’area boschiva alla periferia di Khiam hanno innescato un rogo, e quando i vigili del fuoco sono intervenuti un drone ha colpito nelle vicinanze costringendoli a ritirarsi, secondo il racconto della Protezione civile libanese.

In questo contesto, il premier Salam afferma che le distruzioni sistematiche di case, quartieri, infrastrutture, edifici governativi e luoghi di culto non trovano giustificazione nella presunta presenza di «installazioni militari». Il premier ha ribadito che la sovranità del Libano e il diritto degli abitanti del sud a ricostruire i propri villaggi non sono negoziabili. Sulla stessa linea l’esercito libanese, secondo cui le distruzioni confermano la volontà dell’occupazione di infliggere il massimo danno possibile ai villaggi del sud e di impedire il ritorno alla stabilità, ostacolando sia lo schieramento delle truppe sia il rientro degli abitanti.

Secondo osservatori locali, più che il fosforo sganciato nelle ultime ore pesa la dinamica che si ripete da mesi: ogni round di colloqui è preceduto da un’impennata di tensione sul terreno. E ogni escalation rafforza la posizione israeliana al tavolo. A poche settimane dalle attese elezioni, il premier israeliano Benyamin Netanyahu aveva parlato nei giorni scorsi di un’«operazione di importanza maggiore» in corso in Libano. E Beirut ha già minacciato di disertare il prossimo ciclo negoziale, previsto a Roma ai primi di settembre. Il malessere era esploso già nell’ultimo round romano, quando la delegazione libanese aveva lasciato la sala convinta che Israele stesse guadagnando tempo, prima di essere richiamata al tavolo da un intervento statunitense. Proprio oggi il presidente libanese Joseph Aoun ha ricevuto il generale Joseph Clearfield, a capo del meccanismo Usa di sorveglianza del «cessate il fuoco».

13 agosto 2026

Axios: «Usa contro presenza Israele nel sud Libano, incompatibile con accordo»

L’amministrazione di Donald Trump ha criticato i piani di Israele di mantenere l’occupazione del sud del Libano, affermando che violano gli impegni assunti nell’accordo tra Stati Uniti, Libano e Israele. Un funzionario del Dipartimento di Stato, riporta Barak Ravid di Axios, ha dichiarato che «una presenza militare permanente nel sud del Libano non è compatibile con gli impegni assunti nell’accordo quadro».

13 agosto 2026

Katz: «Israele non si ritirerà dai territori in Libano, Siria e Gaza»

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che il Paese «in nessuna circostanza» si ritirerà dai territori occupati in Libano, Siria e Gaza. Lo scrive Al-Jazeera, citando la testata israeliana i24. Durante una visita alle posizioni dell’esercito in prima linea nel Libano meridionale, Katz ha affermato che le forze rimarranno a tempo indeterminato in quelle che Israele definisce «zone di sicurezza» in Libano, Siria e Gaza.

Israele, ricorda Al-Jazeera, occupa territori nel Libano meridionale, più della metà della Striscia di Gaza e diverse posizioni strategiche in Siria, tra cui parte del Jabal al-Sheikh, la montagna più alta del Paese.

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